La LAMal: tentiamo di uscire dalla palude

Set 7 • L'editoriale, Prima Pagina • 282 Views • Commenti disabilitati su La LAMal: tentiamo di uscire dalla palude

Eros N. Mellini

Da quando è stata introdotta nel 1996, la Legge sull’assicurazione malattia, sostenuta a spada tratta dall’allora consigliera federale Ruth Dreifuss, si è rivelata un’escalation dei costi e dei relativi premi. Da sempre in salde mani socialiste, non poteva che essere così, dato che a pagare sono sempre il ceto medio e quello ricco, mentre per i meno abbienti ci pensa la società con sussidi e contributi.

22 anni di una situazione sfuggita a qualsiasi controllo però, mettono a dura prova la pazienza di chi è costretto a pagare (l’assicurazione-malattia è infatti obbligatoria) anche per gli altri in virtù di una libera quanto scorretta interpretazione del concetto “solidarietà”.

Infatti, se ciò significa dare a tutti l’accesso a un ventaglio di cure e di prestazioni di qualità ma ristretto al necessario, penso che tutti siano solidali con i meno abbienti. Ma la storia cambia quando questo accesso viene concesso incondizionatamente anche a tutte le prestazioni per così dire superflue, che l’abbiente può comunque pagarsi con l’assicurazione complementare, ma che non sono di fondamentale importanza per la guarigione del paziente (omeopatia, agopuntura, cromoterapia, eccetera). Lì non c’entra più la solidarietà, si passa direttamente a un assurdo e ingiustificato sperpero, a spese di chi i premi li paga personalmente e che si trova a pagare per gli altri sotto forma di imposte (rubrica “socialità”).

In altre parole, se sono d’accordo di contribuire a sfamare un poveraccio con prodotti alimentari “budget” della Migros, rifiuto categoricamente di mantenere lo stesso poveraccio a pensione di tre pasti al giorno presso un ristorante di lusso. Ma forse, in un’epoca in cui degli immigranti illegali insorgono perché vogliono il “wi-fi”, sono io a essermi perso qualcosa.

Scherzi a parte, la situazione si sta facendo vieppiù insostenibile, e quindi è ora di cambiare drasticamente mentalità: basta con il “diritto” di tutti ad avere tutto, l’assicurazione obbligatoria di base deve coprire le cure strettamente necessarie secondo la medicina tradizionale, tutto il resto deve essere assicurato “à la carte” mediante l’assicurazione complementare che è facoltativa.

Una soluzione del genere era già stata ventilata dall’UDC nel 2004, con la sua iniziativa “Sì al ribasso dei premi delle casse malati nell’assicurazione di base”, ritirata poi a seguito di un controprogetto bocciato dal popolo nel 2008. Una grossa pecca di quell’iniziativa, secondo i medici – fra cui ricordo il compianto Dr. Gianfranco Soldati – era che toglieva alle assicurazioni l’obbligo di contrarre, per cui quest’ultime avrebbero avuto la libertà di riconoscere o no un medico piuttosto che un altro, spingendo il professionista ad abbassare le sue tariffe per ottenere il beneplacito dell’assicuratore. Ma, a parte questo, il lato positivo era che l’iniziativa introduceva il principio della medicina non a due, bensì a 100 velocità, ognuna con un costo diverso per l’assicurato, mantenendo la prima velocità (assicurazione di base obbligatoria) uguale per tutti.

Il Paese, come anticipato nell’ultimo numero prima della pausa estiva, ha deciso di lanciare – nel suo piccolo – un dibattito su questo tema. In questo e in diversi prossimi numeri, il “Dossier LAMal” ospiterà su questo tema i pareri di diversi addetti ai lavori, che esprimeranno auspici e proposte che, secondo loro, potrebbero risolvere anche solo parzialmente la situazione. Non sappiamo se questo nostro contributo darà degli spunti alle autorità per interventi mirati, ma speriamo che l’indiscutibile importanza del tema non manchi di suscitare l’interesse dei nostri lettori.

 

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