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Lug 26 • L'opinione, Prima Pagina • 170 Views • Commenti disabilitati su Menu

Dalla Weltwoche del 18 luglio 2019 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel
Caporedattore della Weltwoche

Solo i vitelli più stupidi scelgono da sé il proprio macellaio.

Ciò che gli alti funzionari europei pensano della Svizzera si sta delineando. Il presidente uscente della commissione, Jean-Claude Juncker, ha definito una volta la Svizzera un’«aberrazione geostrategica», una «macchia vergognosa». Ebbene, che si fa con una macchia? La si fa sparire. Qualche mese fa, Manfred Weber, dalla sua posizione di infelice ex-favorito alla successione di Juncker, si lamentava degli «Svizzeri testardi» che si mostravano così recalcitranti a firmare l’accordo-quadro tanto auspicato dall’UE. Weber riteneva che si dovesse «cambiare musica» con i Confederati. Poco prima delle vacanze estive, Johannes Hahn, commissario europeo austriaco, a sua volta molto seccato, considerava che la Svizzera avesse urgente bisogno di un «colpo d’avvertimento», perché stava temporeggiando con l’accordo-quadro. Il collega di Hahn, Michael Matthiessen, ambasciatore dell’UE a Berna, ha aggiunto una minaccia dicendo: «se non vi sedete a tavola, vi ritroverete nel menu». In altri termini, se la Svizzera continua a rifiutare la sua firma all’accordo-quadro, sarà mangiata dall’UE. Si può stipulare un trattato con chi vuole inserirci nel menu? Forse. Se è un buon trattato. Ma non si deve in alcun caso, con un trattato, dare il potere sulla Svizzera e sulla sua legislazione a chi dice tali idiozie e che vuole mangiare la Svizzera. Non ci si arrende ai propri avversari. Solo i vitelli più stupidi scelgono da sé il proprio macellaio. Il che è invece esattamente ciò che intendono fare parecchi politici di Palazzo federale. Come Juncker, Weber, Hahn et Matthiessen, essi esigono la rapida sottoscrizione dell’accordo-quadro istituzionale con l’UE. Questo trattato farebbe della Svizzera un membro passivo, una colonia dell’UE sul piano giuridico. Bruxelles ordina, la Svizzera obbedisce. Il popolo, i cantoni, il parlamento e il tribunale federale sarebbero esautorati dei loro poteri.

Solo i vitelli più stupidi scelgono da sé il proprio macellaio. I due consiglieri zurighesi agli Stati, Daniel Jositsch (PS) e Ruedi Noser (PLR), sono entrambi ferventi difensori di questo accordo istituzionale che permetterebbe all’UE di prendere il potere su degli elementi essenziali del nostro sistema giuridico. Sono ambedue pronti a lasciare il timone a persone come Juncker, Hahn o Matthiessen, che parlano della Svizzera come una volta i coloni americani parlavano degli indiani. Se l’accordo passa, gli elettori non saranno i soli a perdere i loro diritti popolari. Non ci sarà più, o quasi più, bisogno nemmeno di consiglieri nazionali né di consiglieri agli Stati. Per trascrivere le leggi dettate da Bruxelles non è necessario avere 246 parlamentari. Bastano alcuni avvocati e funzionari a Berna. Noser, Jositsch e compari che prendono le difese dell’accordo-quadro sono, a conti fatti, i loro stessi affossatori.

Anche le associazioni economiche desiderano ardentemente vincolare la Svizzera all’UE. Il nostro paese sarebbe indubbiamente ancora di più sotto l’influenza, sotto il giogo politico dell’UE. Sarebbe molto più difficile fare altrimenti e meglio. Le imposte e le tasse aumenterebbero. Un’ondata di regolamentazioni dilagherebbe da Bruxelles sulla Svizzera. Il lungo discorso di candidatura della nuova presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha chiaramente indicato la direzione che l’UE intende seguire. L’ex-ministra tedesca della difesa, che succede ora a Juncker, perora la causa di un’«Europa unita, sociale e climaticamente neutra». I grandi gruppi d’Internet devono essere maggiormente tassati, i salari minimi aumentati. Un «discorso energico, delle concessioni a tutti», come ne ha riassunto il tenore un portale Internet. Von der Leyen incarna un’Unione europea che non vuole accordare più responsabilità agli Stati-Nazione, bensì meno. Essa chiede delle decisioni a maggioranza, ossia più centralismo, come auspica la Francia. Essa ha promesso di agire contro l’immigrazione illegale. Nello stesso tempo, s’è detta esplicitamente solidale nei confronti dei controversi soccorsi in mare che, se non sono illegali, incoraggiano comunque l’immigrazione illegale. Come la cancelliera Merkel, è favorevole a delle quote di ripartizione dei rifugiati, imposte agli Stati membri dell’UE a maggioranza dei voti. Di fronte a questo meccanismo, la Svizzera è ridotta all’impotenza dagli accordi di Schengen e di Dublino. Ciò che l’UE fa e vuole, sono affari suoi. Ma perché la Svizzera dovrebbe, senza necessità, legarsi ancora più strettamente a un’organizzazione che tenta d’influire con un linguaggio arrogante e con ricatti sul nostro sistema giuridico? Sarebbe un suicidio trasferire, mediante un accordo istituzionale, i pieni poteri e il diritto d’intervenire in Svizzera a questa UE destabilizzata dalla Brexit e dai suoi comportamenti aggressivi. Concretamente, von der Leyen vuole fare dell’Europa il primo continente climaticamente neutro del pianeta. Per arrivarci, occorreranno nuovi divieti, leggi e tasse d’incentivazione enormi, ossia imposte. Solo il futuro dirà se tali obiettivi siano veramente realizzabili. L’UE è anche una cassa di risonanza di progetti che spesso urtano contro la realtà. Un vincolo più stretto all’UE esporrebbe comunque la Svizzera a un’assunzione di rischi inutili. La perdita dei diritti popolari e dell’indipendenza che ci permettono di elaborare soluzioni che ci convengono, non sarà compensata dalla presunta diminuzione di ostacoli burocratici a favore di qualche ditta esportatrice. Al contrario. La Svizzera non dovrebbe sacrificare i garanti del suo successo a lungo termine – autodeterminazione, federalismo, neutralità, democrazia diretta – sull’altare di comodità a breve termine. Von der Leyen s’è espressa a favore di un rafforzamento del ruolo di potenza politica dell’Europa e dell’UE nel mondo. La Svizzera dovrebbe diffidare di queste fantasie da grande potenza. Quale piccolo Stato, non abbiamo niente da fare al tavolo dei potenti e di quelli che aspirano a esserlo. La Svizzera può e deve rimanere un paese aperto al mondo, flessibile e quindi libero, ossia indipendente dall’UE.

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