Lo sport in TV: servizio pubblico?

Mag 29 • L'editoriale, Prima Pagina • 1914 Views • Commenti disabilitati su Lo sport in TV: servizio pubblico?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

La TV di Stato – SSR/SRG – è finanziata con il canone pagato dagli utenti perché deve assicurare il “servizio pubblico”. Le emittenti private, non essendo tenute al “servizio pubblico”, si finanziano invece con la pubblicità, la cui entità dipende dalle leggi di mercato o, in altre parole, dall’interesse che riescono a suscitare nel pubblico. Se i programmi non “tirano” e cala l’”audience”, la pubblicità si orienta sulla concorrenza e l’emittente fallisce. La TV di Stato invece – almeno la nostra – è in una botte di ferro. Che i programmi piacciano o no, fornisce il “servizio pubblico”, e quindi incassa un canone che non solo le permette di sopravvivere confortevolmente, bensì finora le ha permesso di ingrandirsi smisuratamente e, a mio avviso, in misura inversamente proporzionale alla qualità dei programmi che propone.

Leggo su Wikipedia: “Per servizio pubblico radiotelevisivo s’intende un servizio di trasmissioni radiotelevisive, prodotto dallo Stato (attraverso un ente o organizzazione pubblica) o da una impresa concessionaria, che garantisce imparzialità e completezza d’informazione, e la tutela delle varie componenti della società del proprio paese. La radiodiffusione pubblica, inoltre, punta a coltivare la qualità della propria audience attraverso programmi educativi e culturali.” Il grassetto usato per “garantisce l’imparzialità” l’ho aggiunto io, ed è da interpretare come l’espressione di una smorfia di scetticismo, per non dire di peggio, nei confronti dell’orientamento politico della nostra TV di Stato.

L’informazione fa parte del “servizio pubblico”, nessuno lo nega, anche se quella fornita dalle emittenti private non ha a mio avviso nulla da invidiare a quella statale. Ma, giustamente, quelle non sono obbligate a fornirla, e quindi assicuriamola pure mediante un canone pagato dagli utenti che però, se fosse strettamente limitato a quanto di informativo ci propina la SSR/SRG, costerebbe a ogni utente una cifra irrisoria.

E invece no, il canone Radio/TV è aumentato del 65% in 25 anni, ma il “servizio pubblico” non è né aumentato né migliorato. A meno che per aumentato non s’intenda che adesso c’è un sacco di canali in più che però diffondono le stesse informazioni. In Ticino siamo addirittura in una situazione assurda, se si pensa che, con 350’000 abitanti abbiamo qualcosa come due canali TV e tre Radio – e parliamo solo dell’emittente di Stato – dalle quali un esercito di pseudo-conduttori dà libero sfogo a una logorrea disumana e di cui farei a meno anche se fosse gratuita. Per non parlare poi di giochini insulsi con domande del tipo “Quanti furono i sette re di Roma?” o del segnale orario il cui unico “bip” di mezzo secondo è introdotto da “Il segnale orario è offerto dalla ditta xyz” oppure ancora “E ora LA meteo con i cavolfiori sciroppati della Gastronomia nostrana SA di Timbuctu”. E senza contare i continui spot di lancio dei propri programmi che, se ci si prende la briga di cronometrarli, occupano uno spazio radiotelevisivo che sarebbe impiegabile ben più utilmente. In Svizzera interna è passato alla notorietà – perché utilizzato in campagna di voto dagli avversari della nuova tassa Billag – un programma “Jass aus dem Bordell” (un intrattenimento basato sul gioco di carte nazionale che, per l’occasione, era ospitato in un postribolo. Il fatto che fosse finanziato con denaro pubblico non è particolarmente piaciuto.

La comunicazione di alta qualità d’informazioni in tutte le regioni del paese e in tutte le sue lingue è importante e non sarà assolutamente messa in discussione nel caso di un NO alla nuova tassa Billag sui media. Ma per questo non ci vuole necessariamente un apparato statale eccessivamente costoso con un sovrappiù esagerato di funzionari strapagati (in Ticino poi, sarebbe interessante conoscere la percentuale di dipendenti frontalieri cui fa capo la RSI per propinarci le amenità di cui sopra). La SSR/SRG incassa annualmente 300 milioni di franchi per pubblicità, e trasmette quindi spot pubblicitari come un’emittente privata. La sete di denaro dell’apparato amministrativo della SSR/SRG divora poi annualmente ulteriori 1,3 miliardi di franchi in canoni che, oltre che in costosi cambiamenti di nome e relative modifiche delle insegne sugli immobili, si disperdono poi nei meandri dell’amministrazione e comunque in una grande quantità di produzioni che con il “servizio pubblico” non hanno nulla a che vedere.

E ora, la ciliegina sulla torta: la consigliera federale Doris Leuthard, senza trarre alcun insegnamento dal ricatto miseramente fallito in occasione della votazione sul rincaro della vignetta autostradale (se non accettate la vignetta a 100 franchi, niente strade nazionali e aumento dei carburanti), ripete la manovra minacciando la sparizione dello sport dalla TV in caso di un NO alla tassa Billag.

Al di là dell’indegnità e la bassezza di tale atteggiamento da parte di un ministro, sorge la domanda: “Ma lo sport fa parte del “servizio pubblico” che deve essere finanziato con il canone? Non lo trasmettono perlopiù tutte le emittenti estere – pubbliche e private – che oggi si captano a centinaia con digitale terrestre e antenne paraboliche, spesso con un commento ben più brillante e competente di quello offerto dai canali SSR/SRG?

Infine, è bene attirare l’attenzione sulla subdola esca con cui si tenta di lusingare i cittadini votanti: il canone per i privati passerà da Fr 462 a Fr 400. Si omette però accuratamente di dirci che, in caso di SÌ alla revisione della legge che voteremo il 14 giugno, Consiglio federale e SSR/SRG potranno procedere autonomamente a nuovi aumenti, senza più passare dall’approvazione né del Parlamento, né tantomeno del popolo.

Votiamo quindi NO a questa nuova imposizione fiscale.

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