Ma non era meglio tenersi le colonie?

Dic 4 • L'editoriale, Prima Pagina • 1903 Visite • Commenti disabilitati su Ma non era meglio tenersi le colonie?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

L’Inghilterra in particolare, ma anche la Francia, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, la Germania, l’Italia – tutti Stati oggi facenti parte dell’UE – in passato avevano un impero coloniale. In Africa, in Medio Oriente, in Asia, in America e in Australia avevano “esportato” la civilizzazione, o quantomeno quello che ne era il loro concetto, ossia “sfruttiamo fino all’osso le risorse naturali che i coglionazzi indigeni non si sognano di utilizzare, diamo agli stessi il minimo indispensabile di cultura e formazione affinché lavorino per noi sul posto a costo di poco superiore allo zero e, laddove possibile, impieghiamoli per mantenere l’ordine sul territorio, cosa che – qualora dovessimo provvedere con mezzi nostri – ci costerebbe troppo”. Un concetto dettato evidentemente dal proprio interesse ma che, poiché tutti i citati paesi lo mettevano in pratica, seppure con qualche piccola differenza, a tutti andava bene così. Naturalmente i poveri stavano male, ma siccome stavano male anche i poveri (ed erano tanti) che rimanevano in patria, chi mai s’interessava di emancipare i popoli del Terzo mondo? In compenso, salvo nei casi di guerra fra Stati coloniali durante i quali il fronte poteva spostarsi nei vari continenti a seconda del valore strategico di una determinata regione, rispettivamente della volontà di strappare al nemico delle succulente risorse in forma di petrolio o minerali, l’ordine era abbastanza assicurato, anche se a volte imposto a legnate. Brutti tempi? Può darsi, ma oggi sono forse migliori?

Il “politicamente corretto” si può dire che ha preso piede con la fine della seconda guerra mondiale. Prima di allora, la guerra era già considerata una brutta cosa naturalmente, ma vigeva il principio che l’unica cosa che la legittimava era vincerla, costi quello che costi, le vittime civili erano un danno considerato collaterale e poco rilevante, i bombardamenti a tappeto su città di ambo i fronti lo stanno a dimostrare. Dopo il secondo conflitto mondiale si è voluto codificare la guerra: al bando le armi atomiche, i gas, le mine anti-uomo, solo obiettivi militari e guai colpire un civile – come se l’indossare un’uniforme togliesse di fatto la dignità umana o se il non indossarla presupponesse l’innocuità dell’individuo. Le colonie sono diventate tabù, un’indegnità da estirpare, tutti hanno diritto all’autodeterminazione. Capitolo chiuso, va bene?

Ma guardiamo un po’ cosa è successo dopo. Gran parte, per non dire tutte, le ex-colonie si sono dimostrate incapaci di mantenere il benessere – seppure per certe categorie di persone limitato – che avevano prima dell’indipendenza. Da cui l’indispensabile – e ovviamente non disinteressato – aiuto da parte degli ex-colonizzatori, mirato a far sì che i paesi in questione rimanessero dipendenti. In parecchi casi, l’avvento al potere di personaggi disonesti e ultra-corrotti, ben peggiori delle autorità precedenti e via libera alle lotte senza quartiere fra etnie e/o religioni fino ad allora tenute più o meno sotto controllo. E non si parla di qualche angheria, ma di veri e propri massacri a colpi di machete o, negli Stati più “emancipati” a raffiche di mitra o granate.

È ovvio che non metteremo a posto le cose – sarebbe a dir poco arrogante pensare d’influenzare la politica mondiale dall’alto del nostro modesto giornale – ma qualche riflessione che faccia aprire gli occhi sull’ipocrisia che imperversa nel mondo occidentale ci sta tutta.

Cominciamo dagli Stati uniti

È la più grande potenza mondiale, purtroppo governata da guerrafondai irresponsabili che pretendono di fare l’arbitro in ogni angolo del mondo. Dopo il secondo conflitto mondiale non hanno più vinto una guerra, forse il “politicamente corretto” ha indebolito anche loro. Dalla Corea si sono dovuti ritirare con la coda fra le gambe, dal Vietnam sono stati addirittura cacciati in malo modo, in Afghanistan non hanno combinato un tubo, in Iraq hanno lasciato un casino…

Ma la loro ipocrisia è sconfinata. Calano lezioni di comportamento, pretendono di decidere chi abbia diritto all’arma atomica e chi no, dimenticando che finora sono stati gli unici a usarla. Hanno coniato il termine “esportare la democrazia” che, secondo loro, li autorizza a ficcare il naso negli affari interni di qualsiasi Stato nel quale abbiano il machiavellico “loro particulare” da difendere, normalmente l’accesso a pozzi di petrolio o altri giacimenti, ma anche solo un interesse strategico ai fini bellici che perseguono. E in nome di questa “esportazione” di democrazia, destituiscono o tentano di destituire con la violenza dei governi più o meno legittimi sotto cui le cose non vanno certamente peggio di come vadano dopo il loro intervento. Quando non agiscono direttamente fomentano, finanziandole a suon di dollari, delle insurrezioni che perlopiù sfociano in guerre civili. È stato così in Iraq, dove gli attentati – praticamente inesistenti sotto Saddam Hussein – oggi sono all’ordine del giorno, in Libia dove, dopo l’assassinio di Gheddafi, il paese è in preda al caos in mano a bande armate, e adesso in Siria. C’era, e c’è tuttora, un governo degli Assad, da cui scappava qualche sporadico dissidente che non dava fastidio a nessuno. Grazie ai soldi americani e con la complicità di pochi che hanno purtroppo voce in capitolo nell’UE, si è provocata una guerra civile – e contemporaneamente si è lasciato che si costituisse ISIS – da cui giornalmente scappano decine di migliaia di profughi fra veri e falsi. Che, oltretutto, non vanno negli Stati uniti, vengono da noi!

Ma la Francia, rispettivamente l’UE non sono da meno

François Hollande dice “Siamo in guerra” (ci sono voluti i recenti attentati di Parigi, per rendersene conto), dobbiamo combattere ISIS! Ma, conditio sine qua non, è che Bashar el Assad sia deposto. Ma, o maledetta testa di rapanello (il termine giusto sarebbe un altro, ma anche noi siamo influenzati dal “politicamente corretto”), cosa c’entri tu, con quale diritto tu e i tuoi compagni di merenda dell’UE pretendete di dettare la politica di uno Stato autonomo? Vabbé, lo fate anche con la Svizzera, ma un po’ meno platealmente! Il risultato è comunque che il vostro intervento contro ISIS è di pura facciata, per fortuna che le castagne dal fuoco le sta togliendo Vladimir Putin. E verosimilmente, la cosa vi dà pure fastidio. Ma da Putin non si può andare a rompere le scatole, troppo pericoloso. Meglio limitarsi a delle misure di ritorsione e ad applaudire sotto sotto quando qualcun altro gli fa uno sgarbo, vedi aereo abbattuto dai Turchi.

Il discorso potrebbe svilupparsi all’infinito, ma lo spazio è limitato e la pazienza dei lettori anche. Rimane comunque la domanda di fondo: ma se avevate tanta voglia di interferire negli affari interni di paesi autonomi, non facevate meglio a lasciar perdere l’ipocrisia del “politicamente corretto” e a tenervi le colonie?

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