La terza età non è una razza in via di estinzione

Mar 9 • L'editoriale, Prima Pagina • 1613 Views • Commenti disabilitati su La terza età non è una razza in via di estinzione

Eros N. Mellini

Mi sono candidato per il Gran Consiglio con lo slogan “La terza età (non ancora rimbambita) in Gran Consiglio”. La specificazione fra parentesi è doverosa perché, salvo che si muoia prima, è inevitabile che il passare degli anni porti, meglio se tardi, a un grado di rincoglionimento la cui gravità renderebbe inaffidabile il potenziale deputato.

La terza età non ha bisogno di giovani benevoli tutori

Ma fintanto che gode di lucidità, la terza età non è una razza a rischio d’estinzione da tutelare da parte del WWF. Chiaro, singolarmente ci estinguiamo – è un inevitabile processo naturale – ma la categoria viene rimpolpata da quegli stessi ex-giovani che oggi vorrebbero tutelarci. Quelli che ci considerano – anche affettuosamente, non lo nego – dei “nonnetti” simpatici ma non in grado di badare a sé stessi più di quel tanto, figuriamoci poi se in condizione di partecipare alla gestione politica del paese. Ebbene, vorrei sfatare certi luoghi comuni che ci considerano un peso per la società, un carico di cui non ci si può liberare – fortunatamente, la riconoscenza non è del tutto scomparsa dalla faccia della terra – non fosse che perché ad esso ci unisce un legame affettivo di carattere familiare. Un legame affettivo facente sì che si guardi all’anziano con benevolenza e simpatia ma, nel contempo, lo si ammonisca con un “Tu sta lì, che ormai sei vecchio, hai fatto il tuo tempo!”.

Ebbene, seppure anch’io sia stato giovane e sia stato anch’io a suo tempo convinto che il mondo dovesse a me l’invenzione dell’acqua calda, trovo oggi che sarebbe pericoloso, o quantomeno poco opportuno, affidare la difesa dei miei interessi a persone che non li conoscono perché non ci sono ancora passati e, al massimo, ne parlano “per sentito dire”. Chi da giovane è scemo, ahimè, con il passare degli anni può solo diventarlo di più. Ma chi è dotato di un normale intelletto, ed è fortunatamente la maggioranza, invecchiando al riparo da patologie senili (tocchiamo ferro!), accumula una certa quantità di saggezza derivante dalle esperienze personali vissute sulla sua pelle. Ed è quindi in grado di tutelare gli interessi dell’intera categoria “terza età” meglio e con maggiore impegno di chiunque non ne faccia ancora parte.

Le stupidaggini più grandi si fanno in gioventù

Negli ultimi decenni va molto di moda l’atteggiamento “largo ai giovani”, una tendenza dovuta verosimilmente al naturale, ma purtroppo non sempre giustificato, orgoglio che i genitori provano per i propri figli. Naturale, come detto, ma che porta a una sopravvalutazione generalizzata di tutta una generazione: riconosco meriti e qualità (peraltro ancora tutte da dimostrare) a tutti i giovani, in modo che automaticamente vengano riconosciute anche ai miei figli. Ebbene, io di figli non ne ho, e quindi mi permetto di dissentire. Gli eventuali meriti e le qualità di tuo figlio non sono necessariamente patrimonio di tutta la sua classe d’età. Esattamente come il rincoglionimento senile di singoli anziani non rende inaffidabile tutta la categoria. Anzi, se guardo la mia personale esperienza – ma anche quella di diversi miei coetanei – le più grosse cavolate le ho proprio fatte da giovane.

Niente quote, ma un giusto mix delle diverse categorie sociali

Sono uno strenuo oppositore delle quote – rosa o di qualunque altro colore, non so quale sia quello dei “seniores” – le ritengo una forzatura assurda che obbliga magari a rinunciare a una persona valida a favore di una totalmente incapace, ma che fa parte della categoria giusta. Un parlamento, a mio avviso, dovrebbe essere lo specchio della popolazione. E, se votano coerentemente, nella società ci sono abbastanza uomini per eleggere un equo numero di uomini, abbastanza donne per eleggere una giusta rappresentanza di donne, e quindi i giovani e gli anziani possono fare lo stesso. Un giusto mix delle diverse categorie sociali. Ma solo – e qui casca purtroppo l’asino – se l’anziana votasse per la candidata anziana, l’anziano per il candidato anziano, il giovane per il giovane la giovane per la giovane, e così via, potremmo avere rappresentati in parlamento gli interessi di tutte le categorie sociali.

Accattonaggio elettorale e false promesse

Ma non è così, tutti possono votare per tutti, e allora si assiste non solo al “panachage” fra i partiti, ma anche fra i vari ceti sociali: sotto elezioni, tutti i candidati a prescindere dalla loro età, si riempiono la bocca di frasi altisonanti a favore dei giovani. È molto trendy e, soprattutto, avendo la stragrande maggioranza dell’elettorato dei figli, è molto accattivante in termini di voti. Si vedono benestanti fare accattonaggio di voti promettendo ai proletari un benessere che loro già hanno ma che, in realtà, non hanno la benché minima intenzione di condividere; misogini e convinti maschilisti che promettono aperture verso l’altro sesso (o, oggigiorno, si dovrebbe dire verso gli altri sessi); giovani che affermano di volersi occupare degli anziani e viceversa. Gli stessi partiti – quelli che una volta erano inequivocabilmente borghesi (eufemismo per destra) – hanno stravolto la loro linea politica aprendo la porta alle cosiddette “sensibilità progressiste” (altro eufemismo, questa volta per non chiamare per nome la sinistra), pur di accaparrarsi una fetta consensi che, a stretto senso, loro non apparterrebbe. La necessità di ottenere voti induce a promettere qualsiasi cosa faccia sentire agli elettori cui ci si rivolge in quel momento – spesso mentendo spudoratamente – che si è “uno di loro”. Orbene, dico io, non sarebbe più semplice se, invece di dare fiducia a un giovane che promette di curare i miei interessi, optassi per un anziano che i miei interessi li difende davvero, semplicemente perché sono anche i suoi? Quando dico agli anziani “sono uno di voi”, non posso mentire, l’anagrafe me ne è testimone.

Perciò, pur conscio di ricorrere anch’io a un certo accattonaggio elettorale, sono sicuro di non fare false promesse quando dico agli anziani: “votatemi, sono uno di voi!”.

 

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