L’abolizione della sezione Donne UDC: una scelta ragionevole

Apr 29 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 396 Visite • Commenti disabilitati su L’abolizione della sezione Donne UDC: una scelta ragionevole

Lara Filippini Deputata UDC in Gran Consiglio Membro Comitato del partito nazionale

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio
Membro Comitato del partito nazionale

Mantenere o no la sezione femminile dell’UDC a livello nazionale? Questa era solo una delle tante trattande sulla quale mi sono chinata quale membro del comitato centrale il 24 aprile. I media vorrebbero fare apparire questa decisione come qualcosa di affrettato e insensato, ma nella realtà dei fatti questa scelta è frutto di una decisione maturata nel tempo.Se in alcuni cantoni, la sezione cantonale esiste e funziona, a livello nazionale cominciava ad accusare qualche colpo, per scarsità di interesse, tant’è che già l’ex presidente della sezione femminile ne aveva proposto in comitato la chiusura.

Durante questa riunione ho votato a favore dell’abolizione di questa sezione, e con me altre donne presenti, perché non ci riteniamo una “minoranza” da tutelare – che per noi equivale alla vera essenza del maschilismo – e anche perché riteniamo di essere assolutamente alla pari dei nostri colleghi uomini all’interno del nostro partito.Personalmente non ho mai avuto la sensazione, né a livello cantonale né nazionale, di avere minore spazio rispetto a un uomo, proprio perché ritengo siano ancora le proprie capacità e il proprio lavoro a differenziare una persona e non il proprio genere. Prova ne è che nel nostro partito diverse donne ricoprono ruoli chiave, donne che hanno saputo emergere comunque al di là delle differenze di genere, proprio per le loro qualità senza che nessuno buttasse loro petali di rosa ai piedi sui quali camminare o creasse per loro delle corsie preferenziali.

Scegliere, come donna, di aderire a un partito di destra è già di per sé una scelta forte, determinata, coraggiosa e, per certi versi, controcorrente rispetto a scelte più “politically correct”, ma che importa quando in ballo c’è il bene della nostra nazione e il futuro dei nostri figli?

Ho sempre sostenuto, e continuerò a farlo, che sono contraria alle quote rosa nei diversi gremi, e così anche all’interno di un partito.

Sì, sono una donna ma, anche e soprattutto, sono una persona con le sue qualità e i suoi difetti tanto quanto un uomo e le battaglie per le problematiche attuali e quelle che ci aspettano nel prossimo futuro, meritano ben più attenzione di una battaglia per mantenere una sezione femminile. Già, altrimenti, perché non battersi anche per creare una sezione uomini? Quote rosa? No grazie, siamo un’unica e grande famiglia, uniti con l’unico desiderio di difendere il nostro paese e i propri concittadini.

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