Iniziativa sull’oro: dare fiducia alla BNS?

Ott 31 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 828 Views • Commenti disabilitati su Iniziativa sull’oro: dare fiducia alla BNS?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Ammettiamolo, l’atteggiamento dell’UDC nei confronti dell’iniziativa “Salvate l’oro della Svizzera” è a dir poco sconcertante e scevro da quelle certezze cui il partito ci ha abituato. Basti dire che la raccomandazione di voto a favore del NO è stata presa dal Comitato centrale con 35 voti contro 34 e un astensione. Si aggiunga poi il fatto che i Giovani UDC, alcune sezioni cantonali quali Berna e Basilea-città e l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) hanno chiaramente raccomandato il SÌ, e diventa più che ragionevole pensare che, se si fosse fatto decidere la parola d’ordine alla base ben più larga dell’assemblea dei delegati, l’esito sarebbe stato diverso.

I vertici del partito hanno un bel dire che l’iniziativa non è stata lanciata dall’UDC. Ufficialmente è vero, ma il fatto che nel comitato d’iniziativa figurino praticamente solo degli esponenti di spicco di questo partito (Luzi Stamm, Lukas Reimann, Ulrich Schlüer, Toni Bortoluzzi, Yvette Estermann, Hans Fehr, Sylvia Flückiger, Patrik Freudiger, Oskar Freysinger, Thomas Fuchs, Andrea Geissbühler, Alfred Heer, Hans Kaufmann, Ernst Schibli, Jürg Stahl, Christoph Von Rotz e Walter Wobmann, questi i nominativi che appaiono nell’opuscolo pubblicitario destinato a tutte le economie domestiche), fa sì che il pubblico, a ragione, la consideri tale.

Quindi, chiedere alla base UDC di votare contro un’iniziativa che considera propria, non può che creare confusione, quando non addirittura il sospetto di chissà quali motivi reconditi, di cui il partito non ha assolutamente bisogno.

In secondo luogo, chiedere alla popolazione di confermare una cieca fiducia nella BNS – in pratica nel suo Direttorio formato da sole tre persone – quando, grazie o meglio, per colpa delle sue decisioni la Banca nazionale ha svenduto a prezzo da saldi 1’550 tonnellate d’oro, investendo per contro in un pacchetto di divise estere a rischio di crollo (euro e dollari) per un valore di 400 miliardi di franchi, ci sembra un tantino azzardato.

Le richieste dell’iniziativa sono tre:

1. Che qualsiasi ulteriore vendita di riserve auree cessi. L’oro è l’unico bene sicuro nel tempo. Come ha giustamente ripetuto, purtroppo invano, Luzi Stamm di fronte al comitato centrale, “l’oro varrà sempre oro, mentre la cartamoneta non si sa”. La BNS ha già svenduto 1’550 delle 2’590 tonnellate che avevamo in riserva ancora nel 1995. Se non l’avesse fatto, la Svizzera sarebbe oggi più ricca di ca. 65 miliardi di franchi. Dobbiamo porre fine allo sperpero. Ciò non impedirà la rimessa in vendita di oro qualora fossimo obbligati dalla situazione economica, ma ciò potrà essere fatto solo con l’approvazione del popolo cui appartengono le riserve auree.

2. Che tutte le riserve auree elvetiche abbiano a essere depositate in Svizzera. A seguito di questa richiesta, la BNS ha finalmente fatto sapere che il 70% di esse è già in Svizzera, mentre il 20% è depositato in Inghilterra e il 10% in Canada. È già un miglioramento, perché della Gran Bretagna e del Canada sembra ci si possa fidare un po’ di più che degli USA. È legittimo pensare che l’oro sconsideratamente svenduto finora fosse quello depositato negli Stati uniti, ossia quello più a rischio di non poter mai più essere rimpatriato (l’esempio della Germania, cui il rientro delle riserve è stato rifiutato, insegna).

3. Che la BNS abbia a mantenere almeno il 20% degli investimenti a bilancio in oro. Ciò obbligherebbe sì la Svizzera a riacquistare parte dell’oro svenduto, facendone verosimilmente lievitare il prezzo a causa della speculazione, ma questo obbligo sarebbe almeno parzialmente compensato dal fatto che anche il valore di mercato delle nostre restanti 1’040 tonnellate d’oro aumenterebbe.

E non è vero che questo obbligo legherebbe mani e piedi alla BNS che perderebbe la sua autonomia nella gestione della politica monetaria. La BNS potrebbe continuare a stampare cartamoneta e a investire in valuta estera ma, contemporaneamente, dovrebbe investirne una piccola parte (20%) anche nel ben più sicuro oro.

L’iniziativa è molto popolare e ha buone chance di riuscita. Può darsi che abbia delle zone d’ombra difficilmente chiarificabili in anticipo, ma non sostenerla sarebbe, a nostro avviso, politicamente un passo falso.

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