L’oasi felice UE

Mag 29 • L'opinione, Prima Pagina • 333 Visite • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Amici è tutto da ridere, ma è vero!!! (N.d.R.)

«Lampedusa, la grande paura: ai profughi il test sul Califfato».

 

E poi dicono che non sappiamo difenderci. I soliti gufi. I soliti sfasciacarrozze. I soliti criticoni.

In realtà il nostro Paese, grazie all’intensa attività d’intelligence, ha messo a punto un sistema di difesa impenetrabile: il questionario all’immigrato.

Funziona così: quando arriva un clandestino, gli si chiede se è militante dell’Isis. Se lui dice di no, possiamo stare tranquilli. Dormiamo fra due guanciali.

Ma siccome gli efficientissimi sistemi di sicurezza non si accontentano, hanno escogitato anche una seconda prova, davvero definitiva.

Consiste nel mostrare al clandestino la bandiera nera dell’esercito islamico.

Se quello dice: l’ho appena fatta sventolare sulla capoccia di un decapitato, ecco, allora i sistemi di sicurezza intervengono immediatamente per fermare il pericoloso terrorista. Se invece lui dice: non so cosa sia. Oppure: la conosco, ma non mi piace, abbiamo la prova certa che non si tratta di un terrorista.

Voi pensate che io stia scherzando? Macché.Lo ha rivelato, papale papale, Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per la migrazione al Messaggero, che non a caso ha titolato il servizio: «Lampedusa, la grande paura, ai profughi il test sul Califfato». E il test consiste in questo (cito testualmente): «A ogni disperato che varca il cancello del centro d’accoglienza mostrano una bandiera dell’Isis per sapere se la riconosce». E il risultato qual è? «Negano, negano sempre…», come racconta lo stesso portavoce dell’Organizzazione. Pensa un po’ che strano, eh? Nemmeno uno che dica: ma sì, ce l’ho nella mia cameretta. Oppure: come no?, mi divertivo un sacco a sventolarla mentre stupravamo le ragazze cattoliche. Oppure: il Califfo mi ha appena detto di andarla a piantare in piazza del Vaticano. Niente. Tutti che negano di amare quella bandiera. Dunque, è evidente, l’intelligence ha la prova certa: non possono essere tagliagole.

Il sistema è indubbiamente efficiente: in questo modo, infatti, pare che si riescano a eliminare i terroristi in un batter d’occhio. Tu sei terrorista? No. Tu? Neppure. E tu? Meno che mai. Ottimo: nessuno si dichiara terrorista, dunque lo vedete che i terroristi non ci sono?

L’idea è così geniale che, secondo alcune indiscrezioni, il ministero dell’Interno starebbe pensando di adottarlo sistematicamente, e non solo per fermare l’Isis. Già un primo esempio si è avuto a Roma con gli hooligans olandesi: scusi, lei vuole sfasciare piazza di Spagna? No. E lei? No. Ecco fatto: gli hooligans non esistono. Lo stesso si potrebbe fare con stupratori (scusi, lei vuole per caso violentare una ragazza?), con i ladri (scusi, lei ha intenzione di rubare?) o con gli assassini (scusi, lei sta per uccidere qualcuno?). Quando si trova una procedura così efficiente perché non estenderla all’intero scibile del crimine? Abbiamo buona ragione di credere che tutta la difesa del nostro Paese sarà interamente affidata all’autodichiarazione responsabile. E se tutti negano, meglio ancora, vuol dire che non ci saranno più delinquenti, non ci saranno criminali e, soprattutto, non ci saranno più terroristi. Il problema è risolto: diventeremo il Paese più sicuro del mondo. Ci aspetta solo la pace. Peccato che sarà eterna.

 

Fonte il Radar 15 marzo 2015

 

Ci sono anche gli sprechi del buonismo

L’Italia regala agli immigrati la pensione sociale e loro tornano in patria a vivere da nababbi.

Si gode la vecchiaia a casa propria, campando alle spese dello stato italiano.

Gli stranieri che ottengono l’assegno sociale e poi tornano nel proprio paese, sono sempre di più.

Anche perché è facile: basta una semplice autocertificazione.

Ottenerlo è abbastanza facile, soprattutto per gli stranieri. Basta avere una residenza stabile e abituale da dieci anni, essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, non superare la soglia di reddito richiesta (5800 euro anno) e avere superato i 65 anni. Solo in Lombardia, sono cinque mila gli stranieri che hanno richiesto questo tipo di assegno. Gran parte di questi è tornata nel proprio paese, dove conduce una vita da nababbo.

Quando un italiano fa richiesta per potere ottenere l’assegno sociale, invece, scattano tutti controlli di routine. Vengono setacciati i dati dell’Agenzia delle Entrate, della Camera di Commercio, e dell’INPS. Con gli stranieri questi controlli sono tecnicamente impossibili perché non sempre all’estero esistono banche dati.

 

Da “Il Giornale” 2 marzo 2015

 

L’Italia è un paese dell’Europa

Spazzini al lavoro con la scorta.

Stiamo parlando degli operatori Amsa che da un anno sono costretti a lavorare in condizione d’insicurezza e quando va bene sotto la protezione delle Polizia. Una delle zone considerate più a rischio, la Stazione centrale e la piazza antistante, dove l’allarme è tale che il presidio dei vigili non è più sufficiente.

 

Da “Il Giornale “11 marzo 2015

 

Mario Giordano pubblica un libro in cui presenta tutte le assurdità dell’Unione europea

Direttamente da “Il Giornale” ecco tutti gli sprechi che l’Europa ci costringe a pagare:

“Nel triangolo delle Bermude Bruxelles-Strasburgo-Berlino è affondata la nostra economia e prima ancora la nostra sovranità. Non ci provino stavolta i soloni dell’austerity e gli euroburocrati in limousine a convincerci che, al contrario, per superare le difficoltà «ci vuole più Europa». L’impatto della moneta unica sulle nostre vite, argomenta Giordano, «è stato devastante come una guerra mondiale»: ci ha resi tutti più poveri, non ci ha protetti dalla crisi e ci ha ridotto schiavi di Frau Merkel. Gli italiani sanno bene qual è la soluzione: il 74% farebbe subito un passo indietro per tornare alla lira”.

“Ma chi prova ad assecondare il pensiero comune finisce bollato come populista, sfascista, demagogo, qualunquista… Lassù, nei palazzi di vetro di questa «democrazia robotizzata», non interessa la volontà della gente, siamo numeri, basta restare docili all’interno di un recinto disegnato dai paletti con cui ci pestano a sangue: il 3 per cento del rapporto deficit-Pil, il 60 per cento del rapporto debito-Pil, poi l’ultima genialata del fiscal compact pronto a stringersi alla gola come un nodo scorsoio”.

“E il bello, si fa per dire, è che tra un po’ verranno a chiederci il voto. Altri 751 soldati a 19mila euro lordi al mese da inviare al fronte di battaglie spesso soltanto «di principio», una trincea dorata e costellata di privilegi. «Bruxelles è diventata, nel corso degli anni, un concentrato di nefandezze e assurdità, il simbolo dell’inefficienza e delle richieste folli, della lontananza dai cittadini e delle leggi da manicomio. Dall’euro alla neuro, il passo è stato breve», osserva Giordano”.

“…i soldi buttati, i privilegi del Palazzo, le norme assurde partorite nelle stanze del caravanserraglio europeo. Alla fine della fiera, ci abbiamo rimesso 55 miliardi di euro in dieci anni, dal 2003 al 2013. Centosettantaquattro euro al secondo. Pazzesco. Qualche esempio del bestiario pagato con i nostri soldi? Dai 4 milioni di euro per studiare una dinastia islamica alle lezioni di danza in Burkina Faso, dai 3 milioni per incoraggiare l’uso degli insetti in cucina ai 100mila euro per foraggiare il famoso tango finlandese”.

“L’Europa che impiega i suoi migliori cervelli e 90mila euro di risorse per illustrarci come funziona un WC, che riempie paginate di dossier per definire al millimetro la corretta curvatura dei cetrioli e la giusta lunghezza delle banane. E pazienza se intanto dimenticano migliaia di chilometri di coste italiane assediate dagli sbarchi. E no, caro euro e cara Europa, adesso basta: così non vale (una lira)”.

Eccola l’Europa! Ci strozzano con i loro assurdi parametri e poi sprecano tutti questi soldi. Vergogna!

 

Fonte il Radar 15 marzo 2015

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