Ma a pagare siamo sempre noi!

Lug 14 • L'editoriale, Prima Pagina • 196 Visite • Commenti disabilitati su Ma a pagare siamo sempre noi!

Eros N. Mellini

Il federalismo è una gran bella cosa, permette (o dovrebbe permettere) la conservazione della massima autonomia alle entità più piccole, delegando a un organo centrale solo le competenze per compiti nei quali l’azione comune sia quella che garantisce la migliore difesa di interessi altrettanto comuni, fra queste la difesa nazionale e la rappresentanza nei confronti di Stati esteri. In altre parole, sarebbero i cantoni a dover delegare i compiti alla Confederazione, non viceversa come sta vieppiù succedendo oggi.

Da decenni a questa parte, Berna sta accentrando su di sé sempre più competenze, togliendole ai cantoni i quali, a loro volta, tendono a defraudare di determinate responsabilità i comuni. E la scala potrebbe continuare citando l’ingerenza – peraltro da molti auspicata o perlomeno bene accetta – di comuni e cantoni in quelle che, in una società più responsabile, sarebbero compiti esclusivi della famiglia.

Il massimo comune denominatore: sussidi e contributi

Che sia la Confederazione, o il Cantone, oppure i Comuni, questa centralizzazione – questa in fondo rinuncia alle proprie prerogative – ha un prezzo in vil denaro: si chiama con diversi nomi, compensazione, contributo, sussidio o quant’altro, ma sempre di denaro pubblico stiamo parlando. Per esempio, la Confederazione si assume la responsabilità della rete di strade nazionali, togliendo così al Cantone l’onere di parecchi milioni di franchi per il potenziamento e per la manutenzione dei tratti sul suo territorio. Oppure, il Cantone sostiene (o talvolta impone) l’aggregazione di determinati comuni, che di per se stessi non avrebbero magari un grande interesse a farlo, assegnando al nuovo comune un po’ di milioni di franchi quale incentivo. Oppure, sulla scia dell’adesione a discutibili concordati intercantonali, il Comune toglie per svariate ore al giorno alla famiglia i bimbi per affidarli sempre più precocemente alla scuola pubblica obbligatoria. In questo caso, i comuni non danno denaro direttamente ai genitori (ne danno loro già fin troppo in sussidi pro-famiglia che esulano dal nostro discorso), ma devono comunque finanziare nuove strutture scolastiche e docenti, magari ottenendo a loro volta un contributo da Cantone e/o Confederazione.

Una mentalità perversa

Con l’andare del tempo, si è andata formando una mentalità perversa che ci porta ad approfittare al massimo di sussidi e contributi, come se il denaro pubblico fosse gratuito o proveniente da qualche inaspettata vincita al lotto. Come un esagerato concetto che ci ha fatto passare dalla socialità all’assistenzialismo – con sussidi erogati dallo Stato anche per prestazioni se non assurde (ma a volte lo sono) perlomeno superflue – oggi a ogni livello si tende a trarre il massimo profitto dalle norme di legge che permettono di ottenere denaro dalle pubbliche istituzioni. Il Cantone si trova così a gioire – notizia recente – perché la Confederazione si fa carico della totalità delle spese per la sicurezza nel centro per migranti di Rancate (si parla di poco meno di un milione di franchi). Ben venga per l’amministrazione cantonale, ma personalmente avrei preferito che, appellandosi al più rigoroso federalismo, Bellinzona avesse potuto mandare la Berna federale a espletare le sue necessità fisiologiche altrove (in dialetto ticinese avrei utilizzato l’espressione meno forbita, ma decisamente più incisiva: ma va a c… aa). Quasi quotidianamente, in Ticino si progettano realizzazioni edili, si promuovono studi o si inventano nuove prestazioni sociali, alle quali la Confederazione contribuirebbe con tot milioni di franchi, rendendo se non irrilevante, perlomeno molto contenuto il costo per il Cantone. Altrettanto dicasi dei comuni che s’avventurano nella costruzione di piscine, campi sportivi, macelli consortili o stazioni sciistiche, ottenendo puntualmente il congruo contributo dal Cantone. I risultati spesso, troppo spesso, deficitari che ne risultano, rendono poi anche legittimo il sospetto che il contributo statale sia per alcuni amici degli amici l’unico scopo dell’operazione. Ma lasciamo questi cattivi pensieri alle malelingue, e torniamo al succo del discorso.

A pagare siamo sempre noi!

L’aspetto più inquietante di questa mentalità e del comportamento che ne consegue, è che si dimentica o volutamente si ignora che i soldi erogati dai vari livelli dello Stato in sussidi e contributi, sono sempre denaro pubblico. E chi paga il denaro pubblico? Già, sempre quel Pantalone di un contribuente, sia esso persona fisica o azienda, quindi sempre noi. E quello che crediamo oggi di ricevere quale sussidio, oggi stesso o tutt’al più domani, saremo chiamati a versarlo per contribuire all’ampliamento delle strade nazionali in canton Zurigo o all’allestimento di un centro d’accoglienza per asilanti nel canton Argovia.

In altre parole, che sia tramite l’imposta federale diretta o quella cantonale oppure quella comunale, a pagare siamo sempre noi!

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