Ma che cosa ha punto Avenir Suisse?

Set 22 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 118 Views • Commenti disabilitati su Ma che cosa ha punto Avenir Suisse?

Indegno, poco coerente e incompleto, lo studio di Avenir Suisse intitolato «Per una politica agricola solida e promettente» ha lasciato il mono agricolo senza parole. Indegno per il suo vocabolario, con il «registro dei privilegi» quantificato in 20 miliardi, con il cumulo degli importi incolonnati come soldatini, questo studio fa passare il mondo agricolo per una combriccola di profittatori. Indegno quando Avenir Suisse afferma che «l’immagine della famiglia contadina nel bisogno è un pretesto per ottenere dei sostegni finanziari». Indegno il compiacimento di Avenir Suisse quando evoca la scomparsa di aziende agricole come «evoluzione che non deve essere vista di cattivo occhio». Indegno anche nei confronti dei consumatori, del popolo svizzero e della scelta popolare di settembre 2017, che ha approvato con l’80% dei voti il testo per la sicurezza alimentare. Avenir Suisse non si preoccupa minimamente di quanto viene servito sul piatto dei consumatori.

Avenir Suisse si limita a dei calcoli da farmacista

Questo studio dimostra una mancanza di coerenza fra le constatazioni e le cause suggerite. È un fatto, l’agricoltura svizzera è fortemente penalizzata dalle dimensioni delle aziende agricole rispetto al costo dei terreni e delle infrastrutture. La proposta di eliminare la ripresa di aziende al valore di rendimento non farà che aumentare l’indebitamento delle aziende agricole e comprometterà ancora di più le riprese di aziende. Le protezioni doganali permettono di controllare, regolare e tassare certe derrate alimentari importate, la loro riduzione accentuerebbe la pressione sui prezzi e sui prodotti indigeni, mentre che dovrebbe essere invece essere attenuata tramite delle prestazioni che Avenir Suisse mette in discussione. Poca coerenza anche nella constatazione che l’agricoltura sta crollando sotto le prescrizioni che restringono il suo margine di manovra imprenditoriale e l’auspicio urgente di nuovi mestieri quali «ispettore della qualità paesaggistica e di gestione delle risorse e della biodiversità» che creano degli oneri amministrativi supplementari.

Questo studio è incompleto, una moneta ha sempre due facce e Avenir Suisse tende a mostrare solo un aspetto negativo dell’agricoltura. È vero che in valore reale le derrate alimentari costano in Svizzera più care che all’estero, ma, per essere corretti, è importante fare il confronto per franco guadagnato. E lì, i consumatori svizzeri spendono meno del 10% del loro reddito, ossia nettamente meno che nei paesi vicini. Evocare il costo dell’agricoltura con riferimento al debole PIL generato, senza fare alcuna menzione degli effetti dell’agricoltura svizzera sul turismo, sulla manutenzione del paesaggio e dei numerosi sforzi fatti per la biodiversità, il rispetto degli animali e della natura, dimostra ancora una volta il carattere ostile all’agricoltura di questo studio. Il settore agroalimentare è affrontato solo marginalmente, mentre che l’agricoltura non è che un anello della catena alimentare dove tutti hanno un ruolo da giocare. I numerosi artigiani – mugnai, panettieri, il vostro macellaio del quartiere, il vostro casaro, i negozi di derrate alimentari, i grossisti e il settore della gastronomia sono dimenticati in questo studio, nonostante che siano tutti parte integrante del nostro settore agroalimentare di prossimità e contribuiscano ogni giorno a riempire il vostro piatto. In cifre, poiché Avenir Suisse ama le cifre, il settore agroalimentare del nostro paese genera circa 90 miliardi di PIL (15%), con oltre 600’000 impieghi per una massa salariale di circa 40 miliardi di franchi. Finalmente, i 2,8 miliardi di franchi dei pagamenti diretti concessi all’agricoltura non sono eccessivi in un contesto di valore aggiunto, generazione di impieghi locali e di prodotti regionali di qualità.

Non bisogna sradicare l’agricoltura

Il mondo agricolo non è chiuso all’evoluzione e non ha atteso Avenir Suisse per adattare le sue strutture al fine di rispondere ai nuovi sviluppi e alle diverse norme, modernizzandosi e raggruppandosi allo scopo di essere più competitivo e innovativo. Ma questi passi non si concretizzano in un batter d’occhio, prendono tempo e richiedono investimenti. Inoltre, l’agricoltura svizzera ha bisogno di un inquadramento, tanto finanziario quanto strutturale, per poter rispondere con orgoglio e rispetto al suo mandato primario: assicurare l’approvvigionamento di derrate alimentari di qualità, remunerate decentemente, che permettano alle famiglie di agricoltori di vivere del prodotto del loro lavoro. Quanto ad Avenir Suisse, può intitolare il suo studio «Per una politica agricola senza agricoltura svizzera».

Berna, 11 settembre 2018

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