Licenziare i funzionari condannati penalmente in via definitiva!

Mar 10 • Dal Cantone, Prima Pagina • 260 Views • Commenti disabilitati su Licenziare i funzionari condannati penalmente in via definitiva!

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio

Echi dal Gran Consiglio

 

Un’iniziativa del nostro gruppo parlamentare

 

In data 26 settembre 2017 è stata inoltrata un’interrogazione sottoscritta da diversi deputati, i quali chiedevano lumi, inerenti al trasferimento dal Dipartimento delle Istituzioni (DI) al Dipartimento della Sanità e della Socialità (DSS) di una collaboratrice condannata penalmente in via definitiva per aver trasmesso informazioni riservate a terze persone.

Il Consiglio di Stato evidenzia l’art. 60 cpv 3 lettera g) della LORD che sancisce come “l’autorità di nomina può sciogliere il rapporto d’impiego per giustificati motivi (…) cioè in qualsiasi circostanza oggettiva o soggettiva, data la quale non si può pretendere in buona fede che l’autorità possa continuare il rapporto d’impiego nella stessa funzione o in un’altra funzione adeguata e disponibile dei posti vacanti”.

Il Consiglio di Stato sottolinea come il licenziamento sia l’ultima ratio e come si prediligano altre misure amministrative, quali in particolare il trasferimento e/o un’attribuzione a una classe inferiore, sempre tenuto conto che qualsiasi azione deve essere proporzionata e conseguente ai fatti.

Il Consiglio di Stato, valutato il caso della funzionaria, ha preferito collocarla in un altro dipartimento, visto il liberarsi di una posizione confacente all’interessata presso il DSS, senza però indicare, se la nuova funzione esercitata fosse di pari o minore classe salariale.

In un’analisi più soggettiva che oggettiva, il Consiglio di Stato minimizza sulla condanna penale (!) per la diffusione di dati sensibili a terzi, lasciando intendere che globalmente il comportamento all’interno dell’amministrazione da parte dell’interessata fosse sempre stato ottimale e che quindi il trasferimento fosse cosa buona e giusta.

Se lo scopo – come viene sottolineato in risposta all’interrogazione – rimane perseguire obiettivi volti a garantire una migliore efficacia ed efficienza dell’amministrazione cantonale, l’iniziativista e i cofirmatari, ritengono altrettanto importante, sia verso i funzionari che svolgono coscienziosamente i propri compiti, ma sia altresì verso la popolazione, che qualora un funzionario sia condannato penalmente in via definitiva, esso vada licenziato.

Nel settore privato, a differenza del pubblico, si può tranquillamente affermare che il datore di lavoro, in caso di trafugazione di dati sensibili verso terzi, riterrebbe il rapporto di fiducia venire meno, tanto da interrompere il vincolo lavorativo.

Riteniamo dunque che l’art.33 – che fissa come “nello stabilire i provvedimenti disciplinari si tiene conto della colpa, dei motivi, della condotta precedente, del grado e della responsabilità del dipendente come pure dell’estensione e dell’importanza degli interessi di servizio lesi o compromessi” – non possa valere di fronte a una condanna penale, in quanto la valenza giuridica è sancita dalla sentenza stessa. In questo caso infatti, non è più il datore di lavoro che valuta se e come sanzionare il dipendente, ma è stata la giustizia a stabilire la gravità dell’atto – aprendo un’inchiesta a carico della funzionaria, con susseguente condanna – atto che assume, di pari passo, un peso ben più importante anche verso la cittadinanza.

Inoltre, attualmente con la normativa in essere, il funzionario che è inquisito – come è giusto che sia – gode della presunzione d’innocenza fino alla sentenza definitiva. Qualora però, questa sentenza confermi l’avvenuto reato, dovrebbe essere possibile far risalire gli effetti della disdetta al momento del reato. Questo perché secondo un principio generale “il crimine non paga”, ossia chi commette reati non deve trarre vantaggi dal suo agire delittuoso, come il prolungamento delle procedure che permetterebbe il mantenimento dei diritti acquisiti.

Con la presente iniziativa generica chiediamo dunque al Consiglio di Stato di proporre al Gran Consiglio una modifica alla LORD affinché:

  1. a) fra i motivi di disdetta del rapporto di lavoro sia incluso che il funzionario colpevole di aver commesso reati incompatibili con la propria funzione sia licenziato
  2. b) l’efficacia di tale motivo di disdetta è fissato al giorno in cui la sentenza penale definitiva accerta il reato compiuto

 

Lara Filippini (UDC – LaDestra),

Tiziano Galeazzi (UDC-LaDestra), Cleto Ferrari (UDC – LaDestra), Gabriele Pinoja (UDC – LaDestra), Paolo Pamini (AL-LaDestra), Boris Bignasca (Lega) – Maruska Ortelli (Lega)

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