La missione italiana in Libia appesa al voto di due uomini. Il Governo di Serraj a rischio sfiducia.

Set 10 • L'opinione, Prima Pagina • 115 Visite • Commenti disabilitati su La missione italiana in Libia appesa al voto di due uomini. Il Governo di Serraj a rischio sfiducia.

Dr. Francesco Mendolia

La missione italiana è appesa al filo. O meglio, al voto di due uomini. Quelli che potrebbero sfiduciare il premier del Governo di Accordo nazionale, quel Fayez al-Serraj su cui Roma ha puntato tutte le fiches. Serraj perde i pezzi. Non solo in Cirenaica, dove il suo ruolo non è riconosciuto da nessuno, ma ora anche a Tripoli, all’interno del Governo di accordo nazionale (Gna) riconosciuto internazionalmente ma senza autorità e autorevolezza all’interno della Libia. Serraj non deve vedersela solo, e già questo sarebbe troppo, con l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar e col “parlamento” di Tobruk che lo sostiene, ma ora deve affrontare anche una fronda interna allo schieramento che lo sosteneva, incassando, di fatto, la sfiducia di uno dei quattro vicepresidenti del Consiglio presidenziale libico, Fathi Al-Majbari. Se a seguirlo saranno altri due vicepresidenti, l’espressione delle tribù dell’Ovest, la sorte politica di Serraj sarebbe segnata. E con essa anche la legittimazione della missione navale italiana in Libia. E questa missione è il pretesto dell’affondo di Al-Majbari che, però, al fondo ha il riposizionamento delle forze, politiche, militari e tribali, che in Tripolitania appoggiavano Serraj. Il riposizionamento, spiegano all’Huffington Post fonti indipendenti a Tripoli, non è dato solo dai successi militari fatti registrare negli ultimi tempi dall’esercito di Haftar, quanto dalla presa d’atto che dietro l’ex ufficiale gheddafiano, sono schierati gli attori internazionali principali che oggi agiscono nello scenario libico: Russia, Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, con gli USA in fase di attesa. “I sostenitori internazionali di Haftar sembrano credere all’ipotesi che l’amministrazione Trump possa accettare l’impegno di Haftar in un conflitto militare con le milizie dell’Ovest della Libia”, annota Jason Pack, esperto di Libia. E la Russia, che già aveva buone relazioni con Muammar Gheddafi, potrebbe decidere di giocare “un ruolo principale nel futuro della Libia”, che diventerebbe così “un altro suo avamposto sul Mediterraneo” dopo la Siria. Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations. Toaldo non esclude che Haftar possa essere sostenuto contestualmente da Russia, Egitto e Stati Uniti. Omissis.

Per comprendere la sostanza di quello che accade nello Stato fallito libico si deve cercare di capire le mosse dell’ENI in Tripolitania, della BP, della Shell, della Total in Cirenaica e nel Fezzan. E della partita intende essere anche la Russia (Gazprom). L’umanità è morta da tempo in Libia. Non così gli affari.[1]

(Huffenpost Umberto De Giovannangeli. 05/08/17)

 

Migranti, Macron: “Costruiremo hotspot in Libia per esaminare richieste d’asilo”. Gentiloni: “L’Italia ha la sua agenda”

Questa estate la Francia creerà alcuni hotspot in Libia”. Emmanuel Macron continua nella partita avviata pochi giorni fa con l’incontro organizzato a Parigi tra Fayez Al Sarraj e Khalifa Haftar: scalzare l’Italia nella gestione della crisi di cui approfittano i trafficanti di uomini che sfruttano i flussi migratori e presentarsi come l’attore capace di raggiungere l’obiettivo che Roma ha finora mancato: stabilizzare il Paese. Così dopo aver messo, primo in Europa, l’uno di fronte l’altro il capo del governo di Tripoli e il capo delle milizie fedeli a Tobruk, il presidente francese rilancia anche sul piano operativo: “L’idea è quella di creare hotspot in Libia per evitare alle persone di assumere dei rischi folli quando non hanno alcun titolo per ottenere l’asilo – ha detto incontrando famiglie di rifugiati nel centro provvisorio di accoglienza di Orléans – andremo a cercare le persone. Conto di farlo a partire da quest’estate”, ha aggiunto, precisando che è sua intenzione procedere “con o senza l’Europa”. Immediata è arrivata, invece, la risposta dell’Italia. “Noi abbiamo la nostra agenda che ci impegna sul piano dell’accoglienza, sulla discussione con le ONG di una serie di regole, favorire la riconciliazione delle forze – ha detto Paolo Gentiloni dopo il colloquio a palazzo Chigi con il candidato socialdemocratico al cancellierato tedesco Martin Schulz – se poi c’è l’impegno di tutti i paesi UE, tutte le iniziative sono benvenute ma deve essere chiaro che i passi sono questi, le misure sono queste e i problemi di stabilizzazione non si risolvono in modo diverso”. Omissis.

Ed è la stessa Loiseau a chiudere un’altra porta in faccia all’Italia sulla questione migranti: la ministra ha annunciato che la Francia non vuole che vengano modificate le regole europee per l’accoglienza e vuole che sia confermata la responsabilità del primo paese di accoglienza. Un no, in pratica, alla richiesta dell’Italia di rivedere il trattato di Dublino. Occorre “una solidarietà più ampia e meglio applicata” nell’accoglienza dei profughi, ha specificato il ministro.

(Il fatto quotidiano di F.Q. 27/07/17)

 

Relazioni bilaterali Svizzera–Corea (Nord)

 

La Svizzera è impegnata in Corea del Nord nell’ambito della promozione della pace e dell’aiuto umanitario. Ha ospitato più volte i colloqui di mediazione tra Cina, Stati Uniti e Corea del Nord. Omissis.

Dal 2012 la Svizzera porta avanti in Corea del Nord un programma puramente umanitario. L’obiettivo è quello di migliorare la sicurezza alimentare e del reddito, l’approvvigionamento idrico e la gestione delle acque reflue nonché di proteggere l’ambiente. Omissis.

 

Storia delle relazioni bilaterali

Dopo la fine della guerra di Corea nel 1953, la Svizzera è stata nominata nella Commissione di supervisione delle nazioni neutrali (NNSC) presso la linea di demarcazione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Si è trattato del primo impiego all’estero di militari svizzeri. Nel 1974 la Svizzera ha avviato relazioni diplomatiche con la Corea del Nord e dal 2003 intrattiene un dialogo politico regolare con Pyongyang.

Dal 1997 al 1999 la Svizzera ha ospitato a Ginevra i colloqui a quattro tra le due Coree, la Cina e gli Stati Uniti. È stata inoltre la sede di altri tre incontri importanti tra gli Stati Uniti e la Repubblica popolare democratica di Corea (Corea del Nord) a Ginevra incentrati sulla normalizzazione delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e sulle condizioni necessarie per una ripresa dei colloqui a sei in merito alla denuclearizzazione della Corea del Nord.

Nel 1995 è stato avviato l’aiuto umanitario in Corea del Nord per far fronte alla grave carestia che aveva colpito la popolazione. Successivamente il fulcro delle attività si è spostato sempre di più verso la cooperazione allo sviluppo, tanto che nel 1997 la Svizzera ha aperto un Ufficio di coordinamento a Pyongyang.

(DFAE, confederazione Svizzera).

Comments are closed.

« »