Le consultazioni propagandistiche sull’accordo-quadro istituzionale con l’UE sono cominciate

Feb 11 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 137 Views • Commenti disabilitati su Le consultazioni propagandistiche sull’accordo-quadro istituzionale con l’UE sono cominciate

di Roger Köppel, consigliere nazionale, Küsnacht (ZH)

Il Consiglio federale ha avviato le cosiddette “consultazioni” sul progetto d’accordo-quadro istituzionale UE-Svizzera. Il reale obiettivo di questi colloqui con dei gruppi d’interesse politici non è di consultare, bensì di fare della propaganda su vasta scala a favore di questo accordo-quadro che Bruxelles cerca di imporre alla Svizzera, per sottometterla al diritto UE, ai giudici UE, alle sanzioni UE e alle ghigliottine UE. Un classico trattato di sottomissione o trattato coloniale.  

Concretamente, la Svizzera dovrebbe in futuro applicare le leggi emanate dall’UE. Il popolo, i cantoni e il parlamento sarebbero esautorati dal loro ruolo di legislatore. Se la Svizzera osa rifiutare del diritto UE, Bruxelles ha l’esplicito diritto di emettere delle sanzioni. L’ultima istanza giudiziaria in caso di controversie è la Corte di giustizia UE. Il presunto tribunale arbitrale, vantato a gran voce dal Consiglio federale è, secondo i termini dell’accordo, “obbligatoriamente vincolato” alle sentenze della Corte di giustizia UE. Questa istituzione non è quindi indipendente e non è altro che un ingannevole esercizio alibi, come ha sottolineato il professor Carl Baudenbacher, per molti anni presidente del tribunale presso l’Associazione europea di libero scambio (AELS).

Il divieto di certe sovvenzioni pubbliche mette i cantoni sotto tutela

Queste consultazioni rivelano soprattutto l’estrema debolezza di cui sta dando prova il Consiglio federale in questi negoziati. Prima di avviare quest’ultimi, il governo aveva stabilito delle “linee rosse”, dunque dei limiti insuperabili e non negoziabili: esclusione della direttiva sulla cittadinanza europea e protezione dei salari per mezzo di misure d’accompagnamento. Oggi non se ne vuole ricordare. Lo scopo di queste consultazioni è evidentemente di cedere a Bruxelles su tutto e cancellare delle linee un tempo rosse, ma che stanno impallidendo vieppiù di giorno in giorno fino a diventare invisibili.

Dei pareri giuridici di studi d’avvocati internazionali parlano di una “pericolosa bustina con sorpresa” con riferimento al progetto di accordo-quadro istituzionale. Il divieto, preteso dall’UE, di certe sovvenzioni pubbliche, avrebbe l’effetto di mettere i cantoni sotto tutela e di sopprimere il federalismo svizzero. Concretamente, sarebbe proibito in Svizzera sovvenzionare associazioni di sportivi professionisti, ospedali pubblici, ostelli della gioventù, piscine, musei, archivi, teatri, enti culturali sostenuti dallo Stato, banche cantonali con garanzia statale, centrali elettriche, eccetera. Gli esperti mettono anche in guardia contro gli effetti dell’accordo-quadro sui regimi fiscali cantonali che dovrebbero sparire.

Questo accordo distrugge dei rapporti su un piede di parità

Partendo da questa realtà, l’UDC chiede ancora una volta al Consiglio federale e al Parlamento di rifiutare questo inammissibile trattato di sottomissione, questo indegno trattato coloniale, questa “bustina con sorpresa” estremamente pericolosa per la Svizzera.  Bisogna far capire all’UE che questo accordo-quadro istituzionale distrugge gli attuali rapporti bilaterali, dunque delle relazioni fra partner su un piano di uguaglianza, rimpiazzandoli con un regime di sottomissione da parte della Svizzera. Dei rapporti di questo tipo minerebbero alla base tutti i pilastri essenziali del nostro Stato e minaccerebbero la pace sociale, la democrazia, lo Stato di diritto e la prosperità. È escluso che la Svizzera si avventuri su un terreno così sconosciuto, ma fortemente minato.

Come il Consiglio federale, il PLR, il PPD e l’associazione economiesuisse dicono “SÌ, ma…” a questo trattato istituzionale di tipo coloniale. L’UDC è il solo partito a non aver mai cambiato posizione e a rifiutare questo accordo per delle ragioni di principio. La Svizzera non può e non deve in alcun caso diventare uno Stato vassallo dell’Unione europea!

 

Berna, 11 febbraio 2019

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