L’astuzia della Svizzera

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Roger Köppel Capo-Redattore Die Weltwoche

Roger Köppel
Capo-Redattore
Die Weltwoche

Dalla Weltwoche del  13 marzo 2016 un eccellente editoriale di Roger Köppel

Il Consiglio federale è schiavo della sua ricattabilità. Tuttavia potrebbe anche andare bene con l’Europa

 

L’ultimo e probabilmente unico paese al mondo che si attiene servilmente alle direttive dell’UE è lo Stato non membro dell’UE Svizzera. Per il Consiglio federale, non solo sono sacre le tavole della legge dell’UE. Il nostro governo trasale già quando l’UE appena accenna, ammonisce, suggerisce, mormora o si irrita. Le nostre autorità bernesi sono campionesse del mondo nel presentire dei desideri che peraltro non sono ancora chiari nemmeno a chi li esprime; geniali esecutrici di intenzioni non ancora espresse.

La leggendaria capacità degli Svizzeri, grazie al loro plurilinguismo, d’immedesimarsi camaleonticamente in altre persone si intensifica nei rapporti con l’UE al punto di misconoscere i propri interessi a favore di quelli dell’altro. Ciò che Bruxelles vuole o forse potrebbe volere, ha già per Berna il carattere di obbligo incontestabile, di un ordine, perché dalla buona disponibilità di Bruxelles, secondo il Consiglio federale, dipende la stessa sopravvivenza della Svizzera.   

Il Consiglio federale si crogiola in fantasie di un collasso che s’è messo in testa da solo. Esso s’inebria nella presunta impossibilità di successo della sua posizione negoziale. Con il costante riferimento alla necessità esistenziale della smisuratamente sopravvalutata via bilaterale, il governo  è schiavo della sua stessa ricattabilità. Si muove, nei confronti dell’UE, in una situazione di assoluta impotenza con la quale, nel contempo, giustifica i finora scarsi risultati dei suoi negoziati.

La nostra politica europea è diventata purtroppo un rituale di sottomissione. La psicologia forense parla di una «sindrome di Stoccolma», quando un ostaggio sviluppa un innaturale affetto per il sequestratore. La politica europea ufficiale della Svizzera è una forma politica aggravata di questa malattia, la quale fa sì che la vittima s’innamori segretamente del suo aguzzino. 

Peraltro sarebbe facile: dal 9 febbraio 2014 il Consiglio federale ha un chiaro mandato. Deve finalmente limitare l’immigrazione sfuggita di mano. Popolo e cantoni si sono pronunciati contro la libera circolazione delle persone con l’UE. Essi vogliono che in futuro siano in vigore come in passato i contingenti e i tetti massimi, come pure la preferenza indigena. Preferenza indigena e contingenti sono il contrario della libera circolazione delle persone. E quindi l’abrogano.

Tuttavia, il fatto che la libera circolazione delle persone sarebbe abrogata, non significa ancora che per questo che si debba seppellire automaticamente l’intero accordo. È immaginabile, e anche probabile, che l’UE e la Svizzera si intendano su un nuovo accordo conforme all’iniziativa. L’UE vuole assolutamente evitare una rescissione da parte della Svizzera dell’accordo assurto a simbolo. Sarebbe una caduta d’immagine e un segnale agli Stati membri dell’UE come la Gran Bretagna, che possono anche loro abrogare la sgradita libera circolazione. L’UE vuole evitarlo. E perciò sarà disposta a concessioni.  

E altrimenti cosa succede? La Svizzera potrebbe sopportare una rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone. L’interesse reciproco in una buona collaborazione è grande. L’affermazione secondo cui l’UE sarebbe ostinatamente irremovibile e perciò la Svizzera non avrebbe alcuna chance, ignorano la realtà. L’UE ha dimostrato negli ultimi anni di andare contro quasi tutti i suoi “princìpi non negoziabili” quando le circostanze lo richiedono – dall’aumento del disavanzo fino a Schengen/Dublino. Inoltre, il Consiglio federale non si trova in una cattiva, bensì in una buona posizione negoziale. C’è una decisione popolare alla quale si può fare appello. La Svizzera non è membro, ma è uno dei migliori clienti dell’UE. L’UE esporta in Svizzera più di quanto ne importi. L’asse di traffico attraverso il San Gottardo è vitale per i nostri vicini. L’interesse reciproco prevale sulle divergenze d’opinione riguardo alla libera circolazione delle persone.  

Cosa valgono le recenti proposte del Consiglio federale? È già bello che – sebbene contro i suoi propri istinti – si attiene a un’applicazione unilaterale della decisione popolare contro l’immigrazione di massa. Il meccanismo con «valore-soglia» e «clausola di salvaguardia» è nebuloso, l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia è probabilmente anticostituzionale. L’inasprimento delle «misure accompagnatorie» va nella direzione sbagliata. Ed è sconsiderata l’idea di integrare nel mercato del lavoro i richiedenti l’asilo respinti ma accolti provvisoriamente. È tuttavia ancora possibile che il tentativo del Consiglio federale serva da base per una legge sulla quale ci si possa accordare con l’UE nel senso citato sopra. Occorre però la pressione di tutti coloro che tengono all’indipendenza.  

La genialità della Svizzera sta anche nel fatto che spesso si trovano delle buone soluzioni contro il parere delle autorità competenti. Tutti litigano con tutti, un consenso sembra fuori portata, ma poi germoglia a un certo punto, quasi invisibile agli interessati, il raziocinio salvatore. L’astuzia del nostro sistema sta nella sua intelligenza collettiva, che è molto di più dell’intelligenza sommata delle persone che agiscono in questo sistema. Forse, nella nostra politica europea, stiamo per raggiungere il punto in cui alla presunta impraticabilità dei progetti ufficiali, contrapporremo senza accorgercene la genialità di una via d’uscita da nessuno prevista. Spesso la Svizzera funziona non per merito, bensì nonostante i suoi politici.   

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