Legge d’attuazione del 9 febbraio: lo scetticismo rimane

Feb 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 2264 Visite • Commenti disabilitati su Legge d’attuazione del 9 febbraio: lo scetticismo rimane

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

A un anno dal voto, il Consiglio federale ha licenziato il suo avamprogetto della legge d’applicazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Contingenti e tetti massimi, priorità alla forza lavoro già presente in Svizzera… Chi voleva essere convinto, oggi s’è persuaso che al nostro governo federale siano improvvisamente spuntati di nuovo degli attributi che decenni di rapporti con l’UE avevano ormai ridotto a inservibili accessori ornamentali.

Perdonatemi se non mi unisco all’applauso generale – compreso quello ufficiale dell’UDC ticinese – e pongo invece un paio di domande: uno, cos’ha fatto questo Consiglio federale in tutti questi anni per giustificare la fiducia di tutti questi plaudenti, per ciò che riguarda la credibilità delle sue affermazioni (vedi: Schengen? Ci costerà 7 o 8 milioni l’anno… Dublino? Non avremo praticamente più richiedenti l’asilo illegali… Libera circolazione? Al massimo 8 o 10’000 immigranti in più l’anno…, eccetera, eccetera). Secondo, dopo che ci hanno rotto timpani e occhi con la tiritera che per l’UE la libera circolazione delle persone non è negoziabile, ci propongono un progetto di legge che va apparentemente nella direzione voluta dall’iniziativa dicendoci: “Avete visto quanto siamo bravi, siamo dei duri, teniamo testa all’UE! Oh, così di transenna, ricordatevene a ottobre quando ci saranno le elezioni nazionali, ci raccomandiamo, ricompensateci con il vostro voto. Che poi, passata la festa sarà gabbato lo Santo, è del tutto irrilevante”. Peccato che nel comunicato stampa si mettano già i piedi in avanti:  “L’ammissione per i cittadini dell’UE e dell’AELS continuerà ad essere disciplinata dall’ALC (Accordo di libera circolazione), che dovrà essere adeguato al mandato costituzionale. (Ma come, dovrà essere adeguato al mandato costituzionale, se non è negoziabile?) L’esito degli eventuali negoziati con l’UE è dunque importante per questo avamprogetto di legge, che per i cittadini di Stati terzi si orienta invece all’attuale legislazione prevedendo dei contingenti e la priorità ai lavoratori indigeni. Peccato che gli stranieri provenienti da paesi extracomunitari in Svizzera rappresentino solo uno scarso 15%. Il che significa che per l’85% degli immigranti tetti massimi e contingenti ce li possiamo sognare.

Per quanto riguarda il Ticino poi, è patetico che il Consiglio di Stato e gli altri plaudenti pretendano che Berna “abbia accettato la richiesta ticinese di includere nella legge d’attuazione anche i frontalieri”: questi sono già inclusi esplicitamente nell’articolo costituzionale 121a, votato il 9 febbraio 2014, il cui cpv 3 recita: “I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri.” E di questo si può ringraziare l’UDC ticinese, che nella seduta del Comitato centrale, seppe spiegare con successo ai colleghi d’oltralpe come frontalieri e padroncini costituissero i due problemi più acuti dell’immigrazione nel nostro Cantone. E dato che siamo in campagna elettorale, mi permetto di ricordare che il citato intervento in comitato centrale fu effettuato proprio dal sottoscritto. Il settore dei padroncini poi, non fu specificato esplicitamente, in quanto lo si riteneva implicito nella formulazione del cpv 2 “I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. L’avamprogetto del Consiglio federale tralascia invece questo settore – peraltro vitale per le PMI e per gli artigiani ticinesi – dato che prevede le misure limitative solo per i permessi della durata di oltre 4 mesi, mentre che, notoriamente, le notifiche dei padroncini valgono per tre mesi. Quindi, anche qualora si volesse concedere una, a mio avviso immeritata, fiducia al Consiglio federale, le PMI ticinesi continuerebbero a versare lacrime come fanno oggi a causa della concorrenza dell’artigianato italiano. Si ha un bel dire che l’iter è appena cominciato e che, in fase di consultazione, si possono proporre gli emendamenti necessari. Il tema dei padroncini testé citato è di importanza tale che il suo mancato inserimento nella legge non solo è in contrasto con l’articolo costituzionale, ma ne toglie gran parte dell’efficacia per quanto riguarda i problemi del nostro Cantone.

Il mio scetticismo raggiunge poi il suo massimo, quando penso che poche settimane fa è uscito il progetto di accordo fiscale Svizzera/Italia, con il quale la Berna federale è disposta a firmare una clausola ghigliottina che lo renderebbe nullo in caso di adozione da parte della Svizzera di contingenti e tetti massimi per l’immigrazione. Che credibilità ha un governo che presenta una legge la quale, se accettata nel suo principio di base (la gestione autonoma dell’immigrazione), renderebbe nullo un accordo sottoscritto poche settimane prima?

Non solo, ma il Consiglio federale fa dipendere l’applicazione dell’articolo costituzionale dall’approvazione dell’UE, la quale ha peraltro già detto urbi et orbi che la libera circolazione non si tocca. In altre parole, questo avamprogetto, che sprizza ipocrisia da tutti i pori, è sottoposto al diritto di veto dell’UE.

Il mio scetticismo – e spero quello di tanti, ma tanti altri – potrebbe essere smorzato se il Consiglio federale dicesse chiaramente che la rescissione degli accordi bilaterali è un’opzione di fronte alla quale, se necessario, non ci ritrarremo. Ma il tamtam mediatico cui abbiamo assistito durante tutto l’anno trascorso dalla votazione, indica chiaramente che la Berna federale è disposta anche a calpestare la democrazia diretta svizzera, pur di continuare sulla strada che conduce all’adesione all’UE, di cui la libera circolazione è chiaramente un tassello irrinunciabile.

Quindi non scateniamoci in applausi precipitosi, bensì procuriamoci (metaforicamente) scorte di pomodori e uova marce. Mi sa che, passate le elezioni nazionali, potremo farne buon uso.

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