L’inno alla mediocrità della sinistra

Mar 25 • L'editoriale, Prima Pagina • 799 Views • Commenti disabilitati su L’inno alla mediocrità della sinistra

Eros N. Mellini

Quote rosa, parità di obiettivi scolastici a prescindere dalle capacità individuali – la famosa “inclusione”, motivo ricorrente del progetto di Manuele Bertoli “La scuola che verrà” – l’assoluto rifiuto di ammettere che gli esseri umani non sono tutti uguali fra di loro e che, in certi contesti, le differenze non possono essere semplicemente ignorate. Tutti pilastri politici della sinistra estrema (PS), che però hanno finito per contaminare anche la sinistra un po’ più moderata, per intenderci quella costituita oggi dai partiti (PLR e PPD) cui, del tutto personalmente e purtroppo invano, contesto il diritto di definirsi borghesi.

La discriminazione delle capacità e delle doti personali

Al motto “Tutti uguali, tutti con gli stessi diritti” (i doveri, per contro, si pretendono solo dai ricchi quando li si chiamano a pagare sempre più imposte per dare gratuitamente, non solo a chi è sfortunato, ma anche agli incapaci e ai lazzaroni, almeno parte degli stessi comfort che le loro famiglie si sono invece dovuti conquistare con anni e decenni di lavoro, investimenti e, soprattutto, abilità personale) e con il lodevole obiettivo di non emarginare i meno dotati sia intellettualmente che economicamente, mirano a quello ben meno meritevole di discriminare chi madre natura – ma spesso anche l’impegno personale – ha fornito di più capacità. Che si rallenti la formazione di chi è più portato agli studi – effetto inevitabile se si devono portare allo stesso livello degli allievi di capacità d’apprendimento diverse – non è importante quanto non impedire anche all’allievo più ottuso di accedere un giorno agli studi superiori. Come se una carriera nell’artigianato fosse meno degna di rispetto di una laurea. Insomma, combattere l’esclusione dei più tardi di comprendonio – che, intendiamoci, non sono necessariamente degli imbecilli, nella maggior parte dei casi hanno semplicemente dei ritmi d’apprendimento diversi, cui si può ovviare includendoli in classi adeguate alle loro capacità – obbligando i più dotati ad adeguarsi. Un livellamento verso il basso che farà passare la voglia di studiare anche a chi fosse animato dalle migliori intenzioni.

E adesso, di nuovo alla carica con la pari rappresentanza in Consiglio federale

Niente quote rosa, intendiamoci, dice il consigliere agli Stati Raphaël Compte (NE), ma un’equa rappresentanza dei sessi in Consiglio federale ancorata nella Costituzione. Come se ci fosse una grande differenza. Al rappresentante della sinistra moderata (PLR) si è naturalmente subito affiancata la sinistra estrema (PS) che, per bocca della sua consigliera agli Stati Géraldine Savary, si è lamentata che “La politica resta un mondo di uomini, fatta per e da loro”. Non parliamo poi dei Verdi che già in passato avevano inoltrato iniziative parlamentari per le quote rosa nei vari gremi politici e nelle liste elettorali (fortunatamente bocciate). Anche qui, le capacità dei candidati dovrebbero essere sacrificate sull’altare dell’equa rappresentanza. Io sono convinto che, fintanto che avremo l’elezione del Consiglio federale da parte del parlamento (e con la “spazzolata” del 76,3% subita nel 2013 dalla nostra iniziativa per l’elezione popolare del governo, le cose rimarranno così ancora a lungo), non c’è sesso che tenga, a essere eletti sono quelli che meno danno fastidio ai partiti avversi, e questo non è certamente il criterio principe per garantire l’efficacia dell’eletto. Ma almeno sulla carta, dovrebbe essere eletto chi è ritenuto più valido. Personalmente vedrei volentieri un governo formato da sette Margareth Thatcher o da altrettante Golda Meir, ma ritengo che una sola Simonetta Sommaruga sia già di troppo.

In entrambi questi casi, ma anche in numerosi altri, la sinistra inneggia alla mediocrità, probabilmente perché è solo così che i suoi esponenti possono emergere.

A quando le magliette rosse con la scritta “Mediocre is beautiful”?

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