Internamento a vita dei criminali: un piccolo sussurro nel gran baccano degli attentati

Nov 22 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 589 Visite • Commenti disabilitati su Internamento a vita dei criminali: un piccolo sussurro nel gran baccano degli attentati

Céline Amaudruz Consigliera nazionale, Ginevra

Céline Amaudruz
Consigliera nazionale, Ginevra

Stiamo vivendo da qualche tempo un’attualità sovraccarica. Dopo gli attentati islamisti dello scorso 13 novembre, stiamo seguendo l’inchiesta in tempo reale, ciò che richiede una certa attenzione. In questo tumulto, non conviene nemmeno rilevare nel nostro paese un’informazione che molti sperano passi inosservata. Infatti, ci si comunica discretamente che gli esperti chiamati a chinarsi sul caso di Fabrice A., seviziatore e assassino di Adeline M. il 12 settembre 2013, giungono alla conclusione che non conviene internarlo a vita.

 

Certo, questi specialisti buonisti riconoscono che questo tristo individuo è estremamente pericoloso, irrecuperabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e che si è di fronte a uno psicopatico sessuale. Tuttavia, questi eminenti esperti stimano che un internamento a vita non debba essere decretato perché l’assassino è ancora giovane – 41 anni – ed è ancora in grado di evolvere o di approfittare dei futuri progressi della scienza che permetterebbero ipoteticamente di curarlo.

 
È legittimo porsi delle domande su questa valutazione, quando si consideri che l’iniziativa per l’internamento a vita dei delinquenti sessuali e violenti, giudicati molto pericolosi e non curabili, è stata accettata da popolo e cantoni l’8 febbraio 2004. Lanciata da persone vicine alle vittime di qualche assassino seriale che ha agito nel nostro paese, l’iniziativa aveva ottenuto il sostegno di diverse personalità, per essere poi difesa con vigore dall’UDC, unica voce fra i partiti di governo.

Ciò nonostante, gli esperti ritengono che Fabrice A. non debba essere internato a vita anche se, per loro stessa ammissione, l’interessato corrisponde esattamente al modello contemplato dall’iniziativa.
Come è possibile?
Il diavolo si cela spesso nei dettagli e uno di questi è sfuggito agli autori del testo. Esso precisa che un delinquente sessuale “qualificato come estremamente pericoloso e non curabile secondo le perizie degli esperti necessarie al giudizio” deve essere internato a vita senza possibilità di libertà anticipata.
Nelle perizie necessarie a tale giudizio, queste parole contengono purtroppo il germe del fallimento. Ci si riferisce espressamente alle perizie necessarie al giudizio, dunque agli esperti incaricati di eseguirle. Si è naturalmente fatto capo a degli specialisti con oltre dieci anni di studi dietro di loro, periodo durante il quale sono stati formati per guarire i pazienti e non per constatare la loro impotenza di fronte a tali situazioni.
Per un esperto psichiatra, dichiarare che una persona entra nel campo d’applicazione dell’iniziativa equivale a riconoscere il suo fallimento quale terapeuta mancando l’obiettivo della guarigione. Si può temere che il caso di Fabrice A. sia solo l’inizio di una lunga serie di decisioni, che annulleranno così la volontà popolare di mettere dietro le sbarre questo genere di mascalzoni, impedendo loro di nuocere di nuovo.
Il futuro ce lo dirà, ma il pessimismo è già di rigore. Dovremo senza dubbio rimetterci all’opera, al fine di evitare che la volontà popolare non sia di nuovo stravolta dal pensiero illuminato di questi esperti. L’UDC seguirà attentamente gli sviluppi giudiziari dei drammi che abbiamo conosciuto e che conosceremo ancora a seguito di questo genere di decisioni. Il nostro partito si tiene pronto a mantenere la pressione e sarà ancora una volta a fianco di coloro che preferiscono la sicurezza pubblica alle pulsioni omicide di qualche farabutto.

 

Berna, 19 novembre 2015

Comments are closed.

« »