La Civica. Quando i nostri figli avranno questo onore?

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 181 Visite • Commenti disabilitati su La Civica. Quando i nostri figli avranno questo onore?

Alberto Siccardi 1° firmatario iniziativa per l'insegnamento della civica"

Alberto Siccardi
1° firmatario iniziativa per l’insegnamento della civica”

 

Il 23 aprile  2013 Giancarlo Dillena, allora Direttore del CdT, scrisse un editoriale dal titolo “Educazione civica. Basta menare il can per l’aia”, nel quale si  denunciava la brutta situazione in cui languiva l’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”. Quasi un anno prima erano state depositate a Bellinzona ben 10.153 firme, raccolte in soli 10 giorni.

Ringraziando ancora Giancarlo Dillena per il suo intervento di allora, ne riporto uno stralcio significativo:

“Ci sono due modi per non affrontare un problema. L’uno consiste nel negarne semplicemente l’esistenza. L’altro nel diluirlo al punto da farlo di fatto sparire, come una goccia di sciroppo in un fiume.

È quanto successo all’insegnamento della civica nelle nostre scuole. Nonostante tutti, a parole, riconoscano che l’«educazione alla cittadinanza» (come si definisce modernamente) sia fondamentale in una democrazia; nonostante il preciso mandato assegnato al Cantone dall’accoglimento parlamentare dell’iniziativa popolare dei Giovani Liberali Radicali nel 2000; nonostante i quotidiani strepiti contro l’«imbarbarimento» dei costumi politici e la pressante richiesta di contromisure, quel che è stato fatto fin qui è a dir poco deludente.”

Sono passati quasi quattro anni e siamo al secondo parere giuridico, aveva ragione Dillena. Lunghi periodi di silenzio della Commissione e del CdS, pretestuose istanze di incostituzionalità dell’iniziativa, la presentazione di una proposta di legge che nulla aveva a che fare con le richieste dei promotori, tutto si è susseguito con estrema lentezza ma seguendo un piano preciso. Ci sarà sicuramente qualcuno che è fiero di queste lungaggini, volte (inutilmente) a stancare gli iniziativisti e comunque a ritardare l’insegnamento di questa disciplina fondamentale. Fortunatamente sono molti di più i ticinesi che la vogliono insegnata e hanno firmato per averla. Nel frattempo si insegna l’importante arte di cucinare e, ancor più essenziale, quella del sesso, usando pupazzetti altamente educativi sul come si fa quello che altrimenti tutti noi non sapremmo.

Ecco la storia, poco divertente e  per sommi capi, e poi vediamo perché non la si vuole insegnare.

Nel febbraio 2012 una ricerca SUPSI ci dice che la civica non è insegnata e Franco Celio la sintetizza in tre pagine molto chiare al riguardo, disponibili presso ciascuno dei promotori..

L’iniziativa popolare ha successo e le firme sono consegnate il 3 giugno 2013, ma bisogna attendere fino al 25 marzo 2015, quasi due anni, per ricevere, dopo l’incontro con la Commissione scolastica, il rapporto del CdS sulla ricevibilità dell’iniziativa, che viene negata.

I promotori hanno dovuto investire tempo e denaro per smontare l’accusa di irricevibilità, per poi ricevere una proposta di legge dalla Commissione scolastica, che non è compatibile con la richiesta dei cittadini che hanno firmato!

Ora la Commissione scolastica ha finalmente accettato “politicamente” di procedere a un testo di legge conforme, ma ha chiesto al giurista cantonale un parere definitivo. Un altro!

Gli iniziativisti chiedono la creazione della materia “civica” con nota separata e propongono di insegnarla in ore estratte da quelle della storia; e non accettano, nel testo della legge, che si parli di “insegnamento” della medesima in altre materie. Si ricreerebbe così la situazione del 2000, quando i Giovani Liberali accettarono una proposta simile, col risultato che per i 15 anni successivi la civica non è stata insegnata in Ticino. Vedi inchiesta SUPSI.    

Passerà ancora del tempo e ogni anno altre centinaia di ragazzi si affacceranno alla vita politica senza alcuna nozione di civica. Facendo felici coloro che vogliono che gli uomini del futuro siano governati senza diritto all’autogestione e succubi dello Stato. Si vuole che la media tenga basso il livello delle difficoltà e si evita di insegnare ai giovani i loro diritti politici e a essere individui autonomi, preparandoli a chiedere allo Stato tutto ciò di cui hanno bisogno. Senza discutere. Si chiama statalismo.

La Svizzera, invece, è, a detta di molti, il paese più democratico del mondo, e di per sé questo non è poco, ma in più comporta anche una serie di vantaggi fondamentali per i suoi cittadini. La democrazia diretta dà loro la possibilità di controllare l’operato di chi hanno eletto, di chiedere nuove leggi e rifiutare trattati internazionali che porterebbero a perdere le libertà.

La nostra economia è la più florida fra quelle occidentali, il nostro grado di innovazione industriale supera quello degli Stati uniti in proporzione agli abitanti e al numero di brevetti.

La Svizzera spende poco più del 25 % del suo PIL per gestire la cosa pubblica – stati come Francia, Italia e Germania viaggiano intorno al doppio – e questo significa benessere per tutti, investimenti e progresso, perché i cittadini pagando meno tasse investono e consumano, spingendo l’economia.

La votazione del 9 febbraio, “Prima i nostri!” e la ripetuta netta opposizione a entrare in Europa non sarebbero state possibili senza l’espressione del popolo sovrano. Che si realizza nella democrazia diretta, parte fondamentale della civica.

Ecco perché gli iniziativisti saranno sempre impegnati in questa lotta, non solo per ottenere un corretto insegnamento nelle scuole, ma per controllare che questo sia realmente effettuato.

E a quegli insegnanti che nel passato si sono sentiti toccati nella loro autonomia professionale dico che pensino per favore alla loro responsabilità di formare dei buoni svizzeri. È la loro missione.

 

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