Ma la commissione parlamentare d’inchiesta è ancora utile?

Giu 25 • L'editoriale • 2077 Visite • Nessun commento su Ma la commissione parlamentare d’inchiesta è ancora utile?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Francamente è lecito chiederselo, specialmente alla luce degli avvenimenti di cui si sono rivelati protagonisti il suo presidente e colui che, a suo tempo, si era candidato alla stessa funzione.
Quando fu istituita dal Gran Consiglio si riponevano nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla logistica delle grandi aspettative. Ci si aspettava in particolare – visto che la CPI era stata istituita sull’onda del caso CHIT, quindi notoriamente in odore di cattiva gestione (per usare un eufemismo) – che la CPI uscisse scoprendo delle malversazioni e, soprattutto, indicando quantomeno con nome e cognome gli eventuali responsabili di un colpevole malandazzo.

E invece no, quanto emerso dal rapporto intermedio presentato lo scorso gennaio è un elenco di disfunzioni che sarebbero potute essere benissimo constatate e risolte all’interno dell’amministrazione, visto che la CPI non ha praticamente attribuito ad alcuno la responsabilità – in particolare nei casi in cui ci sono stati dei sorpassi di spesa – non accertando in alcun caso un dolo (e del resto c’è effettivamente da chiedersi quale spazio di manovra disponga in questo senso, senza andare a invadere il campo della magistratura).

Ma, francamente, è necessaria una commissione parlamentare d’inchiesta per appurare che la sezione della logistica è incappata – nel caso della ristrutturazione del Palazzo delle Orsoline – in errori del tipo: ”Tubicini di gomma che scaricano acqua dell’impianto di condizionamento dell’aria della sala A e B sulla pubblica via in testa a eventuali passanti” oppure che “dalla Sala A sono scomparse le persiane”?

Seppure questi difetti siano sintomatici di una sezione che è ben lungi dal lavorare bene, non è per questo che si nomina una Commissione parlamentare d’inchiesta, non per fare un inventario delle pecche da sistemare in ogni immobile di proprietà dello Stato. Per quello si fa fare una perizia da parte di esperti che, oltretutto, saranno anche in grado di stilare un elenco dei difetti secondo l’urgenza degli interventi riparatori necessari. E con più affidabilità di una commissione politica composta da persone non per forza dotate delle necessarie cognizioni tecniche.

Adesso abbiamo un (ex)commissario che viola il segreto d’ufficio – il cui rispetto era peraltro specificamente sottoscritto da regolamento. Il presidente, dal canto suo, incorre nella non meno grave infrazione di denunciarlo al Ministero pubblico senza preavvisare, e quindi senza ottenerne il consenso, la commissione. E, con il supporto dei media che in queste cose, ovviamente, ci guazzano, ecco che si è data la stura al balletto delle dichiarazioni (o non dichiarazioni, perbacco, c’è il segreto d’ufficio!) non solo dei due litiganti, ma anche di chi dall’esterno si erge ad accusatore, rispettivamente avvocato difensore, dei due diretti interessati. Da una cosa estremamente seria, come sembrava essere la CPI al momento della sua istituzione – come detto, alla luce del rapporto intermedio, è già un po’ che questa serietà è decisamente meno percepita – si è passati non solo alla perdita di credibilità, bensì al ridicolo.

Come se non bastasse, i Verdi si sono già ritirati dalla commissione, l’UDC ha deciso di fare altrettanto, la Lega ha già dichiarato che la posizione del suo membro, Fabio Badasci, è puramente personale e non vincola il gruppo parlamentare – in altre parole, il suo rappresentante non la rappresenta – lasciando intendere di sperare in un suo ritiro. Vale la pena di mantenere questa commissione che – oltre a causare costi non indifferenti – ha dimostrato di non soddisfare comunque le aspettative di chi in buona fede l’ha votata e di cozzare contro difficoltà operative create non da ultimo dai suoi stessi membri?
C’è da sperare che da questa vicenda si tragga il giusto insegnamento e che in futuro si valuti ben più a fondo l’opportunità di nominare una commissione parlamentare d’inchiesta, strumento che, almeno questa volta, non pare essere stato confacente alla bisogna.

Eros N. Mellini
Deputato UDC in Gran Consiglio

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