La Destra: ben più di una semplice alleanza elettorale

Nov 28 • L'editoriale, Prima Pagina • 2315 Views • Commenti disabilitati su La Destra: ben più di una semplice alleanza elettorale

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

È fatta! Giovedì 20 novembre è stata presentata alla stampa la nuova alleanza politica formata da UDC, UDF e Area liberale, mirante però a dare una “casa” a tutti coloro che s’identificano in una politica liberal-conservatrice ma che nei propri partiti sono stati negli ultimi anni relegati a un ruolo di gregario, utile solo a portare voti a un partito che, di fatto, non è più il loro, avendo le ali sinistre preso il sopravvento. I partiti cosiddetti di centro, infatti, oggi costituiscono de facto una sinistra moderata. Meno peggio di quella estrema, costituita da PS, Verdi e gruppuscoli nostalgici di un comunismo di cui non hanno capito o non vogliono ammettere il fallimento, ma pur sempre sinistra, laddove si intende quest’ultima quale propugnatrice delle spese esagerate da finanziare, beninteso, con i soldi della comunità. La differenza sta nel fatto che nei partiti ex-borghesi milita ancora una forte percentuale del ceto medio, ossia di quella classe che i soldi li produce versandone una fetta consistente allo Stato, e permettendo così a una dirigenza politica vieppiù tendente a sinistra di sperperarli. E proprio costoro, riflettendoci freddamente prescindendo da qualsiasi influenza nostalgica, dovrebbero trovare ne La Destra l’approdo naturale cui confluire per ridare nel Cantone – ma più in là anche nella Confederazione – alla borghesia virtuosa e produttiva quella posizione influente che deteneva fino ad alcuni decenni fa, prima dell’avvento della politica clientelare dell’abuso e del favoritismo facile.

La Destra non vuole avventurarsi in proclami meramente elettoralistici che poi, immancabilmente, rivelano la loro inattuabilità dopo il suffragio, al motto “Passata la festa, gabbato lo santo”. Alcune promesse può però avanzarle in tutta sicurezza.

Un progetto a medio-lungo termine

In altre parole, La Destra non è una semplice alleanza estemporanea ai fini delle elezioni cantonali 2015. Quelle, si spera, saranno solo l’avvio di una politica liberal-conservatrice volta a ridare al Ticino e alla Svizzera quella sana rotta borghese che ne ha caratterizzato il successo, in particolare dal secondo dopoguerra all’inizio del declino ormai progressivo dagli anni ’70.

Una politica di cui le casse pubbliche in particolare hanno risentito in modo negativo, ma che è coinciso anche con un’insana deriva di usi e costumi – fenomeno questo piuttosto globalizzato nel mondo moderno – ma, soprattutto, con una progressiva messa in discussione, quando non addirittura abbandono dei nostri valori tradizionali più cari e preziosi. Tutto per poter dire “siamo anche noi come gli altri”. Ebbene no, La Destra dice “NON siamo anche noi come gli altri, eravamo e possiamo tornare a essere MEGLIO degli altri!”. E se ciò ci attirerà qualche antipatia da parte dei paesi a noi vicini, non ci importa. Andrà ad accompagnare l’esistente invidia che questi Stati dimostrano già oggi per il nostro benessere che, sebbene di molto diminuito rispetto al passato, continua comunque sempre a essere di gran lunga superiore al loro.

Proprio perché si tratta di un progetto di ampio respiro, l’ambizione di avere un Consigliere di Stato mira indubbiamente molto in alto, ma non è fuori di testa. Se l’avessimo soltanto come UDC sì, lo sarebbe perché le cifre parlano da sole e perché il programma del nostro partito non cambierebbe di molto rispetto a quelli passati. Riproporrebbe verosimilmente le stesse soluzioni che, non avendo un seguito elettorale sufficiente, ci sono a suo tempo già state bocciate in Gran Consiglio. Ma con l’afflusso di Area liberale e la riconferma di UDF, il ventaglio di proposte si estende e con esso, contiamo, anche il consenso popolare. Alla luce di questo ragionamento, è legittimo pensare alla crescita e al consolidamento duraturo di un fronte politico di autentica destra (quella che si assume anche la responsabilità di posizioni impopolari, senza cedere a logiche opportunistiche non lesive in termini di voti nell’immediato, ma  letali per la credibilità e la coerenza).

Non ci siederemo al tavolo di sasso

Già in passato sono scese in campo nuove compagini politiche convinte di essere ancora in tempo per depositare il brevetto dell’acqua calda, con l’idea che in Ticino necessitasse rovesciare il “tavolo di sasso”, laddove con questa definizione s’intende il centro del potere raggiungendo il quale si è in grado di partecipare alla mangiatoia statale di appalti, mandati, seggi in consigli d’amministrazione, eccetera e, soprattutto, di farvi partecipare amici e amici degli amici. Un meccanismo insano, ma politicamente redditizio, per racimolare sempre più voti che servono ad accrescere ulteriormente la forza politica e, di conseguenza, la quantità di prebende da assegnare in cambio di altri voti. Un gatto che si morde la coda, un gioco da cui riesce difficile uscire, ammesso che ce ne sia la volontà.

Accanto a una pletora di partitini e partitucoli miseramente franati alla prova delle urne per mancanza di basi serie o di candidati degni di credibilità, l’unico partito cui gli sforzi sono stati premiati, ha purtroppo con il tempo dimostrato di aver rinunciato a rovesciare il “tavolo di sasso”, trovando verosimilmente più conveniente sedervisi a sua volta. Malafede o missione impossibile? Non sta a noi giudicare, ma i fatti sono quelli. Per chiarezza, non stiamo parlando del Consiglio di Stato che il sistema proporzionale, peraltro da noi avversato, obbliga a una certa collegialità. Stiamo parlando di accordi taciti fra partiti che perlopiù trovano poi le giuste (?) maggioranze in Gran Consiglio per far passare certi messaggi, non necessariamente a favore della popolazione, o ad applicare il manuale Cencelli nell’assegnazione di cariche (anche se qualche volta il meccanismo s’inceppa, come nella recente nomina dei procuratori pubblici).

Non sappiamo se riusciremo a rovesciare il “tavolo di sasso” – nemmeno sappiamo se sia necessario rovesciarlo o se basti cambiare alcuni dei convitati che ci siedono attorno. Ma una cosa la possiamo promettere già sin d’ora: non ci saranno lusinghe o seduzioni tali da renderci “anche noi come gli altri” e farci così occupare il nostro posto alla mangiatoia comune.

La lista senza intestazione è solo un palliativo, meglio il panachage con La Destra

Palliativo = Rimedio apparente e temporaneo, adottato per fronteggiare un problema, ma inadeguato a risolverlo definitivamente.

La lista senza intestazione è stata introdotta per dare anche a chi non volesse votare un partito, la possibilità di favorire uno o più candidati. Si tratta però di un palliativo, in quando il candidato votato si porta comunque dietro una parte di voto di scheda per il suo partito. Chi dunque credesse che, votando per i candidati di un partito su una scheda senza intestazione, “punirebbe” il partito in questione si sbaglia, almeno parzialmente. Questo riceverebbe infatti comunque una quota di voto proporzionale al numero dei candidati del proprio partito presenti sulla lista. Come succede nel voto di panachage.

Non è quindi sballata l’idea espressa dal candidato di Area liberale per il Consiglio di Stato alla conferenza stampa: perché non votare la scheda de La Destra, facendo su di essa il panachage con i candidati di altri partiti più vicini alla propria posizione politica o che danno più affidamento? Si rafforzerebbe La Destra dando reali opportunità a un cambio di rotta della politica cantonale, rafforzando nel contempo la posizione del candidato “outsider” nell’ambito della lista del proprio partito.

La Destra sostiene i Ticinesi

Abbiamo già esposto 5 punti sui quali vogliamo concentrare i nostri sforzi:

1. Il mercato del lavoro, oggi piuttosto saturo e malsano;

2. Il benessere e la prosperità e la sicurezza del paese oggi vieppiù minacciati;

3. La spesa e il debito pubblico che sono ormai fuori controllo;

4. La iper-regolamentazione da parte dello Stato, che sempre più deresponsabilizza l’individuo;

5. Il ceto medio, gli artigiani e le PMI che stanno a poco a poco sparendo.

La nostra iniziativa popolare “Prima i nostri”, volta a dare la preferenza alla manodopera indigena – oggi al vaglio dell’esame commissionale del Gran Consiglio – è la prima e forse più importante azione già intrapresa, ma abbiamo in mente parecchie proposte volte a raggiungere i cinque obiettivi summenzionati. Un’estensione più dettagliata dei cinque punti del nostro programma, come pure le nostre proposte di soluzioni attuabili di problemi mirati saranno presentate fra breve.

Agli elettori che andranno alle urne durante la prossima tornata elettorale, non possiamo che promettere il nostro impegno e il nostro entusiasmo per un progetto in cui crediamo. Credeteci anche voi e finalmente potremo cambiare qualcosa (in meglio) di questo nostro amatissimo Ticino e, in seguito, dell’altrettanto amata Svizzera.

 

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