Le parole di Trump e la UE

Feb 24 • Prima Pagina • 298 Visite • Commenti disabilitati su Le parole di Trump e la UE

Dr. Francesco Mendolia

Dopo la Brexit, Donald Trump

Il mondo unipolare voluto dalle lobbies di potere mondialista sta crollando, i popoli si stanno ribellando alla dittatura globalista e il centro della civilizzazione occidentale situato negli Usa dopo la Seconda Guerra Mondiale è finito. Prepariamoci ad assistere a nuovi scenari nei prossimi mesi.

E ad una nuova politica, finalmente espressione dei popoli e non delle elites mondialiste e materialiste”. In questa intervista esclusiva per AGIELLE, lo studioso di geopolitica e teorico dell’eurasiatismo Alexander Dugin, traccia la sua analisi offrendoci un the nella splendida sede di Tzargrad Tv, a Mosca, a due passi dal Cremlino. Dugin è il direttore editoriale della testata televisiva creata un anno fa dal mecenate Konstantin Malofeev, che ha un bacino di utenza di 45 milioni di persone e ogni giorno interviene in un suo editoriale che si focalizza sulle notizie del giorno, non solo del mondo russo, ma anche e soprattutto della politica internazionale.

“La Brexit è stato il primo, formidabile colpo assestato alle elites dominanti mondialiste – spiega Dugin -. Un’Inghilterra che non fa più parte dell’Unione europea significa che un’unione continentale basata solo sull’asse franco-tedesco non ha più senso di esistere. Sono state proprio le elites globaliste, con i loro interventi e le loro imposizioni, a rendere possibile la Brexit e questo significa che domani anche la Francia, la Germania, l’Italia potranno uscire dall’Ue”.

Ma Dugin non crede possibile un ritorno all’Europa degli stati nazionali, sull’esempio del sistema nato dopo il trattato di Westphalia. “Sono convinto che assisteremo a forti convulsioni politiche interne al continente europeo – sottolinea lo studioso russo -, anche perchè adesso negli Usa è arrivato un uomo che l’establishment, trasversale ai due partiti americani (democratici e repubblicani), non sopporta e di cui non fa parte.

L’America che ha imposto il suo modello globale sull’Europa dal 1945 ad oggi è cambiata con la vittoria di Trump e i poteri globalisti hanno scelto di puntare sull’Ue e soprattutto sulla Germania di Angela Merkel per resistere a questo forte vento di cambiamento storico.

Cercheranno di resistere utilizzando i loro riferimenti politici storici come la Merkel, Hollande e la sinistra in Francia, Renzi e la sinistra in Italia e infatti pochi giorni fa Obama ha fatto il suo tour in Europa per dire loro: resistete, resistiamo”. Quindi vediamo politici europei che sono i più convinti continuatori di quel tipo di America che l’elettorato americano, votando per Trump, ha rifiutato. Un paradosso storico che però apre la strada a scenari soltanto poche settimane fa inimmaginabili.

(da Cafè de Humanitè)

 

Trump dice che l’Europa è nei guai e ha ragione

Il Washinton Post sottolinea che c’è molto di vero nelle recenti affermazioni del nuovo presidente americano sulla situazione europea: la Ue è tuttora votata all’autodistruzione, le politiche economiche continuano a causare disoccupazione di massa e sì, vengono proprio decise dalla Germania, come ha suggerito Trump. Il disagio sociale a cui spesso si fa riferimento per spiegare l’elezione di Trump in USA è in realtà enormemente superiore in molti paesi della Ue e soprattutto dell’eurozona, la cui lentezza nel dare segnali di ribellione all’establishment appare dunque quasi sorprendente.

Il ministro degli esteri tedesco parla di “agitazione e incredulità”. Il presidente francese protesta con indignazione per il “consiglio esterno” non richiesto. Perfino il segretario di stato americano John F. Kerry considera il comportamento come “inopportuno”. L’intervista di questo fine settimana al presidente eletto Donald Trump, nella quale egli ha previsto la rottura dell’Unione europea, ha certamente attirato l’attenzione. Ma a parte la costernazione che ha sollevato, nel messaggio di Trump c’è del vero. La Ue, ha notato Trump, è dominata dalla Germania.

La più ovvia conferma dell’ammonimento di Trump viene dalla Gran Bretagna, il cui primo ministro Theresa May ha appena definito il piano per una uscita “dura” dall’Unione Europea. La May avrebbe anche potuto interpretare in modo diverso l’esito del referendum di giugno sulla Brexit, cercando ad esempio un “modello norvegese”, con la partecipazione al mercato unico europeo, pur ritirandosi dalle strutture politiche della UE. Ma, per parafrasare Trump, il primo ministro ha evidentemente ritenuto che la Gran Bretagna dovesse mantenere la propria identità. La May è determinata a porre un freno all’immigrazione dalla UE, nonostante gli immigrati contribuiscano positivamente all’economia. Vuole uscire dalla Corte di giustizia europea, nonostante questo organo abbia in passato sostenuto anche gli interessi commerciali della Gran Bretagna. Nell’insieme, queste due posizioni escludono la partecipazione al mercato unico. La Ue sta per perdere la sua seconda maggiore potenza economica.

Agli americani può essere sembrato che la ripresa dopo la crisi finanziaria sia stata anemica. Tuttavia, correggendo per l’inflazione, l’economia americana è cresciuta di oltre 12 punti percentuali dal 2008 a oggi. Per contro, i 28 paesi dell’Unione europea hanno avuto una crescita complessiva di appena il 4 percento. E se considerate l’insieme dei paesi dell’eurozona tolta la Germania, il dato è addirittura negativo. Sebbene quest’anno il dollaro forte può aver aiutato l’Europa, la maggior parte dei paesi periferici, quelli sul Mediterraneo, hanno assistito a un decennio perduto.

Ovviamente questa prestazione economica così terribile ha avuto anche un costo umano enorme. Il tasso di disoccupazione nell’eurozona è al 9,8 percento, più del doppio di quello americano. La disoccupazione tra i giovani europei è ancora più spaventosa: in Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro e Portogallo, più di un quarto della forza lavoro sotto i 25 anni è disoccupata. La capacità che l’America ha avuto di rimettersi in piedi economicamente dopo il 2008 dimostra che non c’è nulla di scontato e inevitabile in tutto questo. L’Europa ha patito una catastrofe per decisione propria, e oltre a un decennio perduto si ritrova con una generazione perduta.

Le scelte che hanno portato a questa distruzione sono state prese per la gran parte in Germania, proprio come Trump sembra supporre. Angela Merkel, la cancelliera tedesca così sobria, riflessiva e anti-trumpiana, ha sistematicamente rallentato qualsiasi misura che potesse far ripartire l’economia europea. Lo stimolo fiscale, la ricapitalizzazione delle banche e, almeno all’inizio, la politica monetaria, sono stati deboli a causa della resistenza tedesca. A un certo punto di questo processo la Merkel ha agito per proteggere i risparmiatori tedeschi, il che è ragionevole, ma al tempo stesso conferma l’idea di Trump che gli interessi nazionali prevalgano sulla coesione europea. In altri momenti la Merkel non ha protetto nient’altro che la fobia tedesca per il debito pubblico e l’inflazione — senza curarsi affatto della situazione disastrosa in cui versavano i giovani nei paesi mediterranei.

La leadership europea così prudente da parte di Angela Merkel ha gettato i semi della reazione populista. C’è voluto un tempo incredibilmente lungo: per molti anni dopo l’inizio della crisi dell’euro, nel 2010, l’austerità e la disoccupazione di massa non sono state sufficienti a spingere gli elettori a votare contro i leader dell’establishment.

Se prendete Trump alla lettera, i suoi recenti commenti sull’Europa sono esagerati e confusi. I populisti possono essere in crescita ma manca ancora molto a una rottura dell’Unione e‌uropea. E denunciare la Merkel per avere aperto le frontiere del suo paese agli “immigrati illegali”, quando in realtà aveva rivolto un messaggio di benvenuto ai rifugiati, molti dei quali stavano scappando da guerre fomentate delle esitazioni degli stessi Stati Uniti, è irritante e ottuso. Ma se prendete Trump sul serio più che alla lettera — per citare una splendida distinzione fatta da Salena Zito in Atlantic — bisogna ammettere che il presidente eletto ha detto delle verità. L’Europa ha gravi problemi. È tempo che i suoi leader si accorgano che l’insieme delle politiche condotte stanno mandando in rovina gli europei.

(washington Post Fonte: http://www.sapereeundovere.com/ )

Trump: “Brexit è una gran cosa, altri Paesi usciranno da UE. NATO obsoleta”

Il presidente Usa, intervistato da Bild e Sunday Times, insiste sul bisogno di riforma del Patto Atlantico. Una posizione sulla quale concorda la Russia, al contrario di Berlino. Il tycoon, poi, annuncia probabili restrizioni per gli europei che viaggiano negli Stati Uniti. Fiducia a Putin, Nato da riformare e critiche alla politica pro-immigrati di Angela Merkel. Donald Trump parla al quotidiano tedesco Bild e al britannico Sunday Times e delinea le sue posizioni rispetto al Regno Unito post-Brexit e ai rapporti con la Russia, che vorrebbe sollevare dalle sanzioni imposte a seguito della crisi ucraina e dell’ipotesi di interferenze informatiche nelle ultime elezioni americane. Sono le prime interviste da presidente eletto rilasciate a giornali europei. La Nato.,un’organizzazione che per il neo presidente “è obsoleta. Non è attrezzata per combattere il terrorismo islamico e i suoi membri si appoggiano sull’America, non pagano quello che dovrebbero pagare”. Interviene d’accordo con lui il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, secondo cui la Nato “è veramente un anacronismo, anche noi siamo d’accordo su questo. È da tempo che esprimiamo la nostra visione su questa organizzazione” che “è poco probabile che possa essere definita una struttura moderna che risponde ai principi di stabilità, di sviluppo stabile e di sicurezza”. Ma da Berlino arriva la replica dei portavoce del ministero della Difesa e degli Esteri che ribadiscono come il Patto atlantico non sia “obsoleto”.

(Da il fatto quotidiano.it 16 gennaio 2017 di F.Q)

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