La Svizzera nel contesto internazionale

Mag 27 • L'opinione, Prima Pagina • 406 Visite • Commenti disabilitati su La Svizzera nel contesto internazionale

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

In Svizzera, su una superficie di 41 000 km2 vivono 8,237 milioni di abitanti (31 dicembre 2014).

Dal profilo economico, e cioè in base al prodotto interno lordo (PIL), la Svizzera fa parte delle nazioni medio-forti.

l PIL pro capite la proietta addirittura tra i Paesi più ricchi del mondo.

Nel raffronto internazionale, la disoccupazione rimane bassa e il tasso d’attività alto.

Come in tutte le società moderne, in Svizzera domina il settore dei servizi. I suoi pilastri sono il settore finanziario e il turismo. Nel 2014 il settore primario contribuiva al valore aggiunto dell’economia svizzera in percentuale pari solo allo 0,7%.

La Svizzera nel raffronto internazionale

  • La salute della popolazione migliora (Positiva verso la sostenibilità)
  • Il tasso di disoccupati ai sensi dell’ILO aumenta (Negativa contraria alla sostenibilità) ILO: International Labour Office (Ufficio internazionale del lavoro)
  • Le capacità di lettura dei giovani aumentano (Positiva verso la sostenibilità)
  • Le superfici d’insediamento occupate pro capite aumentano (Negativa contraria alla sostenibilità)
  • L’impronta ecologica della Svizzera è quasi quattro volte superiore alla sua biocapacità  Se il consumo è superiore alla biocapacità significa che o le risorse naturali vengono sovrasfruttate oppure che esse vengono importate da altri Paesi. In questo caso viviamo a spese di altre parti del mondo o delle generazioni future.
  • Prodotto interno lordo secondo le componenti1
  • (In milioni di franchi, ai prezzi correnti e secondo le variazioni annuali) 
  • Prodotto interno lordo  2010: 606 146;  Pro capite 77160.
  • Prodotto interno lordo  2011:618 325;  Pro capite  78146
  • Prodotto interno lordo  2012:623 943;   Pro capite  78023
  • Prodotto interno lordo 2013: 634 854;   Pro capite  78480
  • Prodotto interno lordo 2014: 642 256;   Pro capite   78432 

Una vasta popolazione straniera

La quota di stranieri nella popolazione residente permanente è del 24,3% (2014). Oltre la metà degli abitanti senza passaporto svizzero vive da più di 15 anni in Svizzera o vi è addirittura nata. Nel 2014, hanno acquisito la nazionalità svizzera 32 800 persone, una cifra modesta nel raffronto europeo. La maggioranza della popolazione residente permanente straniera in Svizzera è di nazionalità europea e proviene più specificamente da un Paese dell’UE o dell’AELS. La popolazione straniera più importante rimane quella degli italiani (15,3%), seguita dai tedeschi (14,9%), dai portoghesi (13,1%), dai francesi (5,8%).

Una società che invecchia

Oggigiorno, gli anziani sono molto più numerosi di 50 anni fa. Dal 1950, il numero di persone di oltre 64 anni è più che raddoppiato e quello degli ultraottantenni è addirittura più che quadruplicato. Il numero di giovani di meno di 20 anni è invece aumentato in misura molto più modesta e sta diminuendo dall’inizio degli anni  

Stato di salute Francia

Nel 2012, il 41% della popolazione è in sovrappeso od obesa: di questa percentuale, il 51% erano uomini e il 32% donne. Tra il 2002 e il 2007 il numero di persone in sovrappeso od obese si era quasi stabilizzato e dal 2007 ha ricominciato a salire.

L’89% degli uomini e il 78% delle donne consumano alcol, di cui il 17% degli uomini e il 9% delle donne con cadenza giornaliera. Con il crescere dell’età aumenta anche la regolarità del consumo di alcol: il 38% degli uomini e il 20% delle donne dai 65 anni in su consumano quotidianamente alcol. Dal 1992 la percentuale di uomini che consumano alcol ogni giorno è passata dal 31% al 17%.

Il 28% della popolazione fuma, tra cui il 32% degli uomini e il 24% delle donne. La maggioranza dei fumatori regolari si trova per gli uomini nella fascia di età 25–34 anni (43%), per le donne nella fascia 15–24 anni (32%).

Aumento dei costi della salute

Nel 2013 è stato destinato al sistema sanitario il 10,9% del prodotto interno lordo, contro l’8,1% nel 1990. Una delle ragioni di questo aumento è l’evoluzione dell’offerta: si pensi per esempio all’estensione delle prestazioni, alla crescente specializzazione e tecnicizzazione, al maggiore comfort. Per contro, l’invecchiamento della popolazione e l’estensione delle prestazioni delle assicurazioni sociali svolgono un ruolo meno importante.

Formazione

In Svizzera il sistema formativo dal grado prescolastico («scuola materna») al grado terziario (scuole universitarie e formazione professionale superiore) rientra nella sfera di competenza dello Stato, che delega la propria responsabilità ai 26 Cantoni. Nel grado post-obbligatorio (licei, formazione professionale e scuole universitarie), la responsabilità è affidata a Confederazione e Cantoni, che collaborano per il sistema formativo pubblico.

Nel 2013 sono stati investiti 35,4 miliardi di denaro pubblico per scopi formativi. Nel raffronto internazionale, le spese sostenute dalla Svizzera per la formazione nel 2009 sul totale del PIL erano leggermente inferiori alla media dell’OCSE.

Significativamente più elevata della media, invece, la spesa pro studente a carico dello Stato.

Le spese pubbliche a favore della formazione includono anche fondi privati. Nel 2013 le aziende hanno versato un contributo al sistema formativo pari a 2,8 miliardi di franchi.  

Disoccupazione

La disoccupazione è intimamente legata all’andamento congiunturale. Dopo il record del 1997 (5,2%), è scesa fino all’1,7% nel 2001 per risalire al 3,9% nel 2004. Da allora è calata (2008: 2,6%) ma, nel 2009, è nuovamente cresciuta (3,7%). Nel 2015 si è attestata al 3,2%. I vari gruppi della popolazione ne sono colpiti in misura differente: il tasso di disoccupazione è relativamente elevato tra i lavoratori poco qualificati e gli stranieri (il cui livello di qualificazione, in media, è relativamente basso), nonché nella Svizzera latina. Da alcuni anni anche le persone dai 15 ai 24 anni presentano tassi sopra la media.

 Distribuzione dei redditi

Nel periodo 2009–2011 il reddito lordo medio delle economie domestiche in Svizzera ammontava a 9565 franchi al mese. In proporzione, le componenti principali del reddito lordo erano i redditi da attività lavorativa dipendente e le rendite e prestazioni sociali. Le differenze dell’ammontare del reddito erano considerevoli tra i vari gruppi: nel periodo 2009–2011, per esempio, il reddito lordo del quintile a reddito più elevato ammontava a 16 227 franchi, ovvero quattro volte superiore a quello del quintile a reddito più basso (4201 franchi).

Dotazione di alcuni beni di consumo scelti, 2013

Televisore 95%;  Cellulare 97%;  Computer 93,5%;  Lavastoviglie 84%;  Lavatrice 66%;  Asciugabiancheria 42%.

Forte crescita delle prestazioni sociali dal 1950

Dall’introduzione dell’AVS federale, nel 1948, le entrate, le prestazioni e le uscite per la sicurezza sociale hanno registrato un’impennata, sia in cifre assolute che a prezzi costanti per abitante. Le cause sono da un lato il graduale ampliamento dello stato sociale e dall’altro però anche il fatto che in tempi economicamente difficili sono di più le persone che dipendono da sussidi finanziari. Per questo motivo, nella seconda metà del Ventesimo secolo, il tasso delle spese sociali in relazione al PIL (=quota della spesa sociale) è passato dal 6,5% (1950) al 26,9% (2013).

Deprivazioni materiali

Le deprivazioni materiali permettono di misurare l’esclusione sociale in termini più assoluti che non per esempio il rischio di povertà, calcolato sulla base di una soglia relativa. Si parla di deprivazione materiale quando il mancato possesso di beni di consumo durevoli o l’assenza di condizioni di esistenza minime sono imputabili a una mancanza di risorse finanziarie (difficoltà economiche).

La deprivazione materiale vien definita come l’assenza, per ragioni finanziarie, di almeno tre elementi su nove presentati nella tabella di cui sopra, quattro per la deprivazione materiale grave.

Secondo questa definizione, nel 2013, il 0,7% della popolazione residente in Svizzera si trovava in una situazione di deprivazione materiale grave, situazione che a livello di Unione europea interessava il 9,6% delle persone. La Svizzera era il Paese meno colpito, seguito di poco dalla Svezia (1,4%) e dal Lussemburgo (1,8%). Fra i Paesi più sfavoriti si trovavano la Bulgaria, dove la deprivazione materiale grave raggiungeva il 43,0% della popolazione, e la Romania (28,5%).

 Struttura delle imprese

 Prosegue il cambiamento strutturale con la predominanza delle PMI

Dal 1995, l’economia svizzera sta attraversando un cambiamento di struttura. Soprattutto alcuni rami del settore secondario, come le costruzioni, l’industria tessile e del cuoio, l’industria della carta, l’editoria e la stampa nonché la fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici, hanno subito un considerevole calo dell’impiego. Viceversa, attività del settore terziario, come i servizi alle imprese, le attività IT, la ricerca e lo sviluppo nonché la sanità e i servizi sociali, hanno avuto una forte espansione.

Nel 2013 in Svizzera sono state censite circa 563 000 imprese commerciali, oltre 417 000 delle quali attive nel settore dei servizi, più di 89 000 in quello industriale e circa 55 000 nel settore primario. Più del 99% di tutte le imprese della Svizzera sono PMI, ovvero piccole e medie imprese con meno di 250 addetti (calcolati in equivalenti a tempo pieno); più del 92% di esse sono microimprese, ovvero con meno di 10 addetti. Fra il 2005 e il 2013 la ripartizione delle imprese in fasce di dimensioni è cambiata solo di poco. Nello stesso lasso di tempo, la dimensione media delle aziende (circa otto addetti) è rimasta pressoché invariata.

 

(Da la Svizzera nel contesto internazionale UST dall’annuario statistico 2016.)

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