Quando la bile contro l’UDC sfocia nella schizofrenia

Mar 15 • L'opinione, Prima Pagina • 1021 Views • Commenti disabilitati su Quando la bile contro l’UDC sfocia nella schizofrenia

Eros N. Mellini
Segretario cantonale UDC

Avevo l’intenzione di replicare sul Corriere del Ticino all’articolo apparso oggi a firma Ivano Fontana, ma il CdT ha rifiutato la pubblicazione adducendo il fatto che il mio articolo conteneva insulti inaccettabili. Tolga gli insulti (schizofrenia, eccetera) e pubblichiamo, mi ha detto il direttor Pontiggia. Per carità, la sua è una legittima interpretazione e la rispetto, anche se, a mio avviso, l’articolo del signor Fontana non è da meno. Se l’è cercata, mi verrebbe da dire. Comunque, taglio la testa al toro, pubblico la mia “Opinione” ne “Il Paese” con diffusione su Facebook, e lascio decidere ai lettori se la mia replica sia più o meno offensiva dell’articolo che l’ha provocata. A Voi la poi nemmeno tanto ardua sentenza. (ENM)

Quand’ero bambino avevo un nonno che alternava momenti di lucidità con altri di assoluta paranoia, diceva tutto e subito dopo il contrario di tutto senza imbarazzo alcuno. Oggi, credo che si trattasse di demenza senile ma, a quei tempi, si tendeva a dare la colpa di questo atteggiamento all’arteriosclerosi che provocava una carenza di irrorazione sanguigna al cervello.

Leggendo l’articolo apparso nel CdT del 15 marzo 2018 a firma “Ivano Fontana, docente”, non ho potuto fare a meno di rilevare nell’autore una schizofrenia e uno spirito persecutorio analoghi a quelli di mio nonno, sebbene in quest’ultimo non fossero suscitati dall’UDC. Non conosco personalmente il signor Fontana in questione ma, dalla biliosità che traspare dal suo articolo posso solo immaginarmi il suo colorito: un giallo-verde da far invidia all’”incredibile Hulk”.

Con un preambolo gratuitamente offensivo, lascia intendere che, avendo presumibilmente frequentato una scuola media che aveva già abbassato il suo livello d’istruzione, il presidente dell’UDC cantonale – ma, bontà sua, estende il discorso a “certi giovani e non più giovani… leoni della politica ticinese” – sia una specie di ottuso Cretinetti che solo nell’altrettanto ottusa UDC poteva d’altronde trovare uno sbocco politico. E qui c’è già il primo segnale di schizofrenia: dicendo che l’oggi cinquantaduenne Sergio Morisoli è stato suo allievo, si può desumere che il baldo docente sia oggi in pensione o ci sia molto vicino. Di conseguenza, denigrare come di basso livello una scuola (intendiamoci, su questo sono d’accordo anch’io) perché ha fatto emergere politicamente delle nullità UDC, sorvolando allegramente sul fatto che in quello stesso sistema scolastico ha lui stesso insegnato per parecchi anni, a me sembra quantomeno un preoccupante sintomo di sdoppiamento della personalità.

Più in avanti, lasciando legittimamente sospettare un posizionamento politico di sinistra (non a caso, di quella che ai suoi occhi deve apparire come una masnada di mentecatti, salva solo Tuto Rossi, ossia l’unico deputato dell’UDC che non ha mai rinnegato il suo passato d’estrema sinistra), accusa “l’UDC e la destra in generale, mettiamoci pure parte del PLR e del PPD” di avere “una visione classista, nel senso di elitaria della scuola” e di non perdere l’occasione per “fare sbarramento, questo sì ideologico” al ministro socialista Bertoli. Nel contempo, però, dichiara – seppure per motivi “diametralmente opposti a quelli della destra nostrana” – tutto il suo scetticismo nei confronti della proposta Bertoli. E propone un accesso più selettivo agli studi superiori, mentre il “leit-motiv” de “La scuola che verrà” è proprio l’inclusione, ossia non solo l’abolizione dei livelli, bensì non impedire a nessuno l’accesso a qualsiasi livello di studio, a costo di ritardare la formazione di un’intera classe per adeguarla al ritmo dei più lenti di comprendonio o dei meno dotati.

Se il signor Fontana avesse un minimo di coerenza – che peraltro dal suo articolo non traspare – dovrebbe firmare il referendum, non fosse che per permettere di fermare il processo avviato con l’approvazione in Gran Consiglio di un progetto che non condivide, in modo che la sua proposta di ritorno a un maggiore rigore nell’accesso agli studi possa essere dibattuta e presa in considerazione. Credo di poter affermare che l’UDC sarebbe la prima a sostenerla. Già, ma temo che anche qui la personalità del signor Fontana tende di nuovo a sdoppiarsi: cosa, una buona idea non è conciliabile con il consenso da parte dell’UDC! Neanche se quell’idea è la mia!

Per tornare al nonno di cui sopra, lungi da me l’idea di affermare che anche qui si tratti di demenza senile però, se fossi il signor Fontana, almeno una controllatina profilattica allo stato delle mie arterie me la farei fare.

 

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