Lo Stato restituisca a tutti il maltolto!

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Marco Chiesa Per il gruppo UDC in Gran Consiglio

Marco Chiesa
Per il gruppo UDC in Gran Consiglio

Interrogazione del gruppo UDC in Gran Consiglio

 

Lodevole Consiglio di Stato,

in data 27 gennaio 2015, a mezzo di un comunicato stampa, si  apprende:

Personale dello Stato: restituzione delle trattenute salariali e rideterminazione della carriera

Il Consiglio di Stato ha deciso che il diritto alla restituzione del 3% trattenuto senza la necessaria base legale da parte dello Stato e alla rideterminazione della carriera salariale dei dipendenti interessati – in base alla sentenza del Tribunale amministrativo del 16 settembre 2014 – sarà verificato su istanza scritta del dipendente che si ritiene danneggiato. È quindi stata esclusa una verifica sistematica del diritto alla restituzione da parte dello Stato. Il Consiglio di Stato ha dato mandato ai Servizi competenti di allestire un progetto organizzativo per affrontare l’afflusso delle richieste di restituzione. È comunque già sin d’ora presumibile che l’evasione delle stesse non potrà avvenire a corto termine e che si protrarrà quindi per tutto il 2015.

Riassumendo i fatti. Lo scorso settembre,  il Tribunale cantonale amministrativo aveva definito “illegale” la sottrazione del 3% dello stipendio applicata al primo anno di lavoro a un dipendente cantonale che aveva inoltrato per questo ricorso. Secondo le fonti giornalistiche, l’ammontare di denaro da restituire sarebbe potuto arrivare a 15 milioni di franchi. Al di là dell’ammontare del maltolto e dell’incidenza che lo stesso potrebbe avere sulle finanze pubbliche, la restituzione dell’improvvida decurtazione, ora, non attiene al solo aspetto giuridico bensì anche all’etica del datore di lavoro. Datore di lavoro, lo Stato, che, a nostro avviso non può fare orecchie da mercante affermando di esser disposto a ritornare la somma indebitamente sottratta solo a coloro che ne facessero richiesta. Riteniamo che uno Stato civile e corretto fino in fondo si dovrebbe fare parte attiva nel riparare al danno ingiustamente causato e non sperare che qualcuno si dimentichi o si faccia un qualche scrupolo, magari perché ancora impiegato presso l’amministrazione cantonale, a richiedere il dovuto.

Alla luce di quanto sopra poniamo i seguenti quesiti:

  1. 1.       L’amministrazione cantonale è in grado di individuare tutte le persone che si sono ingiustamente viste decurtare il proprio stipendio secondo la sentenza dello scorso settembre?
  2. 2.       A quanto ammonterebbe la cifra della restituzione qualora tutti richiedessero il versamento del maltolto?
  3. 3.       La decisione del Consiglio di Stato è stata presa all’unanimità?
  4. 4.       Come si giustifica eticamente il fatto che il Tribunale cantonale amministrativo abbia qualificato come illegale la sottrazione del 3% dello stipendio applicata al primo anno di lavoro e la decisione di restituire gli importi solo a coloro che ne fanno richiesta?
  5. 5.       Obbligando alla richiesta e rinunciando a una verifica sistematica del diritto alla restituzione, il Consiglio di Stato ritiene forse che vi siano dei dipendenti che rinuncino spontaneamente al versamento degli importi di loro spettanza o ritiene forse di riuscire risparmiare qualche franco adottando pratiche e procedure farraginose?
  6. 6.       Al posto di allestire un progetto organizzativo per affrontare l’afflusso delle richieste di restituzione e programmare l’evasione delle stesse per tutto il 2015, non sarebbe più semplice e, ci permettiamo di dirlo, onesto che lo Stato dimostri la sua volontà di porre rimedio ad un’ingiustizia conclamata, restituendo automaticamente le decurtazioni?

 

Per il gruppo UDC in Gran Consiglio

Marco Chiesa, Orlando Del Don, Lara Filippini, Eros Mellini, Gabriele Pinoja

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