Iniziativa popolare “Il diritto svizzero prevale sul diritto straniero” – Intervento di Lukas Reimann

Ago 13 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 1046 Views • Commenti disabilitati su Iniziativa popolare “Il diritto svizzero prevale sul diritto straniero” – Intervento di Lukas Reimann

Lukas Reimann Consigliere nazionale UDC/SG

Lukas Reimann
Consigliere nazionale UDC/SG

CEDU: ordini sempre più assurdi ed esigenti

Potete – ancora – decidere liberamente in occasione di ogni votazione. Siete a favore o contro l’iniziativa per il divieto dei minareti? Sostenete l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali? Siete pro o contro l’internamento a vita dei criminali sessuali e violenti non guaribili? Avete il diritto di esserlo e avete pure il diritto di provocare una votazione mediante un’iniziativa o un referendum. Ogni votazione è preceduta da un confronto degli argomenti. Ma in nessun caso sarete contro la democrazia diretta, ossia contro il diritto di poter decidere voi stessi su queste questioni. Ma questo diritto è oggi messo in grave pericolo.   

 

La democrazia diretta agisce come un freno: nessuna politica contro la volontà dei cittadini

 

Tutto il potere in questo Stato è detenuto da noi cittadine e cittadini. Grazie al diritto di provocare delle votazioni popolari, possiamo esprimere in modo differenziato la nostra volontà. Ogni scrutinio popolare è preceduto da una discussione ampia e spesso vivace, ma sempre illuminante. Le votazioni popolari rivelano le eventuali divergenze d’opinione fra i deputati politici e gli elettori. Le cittadine e i cittadini fanno spesso un’altra scelta rispetto a quella fatta dal Parlamento prima di loro. Interrogare i cittadini significa impedire che si distolgano dalla politica.

 

La CEDU manca totalmente di buonsenso

 

Da qualche anno, i giudizi della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) superano i limiti del buonsenso umano. I giudici di Strasburgo attaccano la sovranità della Svizzera, mentre che al momento della firma della Convenzione europea dei diritti dell’uomo era fuori questione che questo tribunale s’occupi di settori legali così vasti. Le critiche contro le sentenze della CEDU si fanno d’altronde vieppiù virulente – da Angela Merkel a David Cameron. Molti decreti di questa corte sono totalmente al di fuori della realtà. Permettetemi di menzionarne qualche esempio:

 

 Sentenza Espana: un richiedente l’asilo criminale può restare in Svizzera affinché possa vedere la figlia di 15 anni.

 

 Sentenza Udeh, cf.: http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-118576#{“itemid”:[“001-118576”]}

 

 Succede spesso che la CEDU definisca una norma generale partendo da un caso specifico; la Svizzera si sente così forzata a modificare la sua legislazione (per es. concernente i nomi di famiglia; sentenze Burghartz, Seiler p. 309[RJB marzo 2014]).

 

 La CEDU ha la tendenza a interpretare molto liberamente i fatti e a tener conto di situazioni nuove e in contraddizione con l’art. 35 cpv 1 CEDU, anche di situazioni risultanti da decisioni prese in ultima istanza dalla giustizia di uno Stato (cf. sentenza Udeh; cf. anche sentenza Hasanbasic http://www.humanrights.ch/de/menschenrechte-schweiz/egmr/ch-faelle/hasanbasic-2013; critica esplicita a questo riguardo nella sentenza 2C_365/2013 E.2.4).

 

 Le CEDU non si attiene al principio della motivazione del ricorso. Essa interviene a volte su oggetti che non sono stati evocati nella procedura nazionale e che non sono stati giudicati. Per evitare delle condanne prevedibili, il Tribunale federale applica allora la Convenzione europea senza motivazione circostanziata, contrariamente all’art. 106 cpv. 2 LTF; Seiler p. 323/324 [RJB marzo 2014].

 

 Non esiste più un termine di prescrizione assoluto. (http://www.nzz.ch/wirtschaft/newsticker/chopferanwalt-asbest-urteil-des-egmr-richtungsweisend—vor-klagewelle-1.18261425); http://www.rwi.uzh.ch/lehreforschung/alphabetisch/meier/seminare/Asbesturteil.pdf)

 

Minamento alla base dei diritti democratici

 

Abbiamo a che fare con un’interpretazione totalmente nuova dei diritti democratici. L’articolo 5 capoverso 4 della Costituzione federale invita la Confederazione e i cantoni a “rispettare” il diritto internazionale e, secondo l’articolo 139, una revisione parziale della Costituzione federale deve rispondere al principio dell’unità di materia e non violare le disposizioni cogenti del diritto internazionale; né più né meno. Accertato il fatto che solo il diritto internazionale veramente cogente può ostacolare una revisione costituzionale, il diritto internazionale non potrebbe impedire una legislazione democraticamente legittimata. Fintanto che un’iniziativa popolare non viola il diritto internazionale cogente, non c’è alcuna ragione per invalidarla o per dare priorità agli eccessi giurisprudenziali di una corte internazionale rispetto al diritto nazionale. La Svizzera continuerà quindi a rispettare il diritto internazionale cogente – dunque, per esempio, il divieto di genocidio, d’una guerra d’aggressione, della tortura, della schiavitù e del lavoro forzato. Dei problemi cominciano tuttavia a porsi, quando degli autoproclamatisi esperti, dei funzionari, dei giudici, eccetera presentano i loro pareri personali come “diritto internazionale cogente”. Si può mettere in questa categoria di persone una consigliera federale che mette in guardia contro il “potere della maggioranza” o una consigliera agli Stati che osa parlare di “totalitarismo senza limiti della maggioranza”, delle dichiarazioni che la dicono lunga sullo stato d’animo delle loro autrici.

 

Il rifiuto del dibattito democratico

 

Non è tollerabile che si qualifichino contrarie al diritto internazionale delle iniziative semplicemente perché non piacciono a certuni. Questo atteggiamento, consistente nel credere che la propria opinione sia l’unica accettabile in diritto, è arrogante e pretenzioso. Quando un’iniziativa popolare raccoglie più di 100’000 firme valide, essa costituisce un segnale chiaro dato dal popolo alla politica. La domanda di fondo è sempre la stessa: chi decide che cosa è il diritto? Chi decide ciò che il costituente democratico ha il diritto di fare e cosa no? Esiste un organo più competente del popolo? Naturalmente anch’io avrei preferito che certe votazioni popolari dessero altri risultati. È lo stesso per i giudizi dei tribunali e, a maggior ragione, per le osservazioni delle commissioni d’esperti. In ogni Stato qualcuno deve avere l’ultima parola e decidere ciò che deve succedere. La capacità di giudizio del popolo merita incontestabilmente di più la nostra fiducia di una “espertocrazia internazionale funzionarizzata”, i cui membri sono tutti pappa e ciccia! Anche i professori e i giudici non sono infallibili. Più la cerchia di chi decide è vasta, e tanto più la sua scelta sarà fondata.

 

Per una politica responsabile

 

Le scelte che determinano la vita delle generazioni future, devono essere fatte oggi. Le rendite, l’economia, l’ambiente, la salute, la tecnologia, la migrazione, la sicurezza e la politica estera impegneranno anche i nostri figlie e nipoti. Delle decisioni di grande portata e dagli effetti spesso irreversibili devono poggiare su una vasta base. Nessun governo e nessun parlamento possono assumerne da soli la responsabilità. Bisogna che il sovrano, quindi le cittadine e i cittadini, decida in ultima istanza.  

 

No a un falso simulacro di democrazia

 

Tutte le decisioni politiche toccano gli uomini e le donne. Va quindi da sé che le persone interessate abbiano la possibilità di partecipare al dibattito per trovare delle soluzioni. Grazie alle votazioni popolari, le cittadine e i cittadini si sentono presi sul serio e partecipano alla politica. Questa procedura rafforza la loro capacità di cercare delle soluzioni e la loro comprensione della politica. Una decisione del popolo è meglio accettata che non una decisione di un governo o di un parlamento o, a maggior ragione, di un tribunale. Quando il popolo ha solo il diritto di partecipare a discussioni su temi secondari e quando è invece tenuto in disparte sui soggetti importanti perché giudicato immaturo, la democrazia non è più altro che un falso simulacro. Ecco perché dobbiamo combattere con tutte le nostre forze contro i tentativi di minare la nostra democrazia diretta. Ed ecco perché abbiamo bisogno di un’iniziativa popolare che garantisca l’applicazione delle decisioni del popolo svizzero.

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