La democrazia diretta va difesa, non sabotata

Set 11 • Dal Cantone, Prima Pagina • 549 Visite • Commenti disabilitati su La democrazia diretta va difesa, non sabotata

Battista Ghiggia Avvocato, Candidato per il Consiglio degli Stati Lega dei Ticinesi-UDC

Battista Ghiggia
Avvocato, Candidato per il Consiglio degli Stati
Lega dei Ticinesi-UDC

La nostra democrazia diretta ha una solida reputazione ed è guardata con ammirazione in Svizzera e all’estero, dove spesso è indicata come uno dei sistemi di organizzazione democratica da imitare, ciò a dimostrazione della sua serietà e del conseguente rispetto che le viene e le va tributato.

È spesso successo che su temi importanti e sentiti il verdetto delle urne sia stato molto risicato, ciò è valso non solo per l’iniziativa accolta il 9 febbraio 2014 ma anche per la votazione sullo spazio economico europeo e pochi mesi fa per la votazione sul canone SSR. Quest’ultima votazione, alla quale ero contrario, è stata accolta con uno scarto di poco più di 3000 voti. Vi sono stati dei ricorsi con i quali è stato richiesto il riconteggio, visto il margine di errore aritmetico. Il Tribunale federale in una decisione di pochi giorni fa li ha respinti, di modo che il risultato è definitivo. Chi ha perso si metterà il cuore in pace anche se non ha gradito l’esito.

Non tutti dimostrano però di avere la stessa considerazione e rispetto delle decisioni della nostra democrazia diretta.

I promotori dell’iniziativa RASA, foraggiati dal multimiliardario svizzero residente negli Stati Uniti Hansjörg Wyss, che verosimilmente non deve avere nulla di meglio da fare e non sa bene come spendere le sue importanti risorse, hanno annunciato di aver raccolto le 100’000 firme necessarie per rivotare, risultato raggiunto ingaggiando persone pagate all’ora o a firma per raccogliere adesioni. Pratica discutibile, per taluni riprovevole, verosimilmente non illegale, ma sicuramente non rispettosa dell’esito della decisione popolare del 9 febbraio 2014. La nostra tradizione democratica impone infatti che le decisioni delle consultazioni popolari vanno rispettate, anche se va detto che nulla impedisce di esprimersi più volte sullo stesso tema. Era già successo in passato ma mai in un lasso di tempo così corto. Quale sarà l’esito lo vedremo.

 

Sono invece certe due cose. La prima, che i conclamati problemi colossali che causerebbe la messa in atto della votazione del 9 di febbraio sono tutt’altro che certi, all’infuori che nella testa dei promotori dell’iniziativa RASA e ciò per il semplice fatto che una negoziazione degna di questo nome con l’UE non è ancora avvenuta e che il bilancio costi/benefici dei bilaterali andrebbe una volta per tutte calcolato in modo serio e il più possibile preciso. Da parte mia, diversamente dai piagnoni promotori dell’iniziativa RASA, ho dei seri dubbi sulla questione a sapere dove pende effettivamente la bilancia.

La seconda e ben più grave certezza, è che è proprio l’iniziativa RASA a causare grossi problemi perché danneggia in modo importante gli interessi svizzeri che dovrebbero, a parole, stare così tanto a cuore ai suoi promotori, poiché arriva proprio nel momento meno opportuno, quando la trattativa con l’UE sta per entrare nella sua fase decisiva. Dopo che nella fase iniziale il Consiglio federale aveva dimostrato smarrimento e scarsa lucidità, giungendo addirittura a scusarsi tramite i suoi Ministri a Bruxelles per l’esito della votazione popolare, con la nomina di De Watteville (non entusiasmante ma vista la scarsità del convento…) e con l’apertura dimostrata dal Ministro degli esteri tedesco e spagnolo nei confronti della Svizzera, unitamente alle richieste della Gran Bretagna di rivedere la libera circolazione e con un’UE in difficoltà interne su molti fronti, sembrava quasi che lo scenario tattico si stesse modificando favorevolmente per poter essere impiegato abilmente in modo efficace.

Purtroppo con questa iniziativa la posizione della Svizzera viene fortemente pregiudicata, in quanto l’UE la userà come un grimaldello per scardinare la nostra posizione negoziale, facendo tutte le speculazioni del caso e allungando i tempi, come sua buona abitudine. La peggior strategia possibile in una negoziazione è quella di non mostrare alla controparte un fronte compatto e determinato. Gli alti funzionari dell’UE hanno dimostrato di eccellere in pochi campi, ma in uno sono senz’altro maestri, quello di non decidere e esasperare molte delle nazioni che ne fanno parte e le loro popolazioni, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, solo per citare alcuni degli esempi più recenti. Tale attitudine non prende però in considerazione e sottovaluta la natura tenace e l’orgoglio dei cittadini svizzeri che respingeranno verosimilmente, lo spero, con ancora maggiore determinazione anche la nuova dannosa  iniziativa.

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