La lezione da trarre

Apr 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 794 Views • Commenti disabilitati su La lezione da trarre

Eros N. Mellini

Le elezioni sono passate e, contrariamente alla tendenza rilevata recentemente negli altri cantoni, in Ticino l’UDC ha registrato un successo, e non da poco. Secondo la serva abile nei conti del noto modo di dire popolare, 2 seggi in più partendo da 5 è una crescita del 40%. Niente da dire, il successo è innegabile. Al di là del fatto che le sette schede in più dei Verdi che ci hanno permesso di ottenere il settimo seggio – e che ci ripagano della sessantina in meno che nel 2015 ci avevano impedito di ottenere il sesto – possono essere attribuite a innumerevoli fattori presi singolarmente, indubbiamente, il maggior merito va a tutti i candidati che, con la loro sola presenza, hanno fatto sì che familiari e amici votassero la lista UDC. Si possono fare tutte le analisi che si vogliono, ma questo rimane l’unico fattore comprovabile, seppure non quantificabile per singola persona. E a tutti i candidati – oltre che agli elettori, ovviamente – deve quindi andare la nostra gratitudine.

Un’analisi peraltro ipotetica

Detto questo, possiamo avventurarci in un’analisi, i cui esiti rimangono tuttavia sempre nel campo delle ipotesi. Io, per esempio, continuo a pensare che la decisione di candidare Franco Denti sia stata controproducente, ossia che ci abbia portato meno voti di scheda di quanti ce ne abbia fatti perdere. Chi l’ha sostenuto dirà invece che è stata questa mossa a farci guadagnare almeno uno dei due seggi conquistati. Ambedue le teorie sono legittime naturalmente ma, come detto, rimangono delle ipotesi.

Vogliamo azzardarne un’altra? Abbiamo registrato una crescita nei tre circondari Lugano, Bellinzona e Mendrisiotto, mentre c’è stato un calo nel Locarnese. Certo, rispetto agli altri circondari, il Locarnese è stato forse meno attivo e presente in piazza ma, rispetto al Bellinzonese e al Mendrisiotto, ha potuto contare sull’effetto trainante della brillante campagna di Roberta Soldati. Io credo semplicemente che, rispetto al passato, il Locarnese abbia sentito della mancanza in lista di Gabriele Pinoja, la nostra maggiore “macchina da voti” della regione. Non che ci sia qualcosa da rimproverare a Gabriele, per carità, ha dato alla politica e al partito abbastanza da rendere più che legittima la sua decisione, ma il fatto rimane: il suo vasto raggio di conoscenze e amicizie è personale, e solo in parte è indirizzabile sul partito o su altri candidati peraltro validi, se lui non c’è. Ora, Roberta Soldati e Daniele Pinoja hanno quattro anni di tempo per farsi conoscere e valere – e non dubito che lo faranno – recuperando al partito, anche in termini numerici, quel consenso che, con l’uscita di scena di Gabriele Pinoja, ha subito una flessione sicuramente temporanea.

Buona la campagna elettorale

La campagna elettorale è stata nell’insieme ben condotta, la presenza sul campo è stata molto forte e distribuita su tutto il territorio, le uscite con l’”Ape” hanno costituito una novità di sicuro successo. Per la prima volta abbiamo potenziato – Alain Bühler il convinto artefice – la presenza sui media sociali. Quantificarne l’apporto è ovviamente impossibile, ma comunque c’è stato e non deve essere sottovalutato. L’attività frenetica di alcuni elementi-chiave della campagna, primo fra tutti Simone Orlandi, ha poi reso possibile una serie di eventi (serate incontro, aperitivi, uscite con l’”Ape”) molto apprezzati.

Un’ingannevole atmosfera di consenso

Tutto ciò ha creato un’atmosfera di consenso illusoria. Non che non fosse percepibile, no, illusorio è stato pensare che fosse così per la prima volta. Sono da oltre vent’anni nell’UDC, e posso garantire che questa atmosfera di consenso l’ho provata regolarmente ogni quattro anni. E, salvo nel 1999 quando, con l’arrivo di Gianfranco Soldati e del suo Polo della libertà, passammo da 1 a 3 seggi, e nel 2003, quando raddoppiammo, fu perlopiù seguita da una stasi o da un regresso: 2007 = 5 (-1), 2011 = 5 (0), 2015 = 3+2 (-2). Per questo, seppure inascoltato come la mitica Cassandra, invitavo a saltar giù dal mirtillo coloro che, in preda a un incontrollato entusiasmo, puntavano alla conquista di 8, 10 o addirittura 12 seggi. Va bene mostrarsi ottimisti e sparare alto in campagna elettorale, ma esagerare con le assurdità si paga, non fosse che con la delusione e il senso di frustrazione che fa seguito al ritorno alla realtà.

La lezione da trarre

La lezione da trarre da questa elezione è quindi che, per guadagnare un seggio in più, specialmente se il partito è piccolo, occorre correre, darsi da fare, sgomitare in misura allucinante. Non c’è posto per i facili entusiasmi. L’obiettivo minimo di 5 seggi e quello alla portata di 6 seggi sono stati superati e ne abbiamo fatti 7. Un grande risultato che ci deve soddisfare pienamente. Lavorando bene, nel 2023 potremo ambire a un ulteriore passo in avanti, intanto concentriamoci sulle nazionali di ottobre e, soprattutto, sulle comunali del 2020. È in quell’occasione che potremo radicarci ancora più capillarmente nel territorio, in vista di ulteriori passi avanti.

L’UDF entra in Gran Consiglio

Il partito presieduto da Edo Pellegrini, l’Unione democratica federale (UDF), da anni ci dà un significativo supporto quantificabile a non poche centinaia di schede che, verosimilmente, in passato ci hanno permesso di guadagnare un seggio in più. L’avvento dei quattro circondari – e quindi di un seggio andante d’ufficio al Mendrisiotto – ha, come si sapeva, favorito l’elezione di Edo Pellegrini sancendo di fatto l’entrata dell’UDF in Gran Consiglio. Una sorta di meritato riconoscimento sia dell’aiuto datoci in passato dal partito, sia della validità del suo rappresentante eletto, già distintosi su temi a noi cari quali l’introduzione della civica nelle scuole o il referendum contro “La scuola che verrà”.

I complimenti di pragmatica…

Non si può terminare questo editoriale senza rivolgere un complimento e un augurio di buon lavoro agli eletti e rieletti: (in ordine alfabetico) Lara Filippini, Tiziano Galeazzi, Piero Marchesi, Sergio Morisoli, Edo Pellegrini, Daniele Pinoja e Roberta Soldati.

… e un doveroso ringraziamento

Un sentito grazie va, oltre a tutti gli elettori e ai sopracitati Orlandi e Bühler, a tutti coloro che si sono prodigati per il successo del partito mettendo a disposizione la loro candidatura, organizzando eventi a livello regionale e sezionale e facendo opera di acquisizione di voti nelle più svariate maniere.

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