La partita decisiva si gioca al Consiglio degli stati

Nov 6 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 621 Visite • Commenti disabilitati su La partita decisiva si gioca al Consiglio degli stati

Avv. Battista Ghiggia Candidato Lega/UDC al Consiglio degli Stati

Avv. Battista Ghiggia
Candidato Lega/UDC al Consiglio degli Stati

 

Il 18 di ottobre scorso è uscita dalle urne una netta vittoria dell’UDC in Svizzera e di Lega e UDC in Ticino, a dimostrazione che se la destra è unita ottiene dei buoni risultati.

In pochi hanno preso sul serio il commento a caldo di Christian Levrat, il quale ha parlato da un lato di un semplice ritorno agli equilibri numerici del 2007 e dall’altro della possibilità reale di rintuzzare l’attuale vittoria della destra al Nazionale con una possibile vittoria del Centro e della Sinistra ai ballottaggi per il Consiglio degli Stati. Una smargiassata, hanno commentato in molti, senza andare a vedere da vicino come stanno le cose. Ebbene, Levrat ha purtroppo ragione. La battaglia per riavere un Parlamento che rispecchi e rispetti la volontà popolare si può vincere davvero solo a patto di riequilibrare anche il Consiglio degli Stati, la Camera dove ogni seggio conquistato pesa, nei lavori legislativi, più di quattro volte un seggio al Nazionale. Coloro che vogliono garanzie affinché l’immigrazione venga ridotta in modo drastico, affinché possiamo restare sovrani nel nostro Paese e non sciocchi satelliti dell’Unione europea; coloro che vogliono eliminare lo strapotere della burocrazia statale riducendo i costi e il peso delle regolamentazioni correggendo una politica ambientale ed energetica che oggi limita l’iniziativa privata e taglia le gambe alle imprese non possono accontentarsi dell’esito delle elezioni al Nazionale. Sarebbe frustrante infatti per chi ha voluto una svolta nella politica svizzera dopo anni di strisciante socialdemocratizzazione, ritrovarsi a compiere le fatiche di Sisifo perché la Camera dei Cantoni neutralizza sistematicamente le decisioni della Camera del popolo. Questo rischio esiste ed è reale. Alla vigilia dei ballottaggi per la Camera alta che si svolgeranno in novembre, le premesse – infatti – non sono buone.

Nel Canton Berna, visti i risultati del primo turno, il candidato UDC Albert Rösti ha gettato la spugna lasciando campo libero a un senatore socialista e a uno del PBD, il partito di Eveline Widmer-Schlumpf. A Soletta, il candidato dell’UDC Wobmann non potrà contare sul sostegno dei liberali radicali, i quali – negandogli l’appoggio – favoriscono così il socialista uscente Roberto Zanetti.  Anche a Vaud, Ginevra e Zurigo, la destra è disunita, ciò che permetterebbe ai Verdi e ai Socialisti di tre Cantoni urbani fondamentali sullo scacchiere federale, di ottenere la posta piena in Consiglio degli Stati. A questo quadro poco rallegrante si aggiunge la possibilità di una sorpresa socialista anche nel conservatore Canton Lucerna. Il Verde Louis Schellbert si è infatti ritirato per permettere alla socialista Prisca Birrer-Heimo di battere i candidati del PLR e dell’UDC.

Sappiamo bene che dagli equilibri delle forze politiche al Nazionale e al Consiglio degli Stati dipenderà la possibilità di varare riforme politiche rispettose della volontà del popolo svizzero: il caso dell’iniziativa per espulsione dei criminali stranieri, voluta dal popolo e non attuata dal Parlamento, è lì a dimostrare quanto il nostro Legislativo contrasti anziché assecondare l’opinione della maggioranza dei cittadini. Ma non è tutto. Sappiamo bene che se gli equilibri in Governo non rispecchiano i rapporti di forza fra i partiti svizzeri, toccherà alla democrazia diretta elvetica bocciare il Governo, in un gioco logorante che alla fine nuoce a tutti. Perciò, l’elezione di un secondo rappresentante UDC in Consiglio federale il prossimo 9 dicembre al posto di Eveline Widmer-Schlumpf assume grande rilevanza. La maggioranza in Parlamento e in Governo deve rispecchiare la maggioranza del popolo. Durante la passata legislatura il popolo ha bocciato sistematicamente le iniziative della sinistra e ciononostante il Parlamento e il Governo hanno legiferato a favore del modello di società della sinistra. È ora di uscire da questa stridente e non ammissibile contraddizione eleggendo nei ballottaggi per il Consiglio degli Stati i candidati che rappresentano la maggioranza del popolo svizzero.

Mi si permetta di fare un rapido accenno alla situazione specifica del Ticino, dove il ragionamento precedente è valido in modo ancora più evidente. I Ticinesi vogliono davvero eleggere nella Camera dei Cantoni, quella che come dice il nome dovrebbe rappresentare il nostro Cantone, due personalità che sulla libera circolazione (con tutti i suoi problemi concreti che tutti i giorni viviamo dolorosamente sulla nostra pelle) non esprimono il parere della grande maggioranza dei Ticinesi? E in particolare, i Ticinesi sono sicuri che sia nell’interesse del nostro Cantone l’elezione in Consiglio degli Stati di un politico liberale-radicale che ha votato una volta per l’elezione di Eveline Widmer-Schlumpf, della quale nel frattempo siamo fortunatamente riusciti a liberarci? Il Ticino è stato spesso determinante nelle votazioni federali. Ha la possibilità di esserlo anche nei futuri rapporti di forza al Consiglio degli Stati. Prendiamone coscienza ed agiamo di conseguenza.

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