Iniziativa per la civica: datevi una mossa!

Set 11 • Dal Cantone, Prima Pagina • 672 Visite • Commenti disabilitati su Iniziativa per la civica: datevi una mossa!

(enm) Nelle nostre scuole s’insegnano le materie più disparate, tutte con un loro grado d’importanza. Esiste però una lacuna. Una materia essenziale per dei futuri cittadini che la nostra democrazia diretta chiamerà a co-partecipare a decisioni determinanti per il nostro paese: la civica.

Non si può difendere il principio – che la Svizzera è l’unica al mondo ad adottare, invidiata per questo da tutti i popoli che la circondano – della democrazia diretta, se non si pretende nel contempo che il cittadino elettore e votante sia cognito del funzionamento della stessa e delle responsabilità che comporta.

Una volta era insegnata regolarmente ma, chissà perché, a un certo punto è stata tolta dai programmi scolastici. A seguito di mugugni popolari e pressioni provenienti da famiglie e studenti – culminati poi in un’iniziativa popolare dei Giovani PLR ticinesi del marzo 2000, poi ritirata a seguito dell’accettazione del Consiglio di Stato d’inserire nella legge l’articolo che segue – il 5 novembre 2001 viene introdotto nella Legge sulla scuola l’articolo 23a. con il quale si dà una base legale solida all’insegnamento della civica e dell’educazione alla cittadinanza. L’articolo recita che «nelle scuole medie, medie superiori e professionali devono essere assicurati l’insegnamento della civica e l’educazione alla cittadinanza». Inoltre esso sostiene che «i programmi, le modalità d’insegnamento e le relative valutazioni sono stabiliti da regolamenti che disciplinano i singoli ordini di scuola». E qui casca l’asino. Infatti, i regolamenti che disciplinano le modalità d’insegnamento sembrano rendere molto meno solida la base legale di cui sopra. C’è chi l’insegna e chi no, chi la rende parte dell’insegnamento della storia, in dosi che a volte rasentano l’omeopatia, ma un vero e proprio insegnamento sistematico della civica sembra non esistere al lato pratico.

Nel febbraio del 2012, la SUPSI effettua uno studio denominato “Cittadini a scuola per esserlo nella società” che conferma quella che fino a lì era un’impressione.

In una nota introduttiva, Franco Celio – docente e deputato in Gran Consiglio di lungo corso – così conferma la serietà dello studio: “Sinceramente dirò subito che la lettura delle informazioni qui raccolte e analizzate suscita in me due reazioni contrastanti. La prima è di ammirazione per l’ampiezza della ricerca svolta e per il successivo, certosino lavoro di esame, di elaborazione e di catalogazione dei dati cui gli autori Donati, Marcionetti e Origoni si sono dedicati. La seconda reazione è invece di netta delusione per i risultati, invero alquanto mediocri che, a dieci anni dalla loro introduzione ufficiale, l’insegnamento della civica e l’educazione alla cittadinanza fanno registrare, e che la presente pubblicazione mette in luce con impietosa quanto necessaria chiarezza.”

Anche da parte di un “collaudato” addetto ai lavori quindi, la conferma di un dato di fatto: la civica non è insegnata o, se lo è, con delle modalità decisamente insufficienti e inefficaci.

Alberto Siccardi – da sempre “innamorato” della democrazia diretta in vigore in Svizzera – prende lo spunto da questo studio e forma un comitato con il quale lancia l’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”. L’iniziativa è costituzionale (quindi occorrono 10’000 firme) e nella forma generica. Ecco il testo ufficiale:

I sottoscritti cittadini aventi diritto di voto chiedono che l’articolo 23 a del capitolo 6° della Legge sulla scuola datata 1° febbraio 1990 venga modificato in modo che nelle Scuole Medie, Medie Superiori e Professionali venga introdotta una nuova materia d’insegnamento denominata “Educazione civica, alla Cittadinanza e alla Democrazia Diretta”, che abbia un proprio testo e un proprio voto separati; tale materia dovrà essere obbligatoria e dovrà essere insegnata per almeno due ore al mese; onde evitare un aumento delle ore totali d’insegnamento, e relativi costi, si propone di ricavare il tempo necessario dalle ore di storia.

 

 

 

 

 

 


 

Il successo dell’iniziativa è grande e immediato. Nel giro di dieci giorni viene raccolta la quantità necessaria di firme. Alla fine, saranno 10’153 le firme valide consegnate alla Cancelleria cantonale.

La pubblicazione della riuscita dell’iniziativa nel Foglio ufficiale avviene il 21 giugno 2013. Questa data è importante, perché da essa partono i termini per l’iter governativo e parlamentare che oggi, 11 settembre 2015, risultano ampiamente disattesi nonostante i ripetuti solleciti espressi per lettera e nel corso di colloqui con il CdS e con la Commissione scolastica.

L’ostilità nei confronti dell’iniziativa è palese sia da parte del consigliere di Stato responsabile, sia di parte della categoria insegnante. Entrambi danno l’impressione che l’iniziativa costituisca una sorta di “lesa maestà” nei loro confronti.

Il 25 marzo 2015 – quindi un anno e nove mesi dopo la pubblicazione nel Foglio ufficiale – il Consiglio di Stato ha finalmente espresso il suo parere negativo indirizzato alla Commissione scolastica, affermando che, secondo lui, l’iniziativa sarebbe irricevibile e raccomandando alla Commissione di ordinare una perizia esterna.

Elezioni cantonali, pausa estiva, la ricevibilità è approdata ora sul tavolo della Commissione scolastica che, al di là del discorso sui contenuti, sembrerebbe orientata ad approvarla (la ricevibilità).

Tutti questi ostacoli capziosi hanno stimolato Alberto Siccardi a ordinare una perizia giuridica all’avvocato Pietro Crespi di Bellinzona, il quale ha contestato punto per punto le asserzioni del Consiglio di Stato in merito alla presunta irricevibilità dell’iniziativa. Al termine di un’analisi dettagliata di una ventina di pagine, l’avvocato Crespi conclude:

“Stante quanto precede reputo che vi siano validi motivi per ritenere che le censure di irricevibilità sollevate dal Consiglio di Stato nella presa di posizione del 25 marzo 2015 nei confronti dell’iniziativa “Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri) siano prive di fondamento.”

La perizia è stata presentata alla stampa lo scorso 3 settembre e inviata in copia ai membri della Commissione scolastica, nel cui campo è ora la palla.

È comunque disdicevole che il governo – nella fattispecie il DECS – si permetta di ritardare l’iter di un’iniziativa popolare, gradita o non gradita che sia, appellandosi a pretesti quali i termini che per l’iter procedurale non sarebbero perentori ma termini d’ordine (non si capisce bene cosa significhi, se non che i secondi si potrebbero disattendere). A noi sembra che l’articolo 89, cpv 2 della Costituzione cantonale Nel caso di revisione parziale, il Gran Consiglio deve concludere le deliberazioni entro 18 mesi dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale del risultato della domanda d’iniziativa popolare o dalla presentazione del messaggio relativo del Consiglio di Stato” sia decisamente perentorio. Oppure no? Qui sono passati 21 mesi e la Commissione (non ancora il Gran Consiglio) ha iniziato ora a esaminarne la ricevibilità.

 

(foto: ticinolive.ch)

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