Legge tributaria – Quo vadis?

Giu 24 • Dal Cantone, Lettori, Prima Pagina • 624 Views • Commenti disabilitati su Legge tributaria – Quo vadis?

La grave situazione delle finanze pubbliche cantonali è nota a tutti. Il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha presentato, negli scorsi mesi, un pacchetto di misure per ricuperare ben 185 milioni di franchi. Il pacchetto attualmente è all’esame della commissione di gestione del Gran Consiglio ticinese e, se tutto prosegue in modo lineare, in settembre

il parlamento cantonale procederà a discutere il messaggio e il o i relativi rapporti in merito. Recentemente, Marco Bernasconi, professore alla Supsi, in data 17 maggio sul GdP ha spiegato i motivi per cui, nonostante la manovra suindicata, la situazione finanziaria cantonale resti preoccupante.

 

Entrando nel merito di questa manovra di ben 185 milioni di franchi, se fosse accolta in toto, permetterebbe al nostro Cantone di registrare nel 2017 una maggior uscita di “soli” franchi 90 milioni e nel 2018 di franchi 45 milioni. Tenendo però presente che attualmente il debito pubblico, alla fine del 2015, è pari a 1 miliardo e 898 milioni e che alla fine di quest’anno dovrebbe assestarsi poco oltre i 2 miliardi di franchi.

Inoltre non si dimentichi che il capitale passivo cantonale arriva attualmente a 450 milioni e alla fine del 2019 dovrebbe raggiungere i 600 milioni di franchi.

Sorge subito una domanda spontanea! Come si vuole procedere per azzerare questo immenso debito? Non pensiamo che le misure proposte dal Consiglio di Stato siano sufficienti e quindi quali altre strategie si hanno nel cassetto o si dovranno mettere in atto per riportare le finanze cantonali a un riequilibrio che non obblighi ad aumentare il prelievo fiscale?

 

Il GdP, in data 16 giugno in “Focus Ticino”, pubblica poi l’opinione dei capigruppo in

Gran Consiglio in merito. Leggendo questi commenti constatiamo che ci si rende conto

del grave problema esistente, ma non si vuole entrare nel merito dei possibili – e, per noi obbligati – tagli da imporre al Governo. Il professor Bernasconi, nello scritto del 17 maggio, chiedeva di intervenire sulla legge tributaria, che ormai risale a 40 anni fa e non è più attuale, oltre che essere superata dagli eventi accaduti nel frattempo e anche da quanto, gli altri cantoni hanno già intrapreso in merito.

 

Sicuramente, constatare che il 3,3% dei contribuenti si carica del 40 % di tutte le imposte sul reddito, vale a dire 200 mio di franchi su un gettito complessivo di mezzo miliardo di franchi, o che il 25 % – pari a 50.000 persone su 200.000 – sia esentato dalle relative imposte sul reddito, ci fa ritenere che l’attuale legge tributaria non sia poi così equa nei confronti di tutti i contribuenti.

Sapere poi che 6600 contribuenti sono la colonna portante delle entrate fiscali ticinesi potrebbe anche far dubitare che, se si ritocca verso l’alto l’attuale moltiplicatore fiscale, il Ticino potrebbe trovarsi, con l’eventuale partenza di un buon numero di facoltosi contribuenti, ancora più a mal partito.

Per esempio sulla fiscalità, o sul trattamento della sostanza immobiliare, l’attuale

Consiglio di Stato ha previsto di adeguare la tassazione della stessa con l’aumento

delle relative stime, del 18 % (ma nessuno ha detto che se verrà ritoccata cantonalmente del 18 % vi sarà pure un aumento, all’incirca del medesimo valore, a livello di imposta comunale), quindi ci si ritroverà a versare un importo supplementare d’imposte che

non sarà proprio solo noccioline.

 

I vari capi gruppo indicano possibili e vaghi interventi.

 

La revisione fiscale poi – che, come qualche capogruppo propone, dovrebbe essere affidata, entro l’autunno, a un gruppo di lavoro composto da capaci funzionari assecondati da economisti con le idee ben in chiaro, per presentare così un documento innovativo della legge tributaria – è tutta da creare e da mettere nero su bianco. Quindi tante belle parole, ma di concreto niente.

                                                                                                                                      ./.

Pensiamo che qui si rischia d’eseguire una grande mole di lavoro che ci si ritrovi poi

con la montagna che partorisce il classico topolino.

Sarebbe molto più efficace istituire un gruppo di lavoro che, oltre a preparare la

revisione suddetta, si chini pure sulle uscite correnti che annualmente il Cantone sostiene e proporre dove si può e si deve tagliare.

Possibile che tutti gli incarichi che lo Stato si è attribuito durante gli anni, oggi come oggi non vi sia modo di sfoltirli o affidarli al privato?

Questo senza creare orde di poveri, e se un qualche posto di lavoro all’interno dell’amministrazione salta non è poi così drammatico.

 

Per esempio, nei prossimi tre anni controllare quanti sono i posti che si liberano per pensionamenti e sostituire gli stessi solo con trasferimenti interni. Nell’economia privata lo si fa, perché non adottare questo principio anche all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Se una segretaria, che occupa un posto all’interno delle Dipartimento finanze lascia, sostituirla con una collega che attualmente è occupata al Dipartimento delle istituzioni o al Dipartimento del territorio non deve essere un problema insormontabile.

 

Passando ai capigruppo che non condividono le idee del professor Marco

Bernasconi, comprendiamo che l’attuale situazione finanziaria del Cantone non sia, per loro, così urgente. La colpa di questo fallimento viene addebitata al sistema neoliberista che ha venduto come una panacea la politica degli sgravi alle aziende e dell’ottimizzazione fiscale.

Altro tema, secondo loro, che non farebbe fuggire i facoltosi contribuenti oltre Gottardo è che, cambiando regione, incontrerebbero difficoltà linguistiche ed è molto più complicato che in Ticino il contatto con le nuove amministrazioni cantonali e comunali.

Pensiamo che qui si sbagliano di grosso, in quanto le difficoltà da loro indicate sarebbero l’ultimo argomento che li farebbe desistere da un eventuale trasferimento.

 

Sicuramente, al momento dell’entrata in materia, in Gran Consiglio, non sarà così semplice proporre delle soluzioni che riescano a mettere d’accordo tutti e adottare quei rimedi di cui le malandate finanze cantonali, con urgenza, hanno bisogno.

 

Quindi, concludendo, il debito del canton Ticino salirà sicuramente fino al 2019 e

misure concrete saranno prese con il contagocce, tanto ci si potrà sempre aggrappare

al moltiplicatore d’imposta cantonale che si può aumentare senza problemi.

 

FRG

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