La fregola di naturalizzare

Gen 27 • L'editoriale, Prima Pagina • 1641 Visite • Commenti disabilitati su La fregola di naturalizzare

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il 12 febbraio voteremo su vari temi, fra cui la naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione. La “brillante” idea pare sia del Consiglio federale e del Parlamento, tuttavia la spinta è arrivata con un’iniziativa parlamentare depositata nel 2008 – ma guarda che strano! – dalla sinistra, tornata alla carica dopo che popolo e cantoni avevano respinto, il 26 settembre 2004, entrambi i decreti federali che volevano, l’uno la naturalizzazione agevolata per gli stranieri della seconda generazione e l’altro, addirittura la cittadinanza automatica per quelli di terza generazione.

Ma a Berna, i parlamentari sono eletti per fare gli interessi del popolo svizzero?

Verrebbe da dubitarne, viste le posizioni assunte da qualche anno a questa parte dalla Berna federale su qualsiasi tema di politica internazionale. Eppure, mi sembra abbastanza chiaro: i parlamentari svizzeri sono eletti da elettori svizzeri, evidentemente affinché si occupino prevalentemente degli interessi degli Svizzeri – quelli con diritto di voto, per intenderci, e che – anche se, purtroppo, non sempre con il necessario discernimento – li eleggono a rappresentarli. E allora, cos’è questa smania, questa autentica fregola di regalare la cittadinanza svizzera a gente talmente bene integrata che, eletta ai massimi vertici politici nazionali, si fa fotografare all’interno di Palazzo federale con la maglia della nazionale italiana? D’accordo per la sinistra, convinta – chissà se a ragione? – che i neo-naturalizzati andranno a compensare la perdita di elettori che la sua sciagurata politica spendacciona e irresponsabile le ha fatto perdere negli ultimi tempi, ma gli altri? Sono veramente convinti che sia un atto di giustizia dovuto (a chi poi, non certo agli Svizzeri che li hanno eletti), senza il quale il popolo elvetico non dormirebbe tranquillo, dilaniato dal rimorso? Se è così, significa proprio che ancora una volta non hanno capito niente di quello che il popolo, specialmente nei recenti tempi di crisi aggravata, si attende da loro. Ma ormai non è più una novità.

Un atto cui il Tribunale federale ha tolto qualsiasi carattere politico

Purtroppo, cittadinanza svizzera ha perso qualsiasi valore agli occhi di chi ci governa – ne sta fortunatamente ricuperando un po’ fra la popolazione, almeno quella che riesce a osservare con occhio critico ciò che sta succedendo nei paesi a noi vicini, in particolar modo quelli membri dell’UE. Due sono state, a mio avviso, le tappe decisive di questo degrado: l’ammissione della doppia, tripla o multipla nazionalità in vigore dal 1° gennaio 1992, e la sentenza del Tribunale federale che nel 2003 sconfessò la negazione della cittadinanza ad alcuni richiedenti da parte della popolazione di Emmen in votazione popolare (2000), imponendo il diritto di ricorso e la motivazione del rifiuto della nazionalità.

Multi-passaporto = opportunismo

L’opportunismo che anima buona parte di chi richiede la nazionalità elvetica (passaporto e relativi viaggi senza obbligo del visto, diritti popolari, ecc. senza perdere i diritti nel proprio paese) è dimostrato dall’aumento esponenziale delle procedure a partire dal 1992, anno in cui è stato concesso il diritto al multi-passaporto. Mentre nel 1991 – ultimo anno in cui la doppia nazionalità non era ammessa – le naturalizzazioni furono 8’757, nel 1992 erano già 11’133, e da allora sono aumentate progressivamente fino alle attuali ca. 42’000 l’anno. Quante sarebbero se, come in passato, l’acquisizione della cittadinanza svizzera comportasse la rinuncia a quella precedente?

Il passaporto come un permesso di caccia o di pesca

Con la sua infelice sentenza del 2003 (caso Emmen), il Tribunale federale ha reso un mero atto amministrativo quello che dovrebbe essere invece un atto politico: infatti sarebbe giusto parlare di CONCESSIONE della cittadinanza, non di DIRITTO alla cittadinanza come si fa, purtroppo, oggi. Obbligando a motivare l’eventuale rifiuto (chissà, perché, invece, l’attribuzione del passaporto non ha bisogno di motivazioni; e Dio sa se, alla luce dei numerosi crimini commessi da “Svizzeri” dal passato migratorio, non sarebbe opportuno esigerlo) e dando al richiedente rifiutato la possibilità di un ricorso che quasi sempre vince, il passaporto rossocrociato è ormai scaduto al livello di una patente di caccia o di pesca: soddisfi determinati (minimi) requisiti? Allora hai il DIRITTO di averlo.

Non c’è più freno alla svendita

Ma non basta ancora: per la sinistra (tutti i partiti, ormai, a eccezione di UDC e Lega) si deve rendere ancora più facile l’accesso al passaporto in generale, anche se per il momento si accontenta di una prima tappa, quella della terza generazione. Via l’accertamento dell’integrazione da parte di chi è con loro a contatto e li conosce meglio, ossia i comuni, centralizziamo tutto a Berna, diamo loro il passaporto e poi che se li spupazzino cantoni e comuni, tanto chi se ne frega? In fondo è solo un pezzo di carta. E non dubitate, se passa questa fregatura, domani torneranno alla carica con la seconda generazione e con lo “Ius soli”, il diritto di cittadinanza per chiunque nasca nel paese.

Non c’è alcun motivo

Lo ripeto, non c’è alcun motivo per agevolare alla terza generazione l’acquisizione di una cittadinanza che regaliamo già a cani e porci (tranquilli, è un detto comune; né io personalmente, né l’UDC considera cani e porci gli stranieri in Svizzera, perlomeno non i tanti che rispettano le nostre regole). Dato che il Tribunale federale ci obbliga a concederla, quantomeno che tutti debbano sottostare allo stesso iter, indipendentemente dalla loro età.

Parafrasiamo Donald Trump

Nel suo discorso d’insediamento, il neo-presidente degli USA ha detto: “Da questo giorno in avanti, una nuova visione guiderà la nostra terra. Da questo giorno in avanti l’America verrà prima di tutto, l’America verrà prima di tutto.” Quale migliore occasione per applicare il principio “Svizzera prima di tutto” di rifiutare questa ulteriore svendita della nostra identità nazionale?

Perciò il 12 febbraio, NO alla naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione.

 

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