La Svizzera dopo Brexit

Ago 3 • L'opinione, Prima Pagina • 1078 Views • Commenti disabilitati su La Svizzera dopo Brexit

Intervista a Christoph Blocher, Presidente Comitato «NO alla strisciante adesione all’UE»

 

Come valuta retrospettivamente, dopo alcune settimane, la decisione Brexit in Gran Bretagna? Il popolo britannico ha deciso per l’autodeterminazione. Le pastoie imposte dall’appartenenza all’UE erano così onerose anche per la potente Gran Bretagna, che ne hanno determinato la dolorosa separazione. C’è voluto molto coraggio per resistere alla massiccia campagna delle autorità, che prospettavano la rovina del paese. Gli Svizzeri hanno capito questo molto prima. Hanno detto NO a legarsi all’UE già il 6 dicembre 1992. Anche allora si profetizzava – come oggi in Inghilterra – la rovina del paese qualora la Svizzera non avesse detto SÌ all’adesione allo SEE/UE. Oggi – quasi 25 anni dopo – questi pronostici di quel tempo possono essere definiti fandonie: la Svizzera oggi sta meglio degli Stati europei. Se la Gran Bretagna utilizzerà bene il suo spazio di manovra, al paese le cose andranno meglio che non restando nell’UE.

 

Quali conseguenze ha la decisione Brexit per la Svizzera? Essa dovrebbe finalmente far aprire gli occhi alla maggioranza dei politici sul fatto che legarsi all’UE non è auspicabile. Chi ha stima di sé stesso non deve vergognarsi della sua autonomia. 

 

Blocher Brrexit

 

Un’adesione all’UE non è seriamente un tema in discussione? Un’adesione no, perché i politici vedono che l’84% dei cittadini non vuole aderire a questa UE. E quindi si tenta di farlo di nascosto. Il Consiglio federale vuole purtroppo, con la benedizione del Parlamento, cedere alla pretesa dell’UE e sottoscrivere un cosiddetto «accordo-quadro istituzionale» che legherebbe la Svizzera all’UE. La conseguenza sarebbe anche qui una rinuncia all’autodeterminazione della Svizzera. 

 

Questo deve spiegarcelo chiaramente.

 

I mandati negoziali della Svizzera e dell’UE prevedono che la Svizzera, in tutti i settori nei quali ha degli accordi bilaterali con l’UE per regolare l’accesso al mercato – quindi, di fatto, tutti gli accordi importanti – riprenda in futuro obbligatoriamente il diritto UE successivo, senza che a questo proposito gli Svizzeri possano ancora decidere. Inoltre, in caso di divergenze d’opinione, deciderebbe inappellabilmente la Corte di giustizia dell’UE. Con tale accordo, la Svizzera non solo rinuncerà alla sua autodeterminazione, ma accetterà anche dei giudici stranieri, e quindi inevitabilmente – senza votazione popolare – scivolerà nell’UE.

 

Non la vede un po’ troppo nera? Già oggi, subiamo in certi ambiti ciò che in futuro dovrebbe valere per tutti i settori politici. Per esempio, nel quadro dell’accordo di Schengen, già oggi dobbiamo riprendere obbligatoriamente tutta l’evoluzione giuridica dell’UE. Cosicché, quando l’UE decide per i Turchi l’esenzione dall’obbligo del visto per spostarsi in Europa, la Svizzera deve accodarsi. E il Tribunale federale, a partire da una sua sentenza dello scorso novembre, pone gli accordi internazionali rigorosamente sopra al diritto svizzero. L’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE, per esempio, deve primeggiare sulle norme legali svizzere con esso contrastanti. Il Parlamento e il popolo possono stabilire nella legge ciò che vogliono, ma vale l’accordo di libera circolazione delle persone – quale diritto internazionale è superiore alla Costituzione federale. Bisogna impedirlo.   

 

Quali sarebbero le reali conseguenze di tale accordo-quadro? La Svizzera cederebbe il suo spazio di manovra per soluzioni migliori all’UE. Saremmo in balia dell’evoluzione del diritto UE condividendone le crisi. In particolare, i cittadini perderebbero il loro diritto di partecipazione. Per esempio, non saremmo più nella condizione di agire autonomamente nella politica degli stranieri e dell’asilo. L’immigrazione di massa continuerebbe. La crisi dei rifugiati si acuirebbe. Oltre a ciò, dovremmo riprendere dall’UE ogni assurdità costosa e burocratica minacciante la libertà imprenditoriale e posti di lavoro. Non è ammissibile. Oggi siamo liberi di adottare regole sensate e di evitare inutili iper-regolamentazioni. 

 

 Quindi la Svizzera non ha  bisogno di alcun accordo con l’UE? Sì, laddove abbia un senso per entrambe le parti e ci siano interessi comuni. L’accordo-quadro segnerebbe tuttavia la fine di questa via bilaterale, perché in futuro sarebbe solo una parte – l’UE – a decidere. Ma noi Svizzeri non ci vogliamo sottomettere ai diktat di Bruxelles.

 

 

 

 

 

 

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