L’islam e i “politicamente corretti” come Giovanni Merlini

Set 22 • All'ombra del minareto, Dal Cantone • 1267 Visite • Commenti disabilitati su L’islam e i “politicamente corretti” come Giovanni Merlini

All'ombra del minareto

All’ombra del minareto

Come trasformare un simbolo di oppressione in un simbolo di libertà

 

La maggior parte dei politici in Europa, e – lo dico senza spirito di offesa – ho l’impressione che l’ex-presidente PLRT Giovanni Merlini sia tra questi,  non sa di cosa parla quando parla di islam  e di Islamismo. Poco o nulla  sanno della storia dei fondamentalisti  islamici – in particolare i Fratelli musulmani  che fin almeno dagli anni ’80 sono ben presenti anche in Ticino –  della loro ideologia, dei loro obiettivi di conquista del mondo e della loro strategia per raggiungere questi obiettivi. Una strategia che in Occidente   ( e dunque anche in Europa, in Svizzera e in Ticino) mira innanzi tutto a impedire l’integrazione dei musulmani nella nostra società (ad esempio imponendo il velo alle donne per distinguerle più facilmente dalle non musulmane e per usarle a scopo di proselitismo e di propaganda) nell’intento di costruire una società parallela che poi con il tempo si sovrapponga alla nostra.

 

Per raggiungere questo scopo i fondamentalisti (fra cui anche i salafiti) – che possono contare su enormi finanziamenti provenienti dall’Arabia Saudita e dal Quatar –  hanno realizzato in Europa negli ultimi 40 anni una fitta rete di moschee, di centri culturali e di associazioni di ogni tipo che consentono loro di avere il controllo di una sempre maggior parte della comunità musulmana e di farsi passare agli occhi degli occidentali – specialmente dei politici e dei giornalisti – come i rappresentanti di tutti i musulmani che vivono in Europa : ciò che non è vero !

 

In Ticino ad esempio su circa 6’000 musulmani censiti nel 2000 solo alcune centinaia sono abituali frequentatori delle moschee gestite dagli integralisti della Comunità islamica ticinese e della Lega dei musulmani del Ticino. Gli altri conservano semmai alcuni valori spirituali dell’Islam , ma nella società occidentale si trovano bene , non hanno bisogno di esibire pubblicamente le loro convinzioni religiose (con veli, tuniche e barboni che non facilitano certo la ricerca di un posto di lavoro)  e non vorrebbero cadere sotto le sgrinfie dei pochi ma potenti integralisti, che temono al punto da non poter criticare mai pubblicamente .

 

Però quando i giornalisti intervistano i rappresentanti di queste due associazioni, credono ( a torto) e soprattutto  fanno credere ai loro lettori e telespettatori che essi rappresentano tutti i musulmani del Ticino, e che quando dicono che la comunità islamica ticinese si sente offesa dall’iniziativa antiburqa parlano a nome di 6’000 musulmani. Il che è falso visto che la maggior parte di questi musulmani è sicuramente favorevole a un divieto del burqa, come ad esempio l’iracheno Ziwamil Kareem , candidato del PPD per il Gran Consiglio alle elezioni cantonali del 2011, che il 14 gennaio 2011 (un paio di mesi prima del lancio dell’iniziativa antiburqa) in una lunga e argomentata lettera pubblicata dal Corriere del Ticino aveva espresso la sua contrarietà all’uso del burqa da noi “perché esso non può certo aiutare nell’integrazione in questa società”.

 

Ma ai politici (non solo quelli dell’area rossoverde, che di questi tempi stan facendo a gara per fare di un simbolo di oppressione come il burqa un simbolo di libertà…e poi si chiedono perché la Lega dei ticinesi prende sempre più consensi …) fa comodo pensare che sia vero :  così,  facendosi vedere comprensivi e tolleranti con questi fondamentalisti,  evitano qualsiasi scomoda accusa di islamofobia o razzismo, e non si accorgono che è proprio evitando di essere critici con gli islamisti travestiti da agnelli e facendo finta che l’islamizzazione dell’Europa non crea problemi, che poi spianano la strada all’avanzata degli integralisti, alimentando il razzismo nella popolazione, la quale  non è scema, e ha capito meglio dei politici cosa sta avvenendo,  e  ha giustificate ragioni per avere paura;  paura di veder messa in pericolo la democrazia e le sue libertà.

 

Per chi non l’avesse ancora capito, il fondamentalismo islamico è il nuovo fascismo, è la nuova ideologia totalitaria, violenta e razzista che sfruttando abilmente le regole della democrazia  (come han tentato di fare in Egitto…e come aveva fatto Hitler un’ottantina di anni fa…) sta prendendo il posto dei totalitarismi del passato – il nazismo e il comunismo – e che è ancor più pericolosa   in quanto strumentalizza una religione per scopi politici. E quei politici che non l’hanno ancora capito abboccano all’amo e tendono a giustificare tutto, anche l’intollerabile, in nome della tolleranza e della libertà di religione anche quando la religione – come nel caso del burqa – non c’entra niente.

Giorgio Ghiringhelli

Giorgio Ghiringhelli

 

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