La mentalità da saldi della Berna federale in rotta di collisione

Gen 27 • L'opinione, Prima Pagina • 162 Visite • Commenti disabilitati su La mentalità da saldi della Berna federale in rotta di collisione

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

I regali mantengono l’amicizia, si dice. Perlomeno è quanto sperano ogni volta i donatori. La Svizzera indulge da decenni in questo “principio della speranza”, con esito estremamente discutibile. Perché la cronica mentalità da donatore della Berna federale nei confronti dell’estero e degli stranieri serve solo agli altri ed equivale a una svendita ai saldi degli interessi svizzeri. Ciò non è mai stato un bene e può solo peggiorare. Perché a livello internazionale, i tempi moderni promettono bufera!

La Svizzera dispensa da decenni regali a gogo

Se la Svizzera è diventata uno Stato di successo, ciò è dovuto al fatto che prima era capace e, soprattutto, saggia. Ma ciò è cambiato. Da un paio di decenni, la saggezza di una volta s’è trasformata in pura ingenuità e in un incomprensibile buonismo.  Questo al suo interno ma, soprattutto nei suoi rapporti internazionali. Gli esempi si sprecano (una piccola scelta fra molti):

  • con la rinuncia incondizionata al nostro segreto bancario, nella dura battaglia con la concorrenza internazionale, la Svizzera ha ingenuamente sprecato tutti gli atout che aveva: lo scambio automatico d’informazioni (SAI) in questioni fiscali è stato stipulato anche con Stati che non accordano alcuna reciprocità;
  • accordo sui trasporti terrestri con l’UE: le tasse di transito per i veicoli pesanti dell’UE sono state negoziate a un prezzo da saldi assolutamente ridicolo. Un ex- consigliere federale PS (Leuenberger) ha così addirittura tradito l’iniziativa delle Alpi, peraltro piuttosto orientata a sinistra;
  • l’accordo – negativo per noi – di libera circolazione delle persone con l’UE non è stato, nonostante la riuscita dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, rinegoziato o rescisso; al contrario, le esigenze dell’ICIM sono state completamente ignorate. Tale svendita politica all’UE ha un odore di “cessazione dell’attività”;
  • la politica di stampo UE della migrazione e dei rifugiati della Svizzera è e rimane un fiasco, Schengen/Dublino è clinicamente morto. Tuttavia, per solidarietà internazionale, la Svizzera non torna ai controlli sistematici alle frontiere, statuisce, di fatto, addirittura un diritto di permanenza perpetuo per “accolti provvisoriamente”, non toglie un singolo franco all’aiuto allo sviluppo per Stati che non riprendono i propri cittadini espulsi dalla Svizzera, ecc.. Totale esecuzione della fallita cultura del benvenuto di Angela Merkel (ma veramente non diventeremo mai un po’ più saggi?).

    La Svizzera vuole dispensare altri generosi regali

    E non è tutto. Perché la Berna federale intende in futuro continuare a fare altri regali agli “amici” internazionali:

  • si vorrebbe dare a tutto il diritto internazionale (non solo quello cogente) l’assoluto primato sul diritto costituzionale svizzero. Ciò che il nostro Tribunale federale fa già da tempo. L’ordinamento giuridico svizzero diventerebbe così una tigre di carta. L’UDC si oppone a questo con la sua iniziativa per l’autodeterminazione;
  • si auspica un accordo-quadro con l’UE, con il quale in tutte le relazioni bilaterali con l’UE, tutte le norme giuridiche di quest’ultima verrebbero riprese “dinamicamente” (il che significa automaticamente). In caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione degli accordi, la decisione inappellabile spetterebbe alla Corte suprema dell’UE (Corte di giustizia dell’UE).  Si accetterebbe quindi che a decidere del nostro destino siano dei giudici stranieri dell’UE (verosimilmente proprio perché difficilmente potrebbero essere più antisvizzeri dei nostri che siedono nel Tribunale federale di Losanna?).

    Il 12 febbraio possiamo impedire una totale svendita ai saldi della nostra patria

    Il 12 febbraio voteremo su tre temi nazionali. Per due di loro, secondo i sondaggi d’opinione, il risultato dovrebbe essere estremamente tirato: quello della riforma dell’imposizione delle imprese III (RI imprese III) e quello concernente la naturalizzazione agevolata. In entrambi i casi c’è molto in gioco.

  • Sulla votazione inerente alla RI imprese III, da quanto mi è dato di capire, nessuno è più molto in chiaro. La sinistra è riuscita a creare un’enorme confusione. Peraltro è chiaro: se non votiamo la RI imprese III, peggioriamo la competitività economica internazionale della Svizzera, perdiamo – a vantaggio dell’estero – un grande substrato fiscale e mettiamo a rischio migliaia di posti di lavoro. È evidente come, se le trattative su Brexit con l’UE non fossero di gradimento alla Gran Bretagna, in quest’ultima l’imposta sulle imprese diminuirebbe sensibilmente, il che porterebbe a una massiccia delocalizzazione di aziende di domicilio dalla Svizzera a Londra. Perfino la Berna federale ha digerito un SÌ alla RI imprese III: contrari sono solo i soliti  Bastian contrari: PS, Verdi, PEV, sindacati e Travail Suisse. La Svizzera ragionevole approverà il progetto. Ma solo se tutti i ragionevoli andranno anche realmente a votare. Fatelo!
  • Quale secondo tema voteremo il 12 febbraio la naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione. Anche qui si tratta, al di là di ogni falso sentimentalismo, della mentalità da svendita ai saldi della Berna federale, questa volta mediante il passaporto svizzero. Togliendo ai comuni il diritto di concedere la cittadinanza svizzera e riducendo consapevolmente la competenza per la naturalizzazione da un livello selettivo quale quello comunale a un mero atto amministrativo centralizzato a Berna. Le conseguenze sarebbero delle naturalizzazioni di massa al di fuori di qualsiasi controllo. In futuro anche di pericolosi islamisti di 3a generazione, grazie alla naturalizzazione già  avvenuta sconsideratamente di genitori islamisti. La naturalizzazione agevolata è perciò, per ragionamenti di principio e per motivi di sicurezza, assolutamente da respingere!

    A livello internazionale, in futuro soffierà contro di noi un vento diverso

    Ma torniamo alla domanda iniziale: che cosa ha portato al nostro paese la mentalità da donatore, soprattutto a livello internazionale? Finora nulla. In barba a tutte le manifestazioni di umiltà elvetiche, l’UE è rimasta dura e inflessibile, gli USA hanno totalmente spennato le nostre banche (adesso lo stanno facendo con l’industria automobilistica europea). Tutti gli altri Stati perseguono senza eccezioni e impietosamente i loro interessi nazionali (anche la Cina con l’accordo di libero scambio). La Svizzera la trovano sì “simpatica”, ma quando fa loro comodo.

    Il vento da fuori non è mai stato particolarmente favorevole a noi Svizzeri, ma ora è proprio girato definitivamente. Gli insulsi discorsi di solidarietà internazionale e il buonismo mondiale sono definitivamente superati. Le illusioni dell’UE di uno Stato federale europeo diretto centralisticamente da Bruxelles sono sfumate. I Britannici hanno optato per Brexit, altri Stati seguiranno. La Germania sta naufragando con la sua cultura del benvenuto imposta autoritariamente a livello europeo. Ogni Stato, dentro e fuori dell’Europa, persegue i suoi interessi nazionali e cerca di salvare il salvabile: Ungheria, Turchia, Filippine, perfino la vicina Austria (controlli alle frontiere, preferenza indigena pura, ecc,). I puntini sulle i in materia di attuazione degli interessi nazionali, li mette il nuovo presidente americano Trump: “America first” darà in futuro il la alla politica mondiale. Ed esige con questo gli stessi mezzi utilizzati da quegli Stati che, da sempre, difendono con successo i propri interessi, come per esempio Russia e Cina.

    E la Svizzera … ?

    Sì, la Svizzera. Essa non fa parte, come detto, di quegli Stati che tentano di perseguire i propri interessi nazionali. Nelle sue trattative internazionali, la banda di leccapiedi della Berna federale è su posizioni diametralmente opposte. Ma le manifestazioni di umiltà e l’ostentato buonismo non rendono granché nei duri affari internazionali odierni, né politicamente né economicamente. L’attuale politica della Berna federale degrada il nostro paese a una specie di Disneyland, che si visita anche volentieri una volta, ma che economicamente e politicamente si sfotte.

    Con questa situazione, la mentalità da svendita ai saldi della Berna federale è a livello internazionale totalmente in rotta di collisione.

     

     

Comments are closed.

« »