Legge d’applicazione della preferenza indigena

Apr 20 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 406 Visite • Commenti disabilitati su Legge d’applicazione della preferenza indigena

Iniziativa parlamentare generica dell’UDC Ticino

A corollario di quanto proposto dalla Commissione parlamentare incaricata di attuare l’iniziativa popolare “Prima i nostri!”, l’UDC Ticino ha presentato un’iniziativa parlamentare generica volta a concretizzare il principio delle preferenza indigena tramite una legge d’applicazione concepita all’uopo. Seppure l’iniziativa è stata presentata nella forma generica, gli autori hanno pensato bene di allegare alla richiesta un modello di disegno di legge che illustra dove e come, agli occhi dell’UDC, si potrebbe agire. Così è stato presentato l’atto parlamentare alla conferenza stampa tenutasi a Bellinzona lo scorso 28 marzo con relatori Piero Marchesi, Gabriele Pinoja e Marco Chiesa:

Con la votazione del 25 settembre 2016 il Sovrano ticinese ha incaricato Consiglio di Stato e Gran Consiglio di applicare il concetto della preferenza indigena sul mercato del lavoro e di prevedere delle misure per lottare contro il diffuso dumping salariale sul nostro territorio.

La presente iniziativa generica, corredata da un disegno di legge, offre al Cantone una nuova base legale atta a raggiungere gli obiettivi sociali previsti dall’articolo 14 della Costituzione ticinese. Essi sono conformi all’articolo 121a della Costituzione svizzera. Il disegno di legge allegato esplicita pure il volere del Popolo svizzero, espresso in votazione il 9 febbraio 2014, senza tuttavia ricorrere a contingenti e tetti massimi. Certamente la presente legge d’applicazione è ben più aderente all’iniziativa contro l’immigrazione di massa di quanto lo sia la legge d’applicazione votata dal Parlamento federale che, come noto e mai confutato, non realizza i dettami costituzionali. Anzi li disattende completamente creando confusione e amarezza nella popolazione.

Il Canton Ticino ha la grande opportunità di dimostrare un più grande rispetto del volere popolare grazie a questa nuova importante legge d’applicazione.

Il principio “Prima i nostri” recentemente iscritto nella Costituzione Cantonale Ticinese non ha ancora ricevuto la garanzia federale. Alcuni esprimeranno certamente dei dubbi quanto alla sua conformità con l’ordine giuridico svizzero in particolare in rapporto all’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) in vigore tra la Svizzera e gli Stati membri dell’UE e AELE. È incontestabile che i trattati internazionali primeggino sul diritto cantonale, compreso quello costituzionale così come pure sulle ordinanze del Consiglio Federale. Una gran parte della dottrina ammette ugualmente che i trattati internazionali che fanno parte del “jus cogens” (diritto internazionale imperativo), riguardanti in particolare i diritti dell’uomo, sono di rango superiore alla stessa Costituzione federale, ragione per la quale un’iniziativa popolare che contraddica un tale principio dev’essere dichiarata nulla. A ben guardare le Camere federali non hanno dichiarato nulla l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che proponeva di scrivere un nuovo articolo 121a nella Costituzione ma essi hanno al contrario deciso di sottoporla al voto del popolo e dei Cantoni che lo hanno accettata il 9 febbraio 2014. Questa stessa Assemblea non potrebbe dunque rifiutare la garanzia alla nuova Costituzione ticinese, che è direttamente ispirata all’art 121a della Costituzione federale in quanto “Prima i Nostri” non viola una norma di diritto internazionale che s’impone in una maniera imperativa sull’ordine costituzionale svizzero. Al contrario, il Consiglio federale ha chiaramente dichiarato nel suo messaggio del 7 dicembre 2012 che in caso di accettazione dell’art 121a della Costituzione svizzera avrebbe dovuto rescindere l’ALCP, ciò che prova che questo trattato non contiene alcuna norma che lega imperativamente la Svizzera e che la Costituzione federale è di rango superiore rispetto a questo trattato. Anche lo stesso consiglio federale ha d’altro canto reiterato questa posizione il giorno seguente il voto del 9 febbraio 2014 rifiutando l’estensione della ALCP alla Croazia col motivo che la libera circolazione era diventata nel suo principio contraria all’ordine costituzionale svizzero. In quanto concretizzazione cantonale dell’art 121a della Costituzione federale, il principio costituzionale cantonale “Prima i nostri” non potrebbe essere dunque dichiarato contrario allo stesso ordine costituzionale svizzero.

Rimane la questione della ripartizione delle competenze legislative tra la confederazione e i cantoni. Il 9 febbraio 2014, il popolo e i Cantoni hanno dato alla Confederazione la competenza di legiferare in materia di protezione dei lavoratori contro gli effetti negativi nella migrazione incontrollata (Art 121a CST). I rapporti tra le competenze federali e cantonali si modificano al momento in cui la Confederazione, fondandosi su una disposizione costituzionale faccia uso della competenza che gli è attribuita. La Confederazione lo fa in principio sotto forma di una legge federale che ha per effetto di restringere le competenze dei Cantoni i quali non possono introdurre o applicare delle regole contrarie al senso e allo spirito della legislazione federale. È importante sottolineare tuttavia che le competenze cantonali non spariscono e dunque i Cantoni conservano il diritto di promulgare delle regole che occupano tutti gli spazi non coperti dal diritto federale. In materia di protezione dei lavoratori contro gli effetti negativi della migrazione incontrollata sui loro salari (dumping) e i loro impieghi (sostituzione) le lacune da colmare con il diritto cantonale sono immense in quanto il legislatore federale non ha praticamente utilizzato la sua competenza di limitare il numero di permessi rilasciati a degli stranieri. A numerose riprese, sia il Consiglio federale che il Parlamento hanno ripetuto che la legge federale detta d’applicazione che è stata approvata il 16 dicembre 2016 non costituisce una vera applicazione dell’art 121a della Costituzione federale. Invano, è sotto gli occhi di tutti, si potrebbero cercare le tracce nella legge adottata dalle Camere della nozione di contingenti o di tetti massimi all’immigrazione, ancor meno di un sistema generale che permetta di concretizzare il principio della preferenza nazionale o indigena. Nella misura in cui nulla nel progetto di legge cantonale ticinese volto a concretizzare il principio costituzionale “Prima i nostri” direttamente legato all’art 121a della Costituzione federale non entra in conflitto con la legislazione federale, il progetto di legge cantonale proposto non viola la ripartizione delle competenze ed è conforme al diritto superiore.

La legge in calce è dunque la concretizzazione del principio della preferenza indigena e della lotta al dumping salariale, conformemente al volere del Sovrano. La presente iniziativa parlamentare generica chiede dunque l’adozione di una legge che, sulla scorta dei principi e della struttura qui proposta, rispecchi quanto la Costituzione cantonale impone al Consiglio di Stato.

DISEGNO DI LEGGE

1

IL GRAN CONSIGLIO DELLA REPUBBLICA E CANTONE TICINO

Vista la Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri ( LDDS ), del 26 marzo 1931.

Visto gli articoli 121a e 193 della Costituzione Svizzera.

Visto gli articoli 13 cpv 3 e 14 b/j/k della Costituzione Cantonale Ticinese.

decreta:

Legge di applicazione della preferenza indigena (Prima i nostri)

(del X 2017)

TITOLO I Disposizioni generali

Campo di applicazione

Art. 1 1La presente legge disciplina l’applicazione del principio costituzionale concernente la preferenza indigena.

2Essa si applica al rilascio di tutti i permessi per frontalieri (G), ai permessi di dimora temporanea (L), rinnovi inclusi, e al rilascio di nuovi permessi di dimora (B).

TITOLO II Principio

Preferenza indigena sul mercato del lavoro

Art. 2

  1. È rilasciato o rinnovato alla persona che ha la nazionalità di un Paese UE/AELS un permesso di frontalieri per esercitare un’attività lucrativa dipendente (G), allorquando il datore di lavoro dimostri di non aver potuto assumere, a pari qualifiche professionali, un candidato svizzero o straniero in possesso di un permesso C, B, L.
  2. È rilasciato o rinnovato alla persona che ha la nazionalità di un Paese UE/AELS un permesso di dimora temporanea per esercitare un’attività lucrativa dipendente (L), allorquando il datore di lavoro dimostri di non aver potuto assumere, a pari qualifiche professionali, un candidato svizzero o straniero in possesso di un permesso C, B.
  3. È rilasciato alla persona che ha la nazionalità di un Paese UE/AELS un nuovo permesso di dimora per esercitare un’attività lucrativa dipendente (B), allorquando il datore di lavoro dimostri di non aver potuto assumere, a pari qualifiche professionali, un candidato svizzero o straniero in possesso di un permesso C, B.

Salari dignitosi

Art. 3 É rilasciato un permesso per stranieri che intendono stabilirsi in Svizzera per esercitare un’attività lucrativa dipendente, allorquando é rispettato il diritto ad un salario minimo che le assicuri un tenore di vita dignitoso, conformemente all’articolo 13 della Costituzione cantonale. Se un salario minimo non è garantito da un contratto collettivo di lavoro (d’obbligatorietà̀ generale o con salario minimo obbligatorio), esso è stabilito dal Consiglio di Stato e corrisponde a una percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore economico interessati.

TITOLO III Autorità e competenze

  1. a) Consiglio di Stato

Art. 4 Il Consiglio di Stato:

  1. a) assicura un rapporto adeguato fra l’effettivo della popolazione svizzera e quella straniera residente nel Cantone così come l’equilibrio ottimale nell’impiego;
  2. b) emana le disposizioni di esecuzione e di organizzazione necessarie all’applicazione della presente legge, nonché quelle complementari alle normative federali in materia di persone straniere;
  3. c) determina le procedure e i criteri per le decisioni sulle istanze volte all’ottenimento di un’autorizzazione di soggiorno o di lavoro;
  4. d) promuove l’integrazione delle persone straniere;
  5. e) emana, con facoltà di delega ai Comuni, le regolamentazioni demandate dal diritto federale per la raccolta e la gestione dei dati;
  6. f) disciplina la trasmissione dei dati tra l’autorità cantonale e quelle comunali;
  7. g) determina le tasse.
  8. h) determina l’autorità cantonale competente per svolgere le perquisizioni personali e degli alloggi.

 

  1. b) Comuni

Art. 5 1Le autorità comunali collaborano con quelle cantonali per l’applicazione delle normative sulle persone straniere.

2Esse segnalano all’autorità cantonale le irregolarità e le violazioni alla legislazione in materia di persone straniere.

  1. c) Organi consultivi

Art. 61 Il Consiglio di Stato può istituire commissioni consultive.

2Il regolamento ne stabilisce la composizione e i compiti.

TITOLO IV Informazioni

Dalle autorità

Art. 7 1Le autorità amministrative e giudiziarie cantonali nonché i Comuni, anche se vincolati dal segreto d’ufficio, comunicano gratuitamente, su richiesta scritta e motivata dell’autorità, quelle informazioni che nel caso concreto risultano utili e necessarie per la corretta applicazione della presente legge e delle normative concernenti le persone straniere.

2Esse segnalano inoltre d’ufficio all’autorità amministrativa competente tutti i casi, costatati nella loro attività, che possono dare adito a un intervento da parte dell’autorità amministrativa per violazione delle disposizioni concernenti le persone straniere.

3Le autorità giudiziarie del Cantone comunicano all’autorità, una volta cresciute in giudicato, le sentenze, i decreti di accusa e le misure penali concernenti le persone straniere.

4Se la persona straniera regolarmente e reiteratamente citata non si presenta senza giustificazione sufficiente, l’autorità può ordinarne l’accompagnamento per mezzo della polizia.

Dalle persone interessate

Art. 8 L’autorità può richiedere alla persona straniera e al datore di lavoro informazioni necessarie circa la residenza o il permesso di lavoro.

TITOLO V Tasse

Tasse

Art. 9 1Per le decisioni in materia di persone straniere viene prelevata una tassa massima di fr. 250.–.

2Sono tenuti al pagamento delle tasse, in via solidale con la persona straniera, anche altri richiedenti quali il datore di lavoro.

3Le tasse possono essere ridotte o condonate alle persone senza mezzi o di modeste risorse, agli enti di diritto pubblico, per le domande di associazioni con fini culturali o di pubblica utilità e in casi particolari previsti dal diritto federale.

Altre spese

Art. 10 1Le spese per apposite perizie, traduzioni, informazioni all’estero, ordinate per motivi giustificati, nonché altri esborsi necessari, in relazione al trattamento di una domanda, sono a carico della persona straniera, del datore di lavoro o dell’istante.

2Per prestazioni richieste d’urgenza o fuori orario il Consiglio di Stato può prevedere una soprattassa del 50%.

TITOLO VI Rimedi di diritto

Rimedi giuridici

Art. 11 1 Contro le decisioni del Dipartimento è dato ricorso al Consiglio di Stato amministrativo.

2La procedura di ricorso è disciplinata dalla Legge sulla procedura amministrativa, del 24 settembre 2013 (LPAmm), la quale regola anche le spese processuali e le relative garanzie.

TITOLO VII Sanzioni

Infrazioni

Art. 12 1Il Ministero pubblico è l’autorità competente per il perseguimento e il giudizio delle infrazioni previste dalla legislazione in materia di stranieri.

2Nella misura in cui risulta che l’infrazione è punibile con una multa non superiore a fr. 10’000.–, il perseguimento penale è demandato all’autorità amministrativa sulla base della procedura contravvenzionale.

Datore di lavoro

Art. 13 1Il datore di lavoro risponde con la persona straniera, in solido, per le spese di assistenza, di rimpatrio, legate agli oneri sociali o per eventuali cure cagionate da persone straniere occupate senza permesso.

2Lo Stato ha diritto di regresso nei confronti del datore di lavoro per le prestazioni anticipate a terzi.

TITOLO VIII Disposizioni transitorie e finali

Norma transitoria

Art. 14 La presente legge si applica alle procedure pendenti al momento della sua entrata in vigore.

Alle procedure di ricorso si applica soltanto se la decisione impugnata è stata emanata dopo la sua entrata in vigore.

Entrata in vigore

Art.15. Trascorsi i termini per l’esercizio del diritto di referendum, la presente legge è pubblicata nel Bollettino delle leggi e degli atti esecutivi e il Consiglio di Stato ne stabilisce l’entrata in vigore.

2

Modifica di altre leggi

La legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere è modificata come segue:

  • Legge di applicazione della preferenza indigena (Prima i nostri)

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