Insegnamento della civica: atto finale dopo oltre 17 anni

Set 10 • L'editoriale, Prima Pagina • 85 Visite • Commenti disabilitati su Insegnamento della civica: atto finale dopo oltre 17 anni

Eros N. Mellini

Correva l’anno 2000, quando i Giovani liberali ticinesi depositarono un’iniziativa popolare generica a titolo “Riscopriamo la civica nelle scuole” sottoscritta da oltre 10’000 cittadini. Prima logica conclusione: già a quell’epoca si rilevava la carenza nella griglia d’insegnamento di una materia che in passato era invece insegnata con la giusta importanza. Ricordo perfettamente che, nelle ore scolastiche durante il mio tirocinio – 1962-1964 – la civica figurava come materia a sé e con nota nel libretto scolastico e, per quanto mi è dato di ricordare, l’insegnamento non tentava d’incanalare gli allievi su una linea politico-partitica (quello avvenne semmai dopo lo sciagurato 1968), bensì spiegava chiaramente le strutture e il funzionamento dello Stato a tutti i suoi livelli. Quella che oggi si tenta di camuffare – spero con scarso successo – da “educazione alla cittadinanza” è piuttosto, a mio avviso, un subdolo lavaggio del cervello a favore della linea politica di sinistra ormai insinuatasi purtroppo in buona parte del corpo insegnante. I giovani liberali avevano allora lanciato con successo la loro iniziativa, corredata da ben 11’365 firme valide, volta a reintrodurre l’ora di civica nelle scuole, ma la commissione scolastica la contestò come inefficace, proponendo in alternativa l’introduzione dell’art. 23a nella legge della scuola, che recita: “Nelle scuole medie, medie superiori e professionali devono essere assicurati l’insegnamento della civica e l’educazione alla cittadinanza. I programmi, le modalità d’insegnamento e le relative valutazioni sono stabiliti dai regolamenti che disciplinano i singoli ordini di scuola. Il principio della neutralità dell’insegnamento deve essere garantito”. Fiduciosi (ingenuamente) di aver ottenuto lo scopo – la malafede di chi era chiamato ad applicare la legge doveva poi però deluderli amaramente – i Giovani PLR ritirarono l’iniziativa. Gli anni sono passati ma, come evidenziato da uno studio della SUPSI nel 2012, la civica è ben lungi dall’essere insegnata in modo esaustivo e soddisfacente. Da qui, il lancio dell’iniziativa popolare “”Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)” da parte di un comitato di cittadine e cittadini, primo firmatario l’imprenditore Alberto Siccardi, con il seguente tenore: I sottoscritti cittadini aventi diritto di voto chiedono che l’articolo 23a del capitolo 6° della Legge sulla Scuola datata 1° febbraio 1990 venga modificato in modo che nelle Scuole Medie, Medie Superiori e Professionali venga introdotta una nuova materia di insegnamento denominata “Educazione Civica, alla Cittadinanza e alla Democrazia Diretta”, che abbia un proprio testo e un proprio voto separati; tale materia dovrà essere obbligatoria e dovrà essere insegnata per almeno due ore al mese; onde evitare un aumento delle ore totali di insegnamento, e relativi costi, si propone di ricavare il tempo necessario dalle ore di storia.”

Iter parlamentare contrastato

L’iniziativa – sostenuta da 10’153 firme raccolte in brevissimo tempo – ha poi dovuto affrontare diversi ostacoli posti sulla sua strada, a cominciare dal tentativo di dichiararla irricevibile da parte della commissione scolastica – tesi poi smontata magistralmente dall’avvocato Pietro Crespi, appositamente ingaggiato per analizzarne e contestarne i contenuti – seguita da un lungo tiramolla fra commissione e comitato d’iniziativa per arrivare infine a un compromesso accettabile (il migliore ottenibile, anche secondo l’opinione degli iniziativisti). In pratica, le richieste dell’iniziativa sono accolte salvo, per motivi tecnici d’applicabilità, per le scuole medie superiori nelle quali la materia sarà insegnata in maniera modulare affiancata ad altre materie fondamentali.

Perché andare a votare?

A questo punto, si poneva la questione: ritirare l’iniziativa o mandare ancora una volta la gente a votare? Il testo definitivo, infatti, non è più quello dell’iniziativa popolare, bensì quello di una modifica di legge approvata dal Gran Consiglio. Ritirando l’iniziativa, passato il termine di referendum – peraltro già annunciato da certi ambienti scolastici – la legge sarebbe entrata in vigore automaticamente. Nel comitato d’iniziativa si è discusso a fondo su questa questione, e alla fine ha prevalso la decisione di chiedere di nuovo il parere del Sovrano, con le seguenti motivazioni:

  1. Per quanto soddisfacente e sostenuto dagli stessi iniziativisti, il testo non è completamente conforme a quanto richiesto dall’iniziativa. Analogamente a quanto succede nelle procedure di aggregazione comunale quando un progetto viene respinto da alcuni comuni e quindi si chiamano quelli già dichiaratisi d’accordo a votare su un progetto ridimensionato, si è pensato che fosse doveroso dare la possibilità ai cittadini di esprimersi sul compromesso raggiunto sulla legge della scuola.
  2. Memori della non-applicazione dell’articolo 23a dopo il ritiro dell’iniziativa dei Giovani PLR, si è voluto dare più forza alla nuova modifica di legge con una decisione popolare. Infatti, mentre una legge emessa dal solo Gran Consiglio può essere modificata con emendamenti a posteriori senza eccessive recriminazioni, è ben più difficile per un parlamentare tradire la fiducia di quegli elettori cui chiederà poi a suo tempo il voto per essere rieletto.
  3. Siamo convinti che una grande maggioranza della popolazione voglia la reintroduzione della civica come materia scolastica, e quindi non abbiamo paura del verdetto popolare. Il fatto di avere facilitato il compito degli oppositori levando loro l’onere della raccolta delle firme per il referendum, non ci preoccupa.

Le contestazioni della classe “eletta”

Non si sono, naturalmente, fatte attendere le contestazioni da parte di chi considera quella dei docenti essere una classe eletta e intoccabile. Fortunatamente, non tutti gli insegnanti ne fanno parte anzi, sarebbe interessante sapere quanti di loro, nel segreto dell’urna, sosterranno in testo di legge in barba al parere di quelli che, riuniti sotto il cappello dell’Associazione ticinese degli insegnanti di storia, sono insorti – pretendendo implicitamente di parlare a nome di tutta la categoria – contro la modifica di legge, affermando che la civica sia già insegnata nell’ambito di “Storia e civica”, che l’apprendimento richiesto dall’iniziativa sarebbe puramente nozionistico e inutile, che tale materia toglierebbe ore all’insegnamento della storia e, infine, che richiederebbe una costosa formazione, rispettivamente abilitazione specifica dei docenti. Mi permetto brevemente di rilevare alcune incongruenze in queste isteriche e poco ponderate affermazioni.

Innanzitutto, qualsiasi materia non può fare a meno di una componente nozionistica: senza le NOZIONI fondamentali di grammatica, sintassi e ortografia, come imparare l’italiano? Senza le NOZIONI fondamentali sulla priorità delle operazioni aritmetiche, come risolvere un’espressione matematica o algebrica? Di conseguenza, senza le NOZIONI fondamentali concernenti la struttura e il funzionamento dello Stato, come imparare a esercitare la partecipazione politica, rispettivamente la gestione del paese per chi vorrà avventurarsi su questo cammino?

La civica è già insegnata nella materia “Storia e civica”? Ma allora come la mettiamo con la civica che toglierebbe delle ore d’insegnamento alla storia? È la palese ammissione che oggi la civica non viene insegnata, altrimenti la separazione delle due materie non farebbe alcuna differenza. In parole povere, se delle due ore dedicate a storia e civica, già oggi ne dedico una alla seconda (ma sappiamo che non è così), non cambia alcunché; se invece parlo di “togliere” un’ora all’insegnamento della storia, qualcuno mi sa dire dove e quando si insegna la civica nell’odierna griglia oraria?

Altrettanto pretestuosa è la presunta costosa formazione o abilitazione dei docenti all’insegnamento della “nuova” materia. Come sarebbe a dire “nuova”? Non avete detto che è già insegnata insieme alla storia? E se sì, che formazione e/o abilitazione hanno oggi i docenti di storia per insegnare la civica? E un’ultima domanda: solo per curiosità, perché il vostro sodalizio si chiama “Associazione ticinese degli insegnanti di storia” e non “Associazione ticinese degli insegnanti di storia E CIVICA”?

Perciò, il 24 settembre: SÌ alla modifica della legge della scuola!

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