Le denuncie del popolo dei social network

Set 19 • Dal Cantone, L'opinione • 1267 Visite • Commenti disabilitati su Le denuncie del popolo dei social network

Lara Filippini Deputata UDC in Gran Consiglio

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio

In certi casi, il popolo dei social network, ha il pregio di far emergere fatti che, in un modo o nell’altro, ci toccano personalmente, innescando a volte un vero e proprio tamtam mediatico tanto da ottenere l’attenzione della stampa e della televisione.

Gli utenti diventano quindi quasi dei giornalisti in erba, segnalando attraverso fotografie o semplicemente raccontando un episodio, dei fatti avvertiti da noi ticinesi in questo periodo come essenziali, in primis il problema del lavoro.

Inutile dire, ma importante forse ribadirlo, che il popolo della rete ticinese, si scatena in particolar modo quando si tratta di frontalieri, padroncini, permessi di lavoro e assistenza a persone che qui risultano bisognose, ma nel loro paese risultano come pluripregiudicate e via discorrendo.

I dibattiti che si scatenano, evidenziano ovviamente diverse visioni del problema, ma ciò che emerge in tutti i discorsi è la sofferenza, il disagio e quasi l’impotenza di cambiare le cose per migliorare l’accesso al lavoro o a determinati servizi da parte dei ticinesi.

Molti di loro ovviamente chiedono a gran voce l’intervento della politica e dei politici, ma la domanda mi sorge spontanea: quanti di coloro che si lamentano hanno votato NO ai bilaterali?

Sì, perché sono i bilaterali la nostra croce e guai a chi lo nega! Il nostro è un cantone di confine, confrontato con diverse problematiche proprio legate a questi accordi siglati con l’Unione Europea.

Un esempio mi si è presentato proprio negli scorsi giorni tramite Facebook: una persona, posta una mail di candidatura spontanea inoltrata presso il suo ufficio, chiaramente anonimizzandola.

In tale mail, questa persona, risponde gentilmente al candidato (frontaliere!) che, per politica aziendale, assumono solo locali.

Tale scelta stupisce, ma allo stesso tempo rincuora quei ticinesi ancora in cerca di lavoro che, dalla famosa campagna Balairatt (2010), hanno visto passare i frontalieri da 48’000 unità alle attuali 58’000!

Quello che stupisce e che personalmente mi ha lasciato l’amaro in bocca, è stata la risposta del suddetto frontaliere che – con tono saccente, strafottente e pure un po’ spocchioso – risponde che lui convive già da 3 anni qui in Ticino (!), ma che per comodità (???) non ha mai preso il permesso B.

Giustamente gli utenti del social network si scatenano, urlano allo scandalo, all’ennesima presa per i fondelli di noi ticinesi e che sarebbe stato opportuno segnalare il fatto all’ufficio permessi.

Sarei stata la prima a farlo (!) se non fosse che accettando i bilaterali abbiamo approvato anche un nuovo status di frontaliere.

Già, ora il frontaliere – perdonatemi il gioco di parole – non ha più frontiere; non è più la persona che abita in un raggio di 10 km dal confine; ora volendo potrebbe venire anche da Londra, soggiornare beatamente sul nostro territorio, ma con la clausola che una volta a settimana se ne torni nel suo bel paesello. Ma chi li controlla? E come? Sono ormai troppi, impossibile un controllo capillare, casa per casa, per vedere se rispettano tale clausola o no, ma sono sicura che di infrazioni ne troveremmo più di una in proposito. Nessuna regola all’apparenza, pochi controlli e, oltre al danno, pure la beffa di vedersi sfottere per il fatto che praticamente non servono più permessi per lavorare sul nostro suolo.

Vedete dunque in che gioco perverso, in quale spirale discendente e negativa siamo finiti? E il tutto perché si sono decantati più i vantaggi dei danni (e che danni!) che ci avrebbero portati i bilaterali. Gli euroaccecati però continuano a tesserne le lodi e a metterci in guardia del pericolo di rescindere i bilaterali. E non si fermano di certo, neanche di fronte alla recente cronaca nera (?) degli Stati europei che ci attorniano, ormai alla canna del gas, alla ricerca di un modo per sopravvivere agli assurdi parametri di Maastricht.

Ormai abbiamo toccato il fondo, gli accordi vanno rescissi e casomai rivisti, ma questa volta che siano accordi a nostro vantaggio, perché siamo stufi di dare!

L’unica alternativa valida, naturalmente targata UDC, è l’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa” che ha raccolto a tempo di record oltre le firme necessarie affinché il popolo possa votare.

Non facciamoci spaventare dal fatto che proprio oggi, venerdì 19 settembre, la camera agli Stati abbia respinto la nostra iniziativa; questo infatti è solo un ulteriore campanello d’allarme che ci viene lanciato, di uno strisciante avvicinamento all’UE a scapito nella nostra popolazione. Quindi non fatevi ingannare e quando sarà il momento sostenete l’iniziativa volta a mettere un freno a questa eccessiva immigrazione!

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