„Je suis Charlie“ ? Non è così semplice!

Gen 27 • L'opinione • 1104 Views • Commenti disabilitati su „Je suis Charlie“ ? Non è così semplice!

Black Rot

Black Rot

Dovrei dire „Je suis Charlie“? Ho qualche difficoltà. Perché non trovo necessariamente le caricature di “Charlie Hebdo” così esilaranti. Si sarebbe dovuto ridere quando fu disegnato Gesù sulla croce con il pene in erezione, con relativo commento satirico superficiale accanto? E i musulmani dovrebbero da parte loro trovare divertenti delle altrettanto strane caricature del loro Dio Allah e del suo profeta? Dovrei dire “Je suis Charlie” solo perché credo di dover giustificare degli stupidi caricaturisti che poi qui in Occidente si appellano alla sacra libertà assoluta di opinione e di stampa?

 

Io sono spesso sarcastica nei miei articoli, sono io stessa volentieri satirica e non rinuncio assolutamente a mettere di tanto in tanto in ridicolo la politica dei nostri governanti. Ma ci sono comunque dei limiti. E credo che proprio nelle questioni di fede questi limiti non dovrebbero essere superati. Doris Leuthard aveva assolutamente ragione nel suo commento, secondo il quale la satira non può permettersi tutto. Lo sdegno suscitato dalla sua dichiarazione l’ho trovato mediaticamente strumentalizzato.  

 

Naturalmente, anche qualsiasi atto di violenza contro gli autori di tali stupide caricature è condannabile, inaccettabile e da impedire con qualsiasi mezzo, indipendentemente da cosa e da chi sia stato generato. Proprio nel contesto dell’islamizzazione dell’Europa attualmente in atto, gli atti violenti di terrorismo islamico – quali tentativi di piombare nel nostro mondo occidentale con metodi terroristici e ricattatori – devono assolutamente essere rifiutati e combattuti con tutti i mezzi.

 

Ma questa lotta non la si vince con pubblicazioni provocatorie e conseguente assolutizzazione delle libertà d’espressione e di stampa. Così si offende soltanto e inutilmente l’intero mondo islamico giustificando, ai suoi occhi, l’azione vergognosa di alcuni dei suoi esponenti più pazzi. “Je suis Charlie” non risolve il problema.

 

Occorrerebbe piuttosto, innanzitutto un’efficace strategia anti-terrorismo, ossia il potenziamento della polizia e dei servizi d’informazione con sufficiente personale e adeguate competenze legali per impedire atti violenti da parte di terroristi islamici.  

 

In secondo luogo, è necessaria una limitazione, risp. un impedimento dell’immigrazione di centinaia di migliaia di musulmani in Europa (per mezzo dell’asilo o in altro modo), dove non hanno alcun futuro economico e dove possono essere facilmente radicalizzati.

 

Terzo, bisogna esigere che i musulmani abitanti qui – se qui vogliono rimanere – rispettino rigorosamente il nostro ordinamento giuridico e si attengano ai nostri valori culturali, invece di tentare di islamizzarli subdolamente con le loro pretese; qualora non lo facciano, devono lasciare i paesi europei.

 

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