KKS fra „My way“ e „Que será será“

Giu 3 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 302 Views • Commenti disabilitati su KKS fra „My way“ e „Que será será“

Rolando Burkhard

Lo ammetto: questo titolo può sembrare, di primo acchito, piuttosto misterioso. Per chiarire, KKS sta per la nostra recentemente eletta consigliera federale Karin Keller-Sutter. Che io sappia, non canta, non è né un Frank Sinatra (“My way”), né una Doris Day („Que será será“). Ma la sua attività politica si muove, e lo fa fra questi due noti titoli di canzoni.

Anche senza cantare, KKS fa attualmente parlare di sé, più precisamente in materia di politica europea. Quale donna molto forte con pretese di pilotare il dossier UE nel Consiglio federale, sta imboccando una via estremamente pericolosa; una via che la porta in rotta di collisione con il suo collega PLR in Consiglio federale, e anche con il proprio partito. E, in particolare, dirige la sua politica europea contro l’UDC, rispettivamente contro l’iniziativa per la limitazione.

Concretamente, con il suo progetto di sostenere ben più generosamente di oggi i disoccupati di lunga durata fino al loro pensionamento, spera nel sostegno della sinistra. E questo, soprattutto per affossare una volta per tutte l’iniziativa UDC per la limitazione, per creare poi presupposti migliori quando si tratterà di votare sull’accordo-quadro. Con questo, mette in moto un costosissimo ampliamento della socialità, senza pretendere la benché minima contropartita dalla sinistra. È una chiara dichiarazione di guerra all’UDC. Perché?

Forse, nella ricerca di una spiegazione, non si dovrebbe dimenticare il percorso politico di KKS. Colei che una volta era praticamente sulla linea politica dell’UDC (dal 2000 al 2012, quale consigliera di Stato a capo del Dipartimento della sicurezza e della giustizia, era nota per la sua linea dura su questioni di sicurezza e di migrazione), si candidò nel 2010, dopo il ritiro di Hans-Rudolph Merz, una prima volta per il Consiglio federale. Non fu eletta, soprattutto a causa del gruppo UDC che le negò i suoi voti, preferendole il scialbo e inconsistente Schneider-Ammann. Ciò fu, a mio avviso, un grave e imperdonabile errore dei deputati del nostro partito alle camere federali. KKS ne fu estremamente contrariata, addirittura amareggiata (come potei constatare di persona durante un casuale incontro).

Il balzo nella carriera politica federale le riuscì poi nel 2011, con la sua elezione nel Consiglio degli Stati, da lei poi presieduto nel 2017. Solo nel 2018, riuscì quindi a essere eletta in Consiglio federale succedendo a Schneider-Ammann (questa volta anche con i voti dell’UDC), nel quale è attualmente ministra della giustizia.

Che KKS ancora oggi, verosimilmente a causa dello smacco subito nel 2010, non sembri provare un particolare affetto per l’UDC, non può perciò sorprendere più di quel tanto. Lungi da me volerle attribuire qualsivoglia desiderio di vendetta, ma tutto ciò non creò mai un grande amore fra borghesi di destra. Le cose nel DFGP (settore della migrazione) sarebbero andate ben diversamente – se KKS fosse stata eletta nel 2010 – da come sono invece andate sotto la guida di Sommaruga, e anche in materia di politica europea saremmo oggi su altre posizioni.

KKS è dapprima andata coerentemente „my way“ , per poi – dopo essere stata a lungo rifiutata dalla destra borghese – adottare una discutibile politica europea sostenuta dalla sinistra e ostile all’UDC, al motto „Que será será“. Lo si sarebbe potuto evitare!

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