L’UE non può permettersi di punire la Svizzera

Feb 23 • L'opinione • 904 Visite • Commenti disabilitati su L’UE non può permettersi di punire la Svizzera

Un nostro lettore ci segnala un interessante articolo apparso nel prestigioso quotidiano britannico The Telegraph del 12.02.2014. Tanto interessante che abbiamo deciso di tradurlo in italiano, proponendolo ai nostri lettori.

Daniel Hannan è l’autore di ‘How we Invented Freedom‘ (pubblicato negli USA e in Canada come ‘Inventing Freedom: how the English-Speaking Peoples Made the Modern World‘). Parla francese e spagnolo e ama l’Europa, ma crede che l’UE stia rendendo la gente più povera, meno democratica e meno libera.

Si chiama democrazia. Dovreste provarla, voi eurocrati.
“Io farò tali cose… quali sono non lo so ancora; ma saranno il terrore della terra”. L’UE, come lo sfortunato Re Lear, sta esprimendo minacce furiose ma non specificate. Uno dopo l’altro, MEP (membri del parlamento europeo, NdT) ed eurocrati si sono schierati per dire agli Svizzeri che il loro voto contro l’immigrazione illimitata dall’UE avrà mostruose (seppure accuratamente non specificate) conseguenze. Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, dice che gli altri accordi bilaterali con la Svizzera potrebbero essere rimessi in questione. Il leader socialista, Hannes Swoboda, accenna oscuramente a ritorsioni economiche: “Se la Svizzera sospende l’immigrazione dall’UE, non potrà contare su tutti i benefici economici e commerciali dei quali gode attualmente.”

La commissaria Viviane Reding che il mercato unico non è come “un formaggio svizzero” (in realtà assomiglia molto al formaggio svizzero: ci sono tutti i tipi di deroghe, esenzioni e altri buchi).
Gli euro-entusiasti britannici, prendendo lo spunto dai loro leader di Bruxelles, sbavano all’idea di sanzioni anti-svizzere. Dando un esempio con gli Svizzeri, sperano che l’UE spaventi i Britannici inducendoli a rinunciare a qualsiasi tentativo di riavviare a loro volta seri negoziati. Per il momento, tuttavia, l’unica punizione decisa da Bruxelles è stato il rinvio di alcuni colloqui sul commercio transfrontaliero dell’elettricità.
Quando gli eurocrati avranno finito di sfogarsi, rimarrà comunque qualche fatto incontrovertibile. Primo, il libero commercio fa comodo all’UE come alla Svizzera. Invero, con la Confederazione elvetica che cresce economicamente mentre l’eurozona rallenta, è l’UE che ha più da guadagnarne. Lo stesso vale per la libera circolazione della manodopera. Non solo per il fatto che un quarto dei residenti in Svizzera è costituito da cittadini UE; a questi si aggiungono centinaia di migliaia di persone che attraversano il confine per venire dai paesi vicini a lavorare nei cantoni. La Svizzera, in breve, ha in mano dei forti atout negoziali.
Secondo, gli Svizzeri hanno votato come voterebbe la maggior parte degli elettorati europei. I Francesi, gli Italiani o i Tedeschi, se ci fosse un referendum,  sosterrebbero anche loro delle restrizioni all’immigrazione interna. I loro politici lo sanno, ed è questa una delle ragioni della loro stizza.
Terzo, il referendum svizzero era formulato molto più moderatamente di quanto si possa desumere dalla copertura mediatica. I votanti non hanno chiesto di porre fine a tutta l’immigrazione o anche solo all’immigrazione dall’UE. Tutto quello che hanno fatto è di dare mandato ai loro membri del parlamento di presentare un progetto, a qualche livello nel corso dei prossimi tre anni, che preveda di mettere in atto dei controlli.
Condurrà questa modesta richiesta l’UE all’adozione di ritorsioni su vasta scala? S’imbarcherà la Commissione europea – giunta ai suoi mesi finali – in una lite che potrebbe soltanto recare danno a entrambi le parti? Non avrebbe senso.
Tuttavia, gli eurocrati hanno un occhio sugli Inglesi. Se gli Svizzeri possono modificare unilateralmente il loro accordo con Bruxelles, perché non gli Inglesi? E se lo fanno gli Inglesi, perché non i Danesi? E, dopo i Danesi, perché non gli Olandesi? Forse una punizione potrebbe essere trovata, il che sembra spaventoso, ma non ha veramente importanza. C’è un sacco di precedenti. Quando gli Austriaci misero il partito della libertà di Jörg Haider in una coalizione di governo nel 2000, l’UE rispose con le cosiddette “sanzioni diplomatiche”, il che comportava la non nomina di Austriaci in diverse funzioni internazionali. La prassi era praticamente priva di senso e fu tranquillamente abbandonata dopo alcuni mesi.
Io credo che Bruxelles troverà qualche via altrettanto simbolica per penalizzare gli Svizzeri. Potrebbe, per esempio, sentenziare l’esclusione delle banche svizzere quali elementi del mercato unico. Tale esclusione esiste peraltro già, e fa comodo alla maggior parte degli istituti finanziari svizzeri, dato che il loro modello di affari dipende dal fatto di non essere sottoposti alle regole dell’UE. Ciò che l’UE non farà è pregiudicare il commercio transfrontaliero con i propri vicini.
Lo stesso discorso si applicherebbe, mutatis mutandis, agli Inglesi. Il nostro ritiro dalle istituzioni UE susciterebbe discorsi stizziti e vaghe minacce, e forse qualche simbolica non-collaborazione. Ma nessuno pensa seriamente che l’UE limiterebbe il commercio con quello che sarebbe di gran lunga il maggiore mercato d’esportazione – più grande del secondo e del terzo (USA e Giappone) assieme. In qualunque scenario, gli Stati UE beneficiano del libero commercio con la Svizzera e con il Regno unito – e, per quanto importi, con la Norvegia, la Macedonia, Andorra, Turchia e tutti gli altri paesi europei non membri.

L’idea che l’UE danneggerà sé stessa al fine di nuocere alla Svizzera si basa sul concetto che sia motivata da spirito di vendetta invece che dal proprio interesse.  Non lo credo neppure per un momento. Se mi sbaglio – se gli eurocrati impoverissero i loro propri paesi per pura ripicca – allora cosa stiamo facendo permettendo a tali persone di governarci?

 

di Daniel HannanPolitics Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2014

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