La valle del caos

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Roger Köppel Capo-Redattore Die Weltwoche

Roger Köppel
Capo-Redattore
Die Weltwoche

Dalla Weltwoche del 7 dicembre 2016 l’editoriale di Roger Köppel

Come durante la seconda guerra mondiale, contiamo sugli Inglesi

di Roger Köppel, Consigliere nazionale, capo-redattore della Weltwoche

Sono ormai passati tre anni da quando la maggioranza dei cantoni e degli cittadini ha votato l’adozione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Le rivendicazioni più importanti di questa votazione popolare erano inequivocabili: La Svizzera deve di nuovo gestire sovranamente la sua immigrazione. Gli strumenti seguenti sono stati iscritti nella Costituzione: fissazione di tetti massimi e contingenti comprendenti i rifugiati riconosciuti; preferenza accordata alle Svizzere e agli Svizzeri nella ricerca dell’impiego; restrizioni concernenti la percezione di prestazioni sociali. L’articolo 121a della Costituzione vieta infine la stipulazione di trattati internazionali che contrastano con queste disposizioni.

Ma non rimane più nulla ormai di questa volontà popolare peraltro chiaramente espressa. Le Camere hanno completamente falsato l’oggetto della votazione, con una maggioranza consolidata contro il popolo e i cantoni. 

I tetti massimi e i contingenti  sono stati soppressi. La regolamentazione autonoma dell’immigrazione è finita nel dimenticatoio perché non piace all’UE. Anche le misure d’accompagnamento sociali sono sparite – senza parlare poi del divieto di stipulare accodi internazionali  che violano l’articolo costituzionale. La consigliera federale Sommaruga è fermamente decisa, contrariamente alle precedenti promesse, a estendere la libera circolazione delle persone alla Croazia, peraltro in contraddizione con il testo della Costituzione.  Anche chi non aderirebbe all’UDC nemmeno sotto l’influenza di droghe o sotto minaccia di violenze, converrà che una tale violazione della Costituzione non s’è mai presentata nella storia della Svizzera.

“Se mi fossi presentato con un progetto come quello adottato oggi dal Consiglio nazionale, il Parlamento mi avrebbe fatto a pezzi”, ha scherzato a margine delle discussioni il segretario di Stato Mario Gattiker, alto funzionario delle migrazioni di Sommaruga.

Gattiker ha ragione. Il Parlamento non si limita a essere succube del Consiglio federale. Agisce disonestamente. Quelli che violano la Costituzione presentano delle argomentazioni che, durante la campagna di voto, sono già state respinte dal popolo. Era infatti chiaro fin da allora che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa non era compatibile con la libera circolazione delle persone. Già allora si brandiva la minaccia che la sua adozione avrebbe potuto compromettere i Bilaterali I. Tutto ciò era già sul tavolo ed è stato ampiamente dibattuto. Ciò nonostante, una maggioranza l’ha approvata. Gli stessi che hanno promesso un’«applicazione alla lettera» poco dopo il voto, sono quelli che oggi predicano il contrario. Sorridendo con sufficienza, ridacchiando, con un’arroganza incredibile, fanno “orecchio da mercante” (Kurt Fluri) quando l’UDC raggirata o qualche membro del PPD, a giusta ragione indignato, sollevano la questione della costituzionalità.  

Una volta di più, i media hanno una posizione subdola. La SSR/SRG, il Tages-Anzeiger, Ringier e la NZZ non alzano il velo che nasconde il modo con cui si sta imbrogliando il popolo. Lo dissimulano in maniera rivelatrice. Il bel commentatore della SRF, Christoph Nufer, parla di “teatro” quando qualcuno a Palazzo federale si alza per rifiutare l’affossamento delle decisioni popolari. I media diffondono pure, senza essere smentiti, la menzogna proclamata da coloro che violano la Costituzione, secondo cui una decisione di “priorità agli indigeni” sarebbe stata presa. Ciò che il consigliere PLR Philipp Müller e i suoi alleati intendono decidere è il contrario di una preferenza nazionale. La priorità agli indigeni significa che, in caso di ricerca di un impiego, gli Svizzeri e gli stranieri residenti e attivi professionalmente in Svizzera hanno la priorità sugli stranieri. La pubblicità menzognera di Müller rende nulla questa distinzione. Secondo il suo modello, non c’è più alcuna differenza sul mercato del lavoro fra gli Svizzeri e gli stranieri, fra i candidati a un impiego svizzeri e quelli provenienti dall’UE e dall’AELS. Esso mette gli Svizzeri su un piede di parità con i cittadini dell’UE. Per Müller, 500 milioni di Europei fanno parte del territorio nazionale svizzero.

Ma finiamo questa tetra diagnosi e tentiamo un’interpretazione filosofica confortante: la Svizzera è un’anarchia. È ammirevole vedere come l’interazione di persone così differenti, con delle motivazioni a volte anche bizzarre, produca delle decisioni sorprendentemente ragionevoli. Il Parlamento, l’amministrazione, il Consiglio federale e, beninteso, anche Philipp Müller e Kurt Fluri, sono parte integrante di questa “Valle del caos” di opinioni, argomenti, risentimenti e sconcerti . E sono anche delle valvole di sicurezza che permettono ai perdenti di elezioni e votazioni di rifarsi una salute psicologica, senza rivoluzioni o ghigliottine, sulle spalle dei vincitori. Forse stiamo sperimentando un atto di autoterapia parlamentare a scapito della democrazia e della Costituzione.

Forse dobbiamo però prendere obiettivamente atto che, in tempi di franco forte, crisi dell’euro e incertezza generalizzata, la maggioranza del Parlamento semplicemente non ha il coraggio di urtare l’UE con una decisione popolare svizzera. Si vede bene che questo edificio mal concepito sta crollando, ma si temono le ultime convulsioni che potrebbe ancora riservare questa imprevedibile istituzione, tantomeno quindi si è disposti  a rischiare di esporsi ai disagi di una sua eventuale irritazione. Si tiene duro sperando che gli Inglesi, come durante la seconda guerra mondiale, levino le castagne dal fuoco per salvare l’Europa. Che la Svizzera potrà più tardi immettersi nella loro scia, a una certa distanza di sicurezza, e attuare così senza rischi ciò che il popolo e i cantoni hanno già deciso quasi tre anni fa.

La genialità della Svizzera sta nel fatto che alla fine ne esce generalmente bene, nonostante tutto. Il nostro Stato è una cassa di risonanza ipersensibile, sempre alla ricerca dell’equilibrio fra tutte le forze, una meraviglia di equilibrio interno. Ciò che il Parlamento fa saltare oggi, il popolo lo può rimettere a posto domani. Fintanto che difendiamo l’autodeterminazione e l’indipendenza, non dobbiamo preoccuparci troppo. Anche per i vari Fluri arriveranno le grandi pulizie.

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