Libera circolazione delle persone: degli studi oltraggiosi non fanno certo avanzare il dibattito

Feb 5 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 506 Visite • Commenti disabilitati su Libera circolazione delle persone: degli studi oltraggiosi non fanno certo avanzare il dibattito

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Uno studio pubblicato oggi dall’Istituto di ricerche congiunturali dell’ETH prolunga la lista delle inchieste sugli effetti della libera circolazione delle persone e degli accordi bilaterali con l’UE. I suoi autori non riescono nemmeno a presentare la realtà dei fatti.
È sufficiente una breve occhiata per rendersi conto che lo studio pubblicato oggi a titolo “La via bilaterale – un inventario economico” dall’Istituto di ricerche congiunturali dell’ETH (sigla tedesca KOF) è totalmente avulso dalla realtà. Delle cifre incomprensibili e dei confronti arbitrari non fanno avanzare di una virgola il dibattito sull’immigrazione.

 

Gli autori di questo studio affermano, per esempio, che l’aumento dell’immigrazione annuale netta conseguente alla libera circolazione delle persone con l’UE non è stato “che” di 10/15’000 persone in età lavorativa. Non fermandosi lì, aggiungono poi che la metà di questa immigrazione sarebbe stata compensata da un calo degli arrivi di persone provenienti da Stati terzi. Il problema è che la statistica ufficiale indica, per il periodo considerato dallo studio (1995-2002) un aumento dell’immigrazione netta di 50’000 persone l’anno, mentre che l’immigrazione da Stati terzi è rimasta più o meno stabile. Da dove arriva questa differenza? Mistero. Ciò che è certo, è che non si risolvono i problemi dell’immigrazione con delle acrobazie aritmetiche.
Il fatto che un aumento dell’immigrazione accresca il prodotto interno lordo (PIL) è nel contempo logico e banale. Dopo 170 pagine di cifre, i ricercatori dell’ETH arrivano alla conclusione che una rescissione degli accordi bilaterali I avrebbe un effetto globale annuo dello 0,2% del PIL, il che sarebbe una realtà trascurabile. Ma ciò non impedisce tuttavia al KOF di rilevare nel suo comunicato stampa che la fine degli accordi bilaterali I metterebbe in pericolo il modello di successo svizzero. Conclusione: uno studio in più, ma che non porta alcun contributo utile alla discussione in corso.
Ciò di cui abbiamo bisogno oggi, non sono certamente delle retrospettive manipolate e inutili. Sarebbe invece ora che l’autorità politica proponesse delle misure concrete per applicare la norma costituzionale approvata da popolo e cantoni volta aa una gestione autonoma dell’immigrazione. Il Consiglio federale deve finalmente presentare una legislazione d’applicazione degna di questo nome.


UDC Svizzera

Berna, 3 febbraio 2015

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