Le granitiche certezze…

Gen 30 • L'editoriale, Prima Pagina • 409 Views • Commenti disabilitati su Le granitiche certezze…

Eros N. Mellini

Quando c’è da combattere una posizione in campagna di voto, emergono le certezze «granitiche» – a detta di chi le esprime, quindi, indiscutibili – degli scenari che si avvererebbero in caso di una scelta popolare contraria alle proprie convinzioni. Ora, si potrebbe obiettare che ambedue i fronti – perlomeno i loro fautori intellettualmente onesti – siano di solito convinti «graniticamente» di ciò che affermano, ma il ricorso esagerato allo spettro di scenari catastrofici, un vero e proprio terrorismo psicologico nei confronti di chi è chiamato a votare, è stranamente prerogativa dell’establishment e delle autorità, ostili a qualsiasi cambiamento che possa attentare anche minimamente il loro potere.

La lezione del 1992

Eppure, qualche esempio di quanto le minacce di catastrofi incombenti siano campate in aria non manca. Primo fra tutti, la campagna e il post votazione che nel 1992 segnò il NO svizzero allo Spazio economico europeo. Gli scenari catastrofici di allora – che sono poi gli stessi di oggi nei confronti dell’opposizione all’immigrazione incontrollata – erano molteplici e riassumibili in un breve concetto: la fine della Svizzera. Degli ostinati testoni come i consiglieri federali di allora, Felber e Delamuraz – quest’ultimo aveva definito il 6 dicembre 1992 una «domenica nera» per la Svizzera – furono peraltro smentiti totalmente nel loro assurdo pessimismo. A parte il fatto che non è facile che al giorno d’oggi un paese, in particolare se economicamente sano – nonostante gli sperperi di una Berna federale sinistroide e spendacciona – come la Svizzera, crolli a seguito di una singola scelta politica dei suoi governanti, dopo il 1992 non si avverò alcuno degli scenari catastrofici paventati: crescita economica, grado d’occupazione, investimenti, stabilità monetaria, eccetera, tutto sta a indicare che siamo messi meglio dell’UE in generale e di qualunque dei suoi Stati membri. Alla faccia delle «granitiche», quanto errate, convinzioni dei sostenitori di un’adesione allo SEE.

NO Billag – Convinzioni (ma forse soltanto affermazioni) altrettanto «granitiche»

Con l’iniziativa NO Billag, il fenomeno si ripropone. Ma mentre gli iniziativisti sono persuasi che, al pari della Svizzera del 1992, la mastodontica SSR/SRG non crollerà e sono disposti ad accettarne (anzi quello è proprio l’obiettivo dell’iniziativa) un sensibile ridimensionamento, il fronte del NO all’iniziativa evoca scenari apocalittici fra cui la chiusura tout court dell’azienda, con conseguenze di licenziamenti (e qui la cosa ci starebbe anche, ma non nelle dimensioni paventate), di sparizione del «servizio pubblico» – qualsiasi sia l’interpretazione che vogliamo dare a questo termine – crollo della coesione nazionale, e non sono ancora andati a interpretare Nostradamus al riguardo, ma è verosimilmente solo una questione di tempo.

Nella loro «granitica» convinzione, escludono che ci possa essere un piano B. In realtà, se tale piano B non esistesse, sarebbe la dimostrazione che la SSR/SRG è gestita da incapaci (per usare un eufemismo) che quindi non meritano altro che perdere il posto di lavoro. Molto più verosimile è invece che il piano B esista – la conduzione dell’azienda basata su parametri del settore privato non può né deve essere un mito – solo che, evidentemente, non lo possono ammettere in campagna di voto, pena andare incontro a una solenne sconfitta.

E adesso è la volta dell’iniziativa per un’immigrazione moderata

L’iniziativa è stata lanciata dall’UDC e dall’ASNI il 16 gennaio, e presentata al pubblico in conferenza stampa due giorni dopo (in Ticino tre), quindi la prima profezia apocalittica di Rocco Cattaneo in un’intervista a LiberaTV, presentata in contemporanea alla pubblicazione dell’iniziativa nel Foglio federale, ha un nonsoché di operazione preventiva. Una sorta di profilattico anticoncezionale. Palesemente bucato, però, visto che l’iniziativa ha comunque visto la luce e apparentemente non ci metterà molto a raccogliere le 100’000 firme necessarie. Ma se catastrofismo deve essere, la tempestività non è mai abbastanza, l’importante è avere la convinzione «granitica» che «cadranno anche gli altri accordi, in virtù della famosa “clausola ghigliottina”, il che significa che non avremo più accesso ai mercati europei che assorbono i due terzi del nostro commercio di esportazione» e che politicamente «per la Svizzera ci saranno solo due soluzioni: l’isolamento o l’entrata in Europa». Che l’accesso al mercato europeo sia garantito non dai bilaterali, bensì dal precedente accordo di libero scambio Svizzera-UE del 1972 e che, comunque, la possibile – ma tutt’altro che dimostrata a priori, visto che vanno più nell’interesse dell’UE che della Svizzera – caduta di altri accordi bilaterali per effetto della clausola ghigliottina riguarda soltanto sei di questi, non scalfisce minimamente la «graniticità» delle convinzioni di Rocco Cattaneo. E, apparentemente, nemmeno di quelle del consigliere federale Johann Schneider-Ammann, cui una non meno «granitica» certezza fa già pronosticare che l’iniziativa sarà respinta.

In certi casi non c’è niente di più «granitico» del ridicolo.

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