La scuola che (non) verrà

Mag 6 • Dal Cantone, Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 59 Views • Commenti disabilitati su La scuola che (non) verrà

Piero Marchesi
Presidente UDC Ticino

Ce l’abbiamo fatta! L’UDC con la preziosa collaborazione di AL, UDF, di diversi esponenti della Lega dei ticinesi e del Mattino della domenica, ha raccolto più di 9’000 firme per il referendum contro il credito di sperimentazione di 6,7 milioni di franchi per “La scuola che verrà”. Questo importante traguardo permetterà finalmente di aprire un ampio dibattito – quello che non c’è stato nemmeno nella commissione preposta – analizzare la situazione della scuola dell’obbligo attuale e formulare delle proposte di riforma che tengano in considerazione l’evoluzione della società e dell’economia. A più riprese il nostro gruppo in parlamento aveva dimostrato la propria contrarietà al progetto promosso dal DECS e dal suo direttore Manuele Bertoli, formulando diverse proposte alternative e alcuni emendamenti, tutti prontamente rigettati o parcheggiati in qualche profondo cassetto. La nostra contrarietà non è certamente una novità, siamo contrari al progetto del DECS perché propone un modello scolastico che tende a penalizzare le eccellenze attraverso l’uniformazione degli allievi – uniformare significherà livellare tutti verso il basso – insistendo sul concetto di inclusività, termine oramai abusato. Il modello “La scuola che verrà” è già stato sperimentato in altri paesi, dimostrando tutti i limiti e difetti, ma il DECS si ostina a riproporlo come sistema innovativo per la scuola pubblica. Per questo motivo l’UDC ha lanciato il referendum, consapevole del rischio politico nell’affrontare un tema importante come l’educazione, ma anche convinta della responsabilità che detiene nell’evitare un modello d’insegnamento che causerà un grave danno ai nostri giovani. Ora dovremo convincere i ticinesi a bocciare il credito in votazione popolare, così da rimandare al mittente questa disastrosa proposta in attesa di una versione più al passo con i tempi che tenga in considerazione tutte le parti coinvolte. In modo particolare i docenti, che Bertoli ha arbitrariamente schierato tra i sostenitori de “La scuola che verrà”, mentre invece una buona parte di loro ha contribuito alla raccolta firme per il referendum. Questa contrarietà degli addetti ai lavori avrebbe già dovuto essere identificata analizzando la scarsissima partecipazione ai due sondaggi promossi dal DECS, nei quali solamente il 14% di docenti e direttori d’istituto si era espresso in merito. Ne consegue che l’86% degli stessi, o era contrario alla riforma o, peggio ancora, non era interessato all’argomento. Politicamente ora si rimescoleranno tutte le carte, perché PLR e PPD, i quali inizialmente avversavano la riforma, si sono poi fatti travolgere da Bertoli che, concedendo loro la possibilità di sperimentare un modello alternativo da loro proposto – uno specchietto per le allodole -, li ha trascinati dal fronte dei contrari a fervidi sostenitori de “La scuola che verrà”. Di fronte a un ampio dibattito, sono certo che molti elettori PLR e PPD non sosterranno un modello di scuola superato, ideologico e non al passo con i tempi. Allora avremo veramente l’opportunità di offrire ai nostri giovani un modello che crei loro del valore aggiunto e non difficoltà supplementari. Un sincero ringraziamento a tutti i membri e simpatizzanti dell’UDC, a tutti i partiti, movimenti, docenti e persone che hanno contribuito alla riuscita del referendum e, in particolare, Alberto Siccardi che con la sua collaudata macchina organizzativa ha permesso di raggiungere l’obiettivo.

 

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