“La Svizzera sottomessa e l’islam”

Dic 15 • L'opinione, Prima Pagina • 125 Views • Commenti disabilitati su “La Svizzera sottomessa e l’islam”

Emblematica foto scattata qualche anno fa davanti al Palazzo federale

Giorgio Ghiringhelli

Un e-book di 438 pagine, scritto da un medico originario di Basilea-Campagna,   per mettere in guardia gli svizzeri sui pericoli dell’islamizzazione strisciante

“La Suisse soumise et l’islam – Sournoise islamisation”: questo il titolo dell’interessante ed estremamente documentato saggio di 438 pagine, in lingua francese, che potrete leggere in versione integrale sul sito www.ilguastafeste.ch.

Come si legge nelle prime pagine, questo libro elettronico che può essere letto solo in formato digitale è dedicato alle giovani generazioni “affinché sappiano che noi abbiamo lottato per loro e che non siamo né di sinistra né di destra, ma per il nostro popolo, il Sovrano svizzero”. Un’opera ispirata dall’amore per la Svizzera dunque, che mira a mettere in guardia gli svizzeri sui pericoli dell’islamizzazione strisciante e subdola del nostro Paese. Per facilitarne la lettura il corposo testo è stato suddiviso in numerosi capitoli redatti in modo da poter essere letti separatamente, senza seguire un ordine preciso.

Autore dell’opera è il dr. Dominique Schwander (schwanderdominique@gmail.com ), un medico originario di Basilea-Campagna, nato a Losanna il 15 dicembre 1937 e domiciliato in una piccola località del Vallese.

Il dr. Schwander, come lui stesso mi ha autorizzato a riferire, è una delle circa 1’500 persone che avevano firmato la petizione lanciata negli scorsi mesi dal sottoscritto, e consegnata all’Assemblea federale il 29 settembre 2017, che chiede di proibire in Svizzera i movimenti islamisti e di chiudere le moschee e i centri di indottrinamento da essi gestiti.

È proprio grazie a questa petizione che ho avuto il piacere di entrare in contatto con questo patriota e uomo di scienza che ha dedicato parecchio tempo allo studio dell’Islam. Quando mi ha inviato la più recente versione del suo e-book, invitandomi a diffonderlo fra i miei conoscenti e incoraggiandomi a proseguire la mia battaglia, ne ho approfittato per porgli qualche domanda che consentisse al pubblico ticinese di conoscerlo meglio.

 

L’intervista al dr. Dominique Schwander

Domanda : Ci racconti un po’ della sua vita professionale …

Risposta : Sono un medico specialista FMH in anestesiologia e in medicina intensiva. Avevo svolto la mia formazione a Losanna, oltre oceano e a Berna, e dopo la mia abilitazione, avevo insegnato per una trentina di anni alla Facoltà di medicina di Losanna. Prima del mio pensionamento, avvenuto nel 2000, avevo lavorato per vent’anni all’ospedale cantonale di Friburgo in veste di medico responsabile del Servizio d’anestesiologia-rianimazione. Sono pure stato ufficiale di Stato Maggiore e presidente della commissione di anestesiologia di rianimazione del Dipartimento militare federale, e sono inoltre stato medico della Protezione civile del Canton Friburgo. Mia moglie, attualmente pure lei in pensione, è stata chirurga FMH: la prima donna ammessa come membro della Società svizzera di chirurgia.

Ha ricoperto cariche politiche ?

Essendo stato impiegato dello Stato, non ho mai voluto aderire a un partito politico

Quali sono stati i suoi primi contatti con l’Islam?

In collegio ho avuto per due anni un professore di storia eccellente, che ci ha parlato della colonizzazione islamica, e dunque anche dei regni moreschi musulmani di al-Andalus insediatisi a partire dal 711 nella Penisola iberica (le attuali Spagna e Portogallo): un periodo storico che dalla sinistra vien presentato, in modo del tutto falso e fuorviante, come un modello di paradiso multiculturale e multiconfessionale distrutto dopo 8 secoli di dominio da dei selvaggi cattolici. Ho sempre reputato che lo studio del passato, e dunque della storia, sia di gran lunga più importante di altre materie come il diritto, le scienze sociali, la psicologia, eccetera. Verso la fine degli anni Cinquanta, quando studiavo all’Università, una mia compagna di studi iraniana, che era felice di assimilarsi in Svizzera e di non dover più abbassare gli occhi, ci aveva spiegato che bisognava impedire la costruzione di minareti in Svizzera, perché per l’Islam ogni minareto rappresenta il simbolo della conquista di un territorio. Ella sosteneva che l’Islam sarebbe nuovamente “risorto” e si sarebbe radicalizzato, ed è proprio ciò che successe una ventina di anni dopo.

Quando ha cominciato a interessarsi all’Islam ?

A partire dagli anni Settanta mi sono reso conto che, di fronte alla ricomparsa dell’Islam in Occidente e in Svizzera, alla sua radicalizzazione e alla reislamizzazione dei musulmani accolti in Europa, era necessario studiare la colonizzazione musulmana e l’Islam in modo da poterne dibattere, da poter meglio comprendere i musulmani praticanti e la loro religione, e in modo da poter trasmettere le mie conoscenze alle persone che frequentavo. A questi primi obiettivi se ne sono poi aggiunti altri, come quello di convincere i miei figli a evitare di farsi contaminare dai buonisti (“les angéliques”) e dagli “utili idioti” diventati sempre più numerosi in Europa; di convincerli a esercitare il loro senso critico, a non dar credito ai racconti fallaci dei collaborazionisti dell’Islam (“les islamo-collabos”) e a prendere le distanze dalla disinformazione, dalla manipolazione e dalle menzogne di un bel numero di politici eletti, dei nostri mass media e dei loro sedicenti esperti.

E l’idea di scrivere un libro sull’Islam come le è venuta ?

Dopo essere andato in pensione, mi sono accorto che la mia ex-segretaria e la mia figlia maggiore (economista) erano state un po’ contaminate dall’ideologia buonista. A quel momento mi son detto che dovevo chiudere il mio sito www.patientprotect.com, che avevo creato nell’interesse dei pazienti di ospedali e medici, e darmi da fare per far conoscere l’ideologia dell’Islam: una scelta, quella di chiudere il mio sito, facilitata anche dal fatto che i pazienti sono considerati sempre meno la priorità nei nostri ospedali, dove la priorità è diventata l’amministrazione.

Non ha mai pensato di pubblicare il suo e-book anche in versione cartacea e non solo elettronica?

Per il momento non ne vedo la necessità. La versione elettronica mi ha consentito negli scorsi anni di tenere costantemente aggiornata (“work in progress”) la mia analisi sull’Islam, e ho anche l’impressione che la versione in e-book circoli bene su internet. Solitamente i giornali, come ad esempio Le Poubelliste valaisan o Le Nouvelliste rifiutano di pubblicare le mie lettere, e quelle di mia moglie, che non concernono temi legati alla medicina e che sono giudicate “politicamente scorrette” poiché non di sinistra (ad esempio a favore della nostra sovranità nazionale e contro la sovranazionalità dell’Unione Europea). Ma diversi capitoli del mio saggio sull’Islam sono stati pubblicati sul sito “Les Observateurs” di Ueli Windisch (www.lesobservateurs.ch).

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