L’iniziativa per l’autodeterminazione salverà i diritti popolari

Lug 21 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 657 Visite • Commenti disabilitati su L’iniziativa per l’autodeterminazione salverà i diritti popolari

Andrea Geissbühler Consigliera nazionale UDC, Bäriswil (BE)

Andrea Geissbühler
Consigliera nazionale UDC, Bäriswil (BE)

I dibattiti parlamentari sull’applicazione dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali e la prassi giudiziaria prevista, confermano ancora una volta che la Berna federale rifiuta di tenere in considerazione le decisioni del popolo. Il pretesto avanzato per giustificare questo rifiuto è sempre lo stesso: il diritto internazionale e la sua presunta priorità sul diritto svizzero. La Berna federale fa votare popolo e cantoni, ma s’infischia poi completamente della decisione del sovrano. L’iniziativa per l’autodeterminazione pone fine a questa nociva evoluzione.
La battaglia per l’espulsione degli stranieri criminali continua
Il 28 novembre 2010, quindi saranno ben presto passati cinque anni, popolo e cantoni hanno approvato l’iniziativa popolare “per l’espulsione degli stranieri criminali (iniziativa espulsioni)”. Con questo stesso scrutinio, tutti i cantoni e la maggioranza della popolazione hanno respinto il controprogetto del parlamento. Ma la maggioranza di centrosinistra del parlamento ha adottato, in voto finale il 20 marzo 2015, un progetto d’applicazione che si basa esattamente su detto controprogetto. Il termine di referendum scadeva il 9 luglio 2015.
L’UDC non ha avuto bisogno di lanciare un referendum. Già durante la procedura di consultazione si poteva prevedere che il parlamento avrebbe rifiutato di applicare fedelmente l’iniziativa per l’espulsione. L’UDC ha perciò reagito lanciando la sua iniziativa popolare “d’attuazione dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali (iniziativa d’attuazione)”. Nell’ambito del dibattito sull’iniziativa espulsioni, il parlamento ha già cominciato a sabotare con tutti i mezzi a sua disposizione – comprese delle pastette procedurali – l’iniziativa d’attuazione. Contro la volontà dell’UDC, il parlamento ha deciso di sospendere il voto finale su questo oggetto. Una scelta tanto più assurda, in quanto la votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione avrà senza dubbio luogo appena prima dell’entrata in vigore della legislazione d’applicazione dell’iniziativa espulsioni. Il popolo e i cantoni decideranno senza dubbio il 28 febbraio 2016 o il 5 giugno 2016 sull’iniziativa d’attuazione, mentre che la legislazione relativa all’iniziativa espulsioni entrerà probabilmente in vigore il 1° gennaio 2016.
La tattica della Berna federale è evidente. Durante la campagna di voto, gli avversari pretenderanno che il nuovo diritto è appena entrato in vigore, per cui non è necessario prendere altre misure, ma bisogna attendere gli effetti pratici della nuova legislazione. Io sono persuasa che il sovrano svizzero smaschererà questo comportamento ipocrita e che accetterà l’iniziativa d’attuazione.
La clausola per i casi di rigore impedisce le espulsioni
Contro la volontà dell’UDC, la maggioranza di centrosinistra del parlamento ha introdotto una cosiddetta “clausola per i casi di rigore” nella legislazione d’applicazione dell’iniziativa espulsioni. Secondo questa norma, i tribunali possono ancora rinunciare a una “espulsione obbligatoria dal paese” – ricordiamo che questa misura concerne soltanto i delitti e i crimini gravi – se ciò provoca un caso di rigore grave per lo straniero e se l’interesse pubblico di un’espulsione non è preponderante rispetto all’interesse particolare del delinquente di rimanere in Svizzera. Negli altri casi di delitti o crimini, il tribunale può adottare una misura di espulsione. È evidente che questa regolamentazione non ha più nulla a che vedere con il principio alla base dell’iniziativa espulsioni. Il tribunale troverà sempre una giustificazione per rinunciare a ordinare l’espulsione del delinquente straniero.


L’esempio di un recidivo incorreggibile della terza generazione

In dicembre 2014, il tribunale amministrativo del canton Berna ha emanato una misura d’espulsione contro un Italiano di 33 anni la cui famiglia vive da tre generazioni in Svizzera (i nonni erano immigrati) e che conosce il suo paese d’origine solo per avervi trascorso le vacanze. Motivo: questo individuo è un recidivo incorreggibile. Nato nel 1981, è stato condannato per i reati seguenti: nel 2004 per maltrattamento di animali; nel 2007 per furto per mestiere,  rapina qualificata, violazioni multiple della proprietà, violazione di domicilio, lesioni corporali, rissa, incitazione all’incendio doloso, truffa all’assicurazione, occultamento; nel 2011 per traffico di droga, pornografia, violazione della legge sulle armi e, ancora una volta, maltrattamento di animali. La clausola di rigore permetterebbe in tali casi di rinunciare all’espulsione perché la famiglia di questo individuo vive da 3 generazioni in Svizzera. Parla perfettamente il dialetto svizzero-tedesco, è sposato con una Svizzera e in Italia ha solo dei parenti lontani con i quali non intrattiene contatti. La sentenza non ha ancora forza di legge ma, secondo la nuova legislazione, il tribunale rinuncerebbe senza dubbio a una misura d’espulsione.


L’iniziativa per l’autodeterminazione – base di tutte le iniziative popolari

L’esempio delle iniziative per l’espulsione e d’attuazione dimostra la necessità dell’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”. L’obiettivo di questo progetto è quello di garantire l’applicazione dei diritti democratici, ciò di cui tutte le iniziative trarrebbero beneficio, qualsiasi sia la loro origine politica. In questo nuovo regime, un’iniziativa popolare approvata dal popolo e dai cantoni – per esempio, l’iniziativa espulsioni – avrebbe priorità sugli accordi internazionali non imperativi. In caso di contraddizione fra la nuova norma costituzionale e un trattato internazionale, quest’ultimo dovrebbe essere adeguato o rescisso. Senza tale procedura, il diritto d’iniziativa non ha più alcun valore, come l’ha confermato il Tribunale federale nella sua sentenza del 12 ottobre 2012 (2C_828/2011). In un processo concernente la revoca di un permesso di soggiorno (misura che equivale a un’espulsione dal paese), i giudici di Losanna hanno rilevato che l’accettazione dell’iniziativa espulsioni non cambiava per nulla il fatto che le norme del diritto internazionale hanno per principio la priorità sul diritto nazionale. La maggior parte delle iniziative popolari contengono un elemento in contraddizione con il diritto internazionale. Se il concetto del Tribunale federale non venisse modificato con l’iniziativa per l’autodeterminazione, sarebbe la fine della nostra democrazia diretta. La Berna federale potrebbe sempre pensare: votate quanto volete, noi non applicheremo in ogni caso il risultato! Per l’UDC, la risposta è chiara: NO a questa politica antidemocratica, SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione! 

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