Le manipolazioni della SEM e considerazioni generali

Ott 22 • Lettori, Prima Pagina • 49 Visite • Commenti disabilitati su Le manipolazioni della SEM e considerazioni generali

Arch. Vittorio Pedrocchi, Locarno

Recentemente un quotidiano ticinese intitolava con toni trionfalistici un articolo:

“ Stranieri: l’immigrazione è in calo – nel primo semestre del 2017 tra arrivi e partenze è diminuita del 12%. La Confederazione perde d’attrattiva in particolare per i cittadini dell’Unione europea”.

Considerazioni:

In sintesi il saldo migratorio si attestava nel primo semestre del 2017 a + 25’526 nuove presenze, il che vuol dire, più di 50’000 immigrati nell’arco di un anno; un successo incredibile a detta degli addetti alle statistiche non solo, ma anche da parte del CF.

Un CF che nel lontano 2005, in occasione della famigerata votazione “Schengen – Dublino”, propagandava subdolamente e disonestamente assieme alle altre bugie e consapevole di affermare il falso e quindi consapevole di ingannare il popolo, che gli immigrati sarebbero stati al massimo 8000 nell’arco di un anno.

In seguito alla famigerata libera circolazione, abbiamo assistito in questi ultimi dieci anni a un aumento esponenziale di arrivi di circa 800’000 immigrati, il 10% cioè della popolazione nazionale, con conseguenze deleterie sotto tutti i profili, che le autorità preposte cercano in tutti i modi di mascherare: oltre all’esplosione non più controllata dei costi sociali connessi, si assiste impotenti alla cementificazione disordinata e selvaggia del territorio con il conseguente degrado urbanistico del paese, alla progressiva congestione delle strade, del traffico automobilistico e ferroviario che impongono continui allargamenti ed espansioni delle vie di comunicazione, alla necessità di nuove strutture abitative, scolastiche, ospedaliere, assistenziali, carcerarie ecc.

Interventi che, una volta conclusi, si dimostrano regolarmente insufficienti e quindi nuovamente bisognosi di espansione. Una triste realtà che sta riducendo la Svizzera a un’immensa periferia disordinata e triste attorno alle città più popolose, a spese della natura e del paesaggio sempre più aggredito e deturpato.

Il pensiero ritorna con nostalgia, sì proprio con nostalgia, al Ticino e ovviamente alla Svizzera degli anni 50, abitato da circa la metà della popolazione attuale; nostalgia e rammarico per la perdita definitiva di una quantità di autentici valori che permeavano le relazioni umane e sociali. Ogni abitato era definito urbanisticamente da un nucleo, e tra un abitato e l’altro si estendeva la campagna con superfici libere, verdi o coltivate, dei polmoni naturali ormai annientati.

Ci si chiede a questo punto che senso possa avere una costante, inarrestabile e assurda massificazione di popolazione su un territorio che non aumenta di un centimetro quadrato la sua superficie, e soprattutto ci si chiede quali saranno i risultati finali e le previsioni a lungo termine di queste demenze politiche.

Oltre a tutto ciò la popolazione svizzera è bersagliata da continui messaggi pseudo-positivi provenienti dalle organizzazioni economiche, SECO in testa, e falsati da statistiche non verificabili per dimostrare che tutto va bene; in particolare vengono costantemente mitizzati gli effetti benefici della libera circolazione delle persone; affermazioni inutili, visto il degrado generale, che ormai non incantano più nessuno; (vedi, per esempio, dati mendaci sull’effettivo tasso di disoccupazione nazionale ecc. , che furbescamente non includono coloro che ai contributi di disoccupazione non hanno più accesso).

L’aumento del benessere generale celebrato in ogni occasione da queste organizzazioni – che ovviamente danno l’assoluta precedenza al loro personale arricchimento finanziario – è solamente una delle tante tattiche per tener tranquilli i cittadini; per loro, in realtà, la qualità di vita delle persone viene ridotta esclusivamente a un fatto economico, ignorando, scientemente ben altre priorità nella scala delle aspirazioni e dei valori umani.

Ma alla base di tutto c’è un altro progetto, segreto, inquietante, perverso: l’eliminazione metodica, graduale e costante della democrazia diretta, dove il cittadino, per intanto, è il protagonista assoluto.

È ormai spudoratamente palese, l’attitudine del Consiglio federale, delle Camere e del Tribunale federale, a voler progressivamente indebolire il potere decisionale riservato dalla Costituzione al cittadino svizzero, per appropriarsene pezzo dopo pezzo, fino a degradarlo ad un curioso sondaggio d’opinione privo di valore.

Una tattica subdola e perversa, pianificata nel tempo da un pugno di personaggi che si sentono investiti da supremi poteri decisionali e personali, per stancare e dominare progressivamente il cittadino con i suoi diritti e per renderlo, alla fine, totalmente ininfluente: la strada verso una dittatura vera e propria, camuffata da democrazia costituzionale.

Prove inconfutabili di tanta disonestà istituzionale, sono gli ormai innumerevoli responsi di votazioni popolari, non solo ignorati ma addirittura calpestati e stravolti dal Potere; e lo è ora, il proditorio e ormai palese tentativo di sottomettere la Svizzera al Potere europeo con il famigerato “Accordo quadro”, in aperto disprezzo e violazione della Costituzione federale; accordo che il CF ha tentato invano di ratificare con segreti tentativi legali per evitare il verdetto popolare; “Accordo quadro”, quindi, definito furbescamente e disonestamente con acrobazie linguistiche quali: “Adattamento della via bilaterale”, che in realtà segnerebbe la fine della libertà, dell’indipendenza e della democrazia elvetica, unica al mondo e invidiataci da tutto il mondo.

Vogliono essere queste considerazioni non solo una fiera denuncia delle perverse trame del potere politico ed economico ma specialmente un invito, un incoraggiamento, uno stimolo a non cedere di fronte a queste minacce, un incentivo per difendere con ancora maggior forza ed entusiasmo la nostra libertà, indipendenza, democrazia e potere decisionale.

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