Iniziativa parlamentare sul referendum finanziario (25.02.2015): intervento in aula del relatore di minoranza

Apr 21 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 385 Visite • Commenti disabilitati su Iniziativa parlamentare sul referendum finanziario (25.02.2015): intervento in aula del relatore di minoranza

Eros N. Mellini

Negli ultimi anni si stanno moltiplicando i referendum, a livello federale, ma anche cantonale. Anche quando non si arriva al referendum dopo ogni nostra deliberazione si rivela una spaccatura fra la politica e la popolazione, specialmente oggi che la congiuntura ha reso tutti sì più poveri, ma non al punto da dover rinunciare ai moderni mezzi di comunicazione, grazie ai quali le nostre decisioni sono oggetto di immediato dibattito nei social networks. L’ultimo clamoroso esempio l’abbiamo avuto con il credito per Expo 2015, bocciato dal 54.5% della popolazione. Non c’è ancora la riprova delle urne, ma la raccolta di oltre 13 mila firme fa ragionevolmente pensare che anche la votazione contro l’aumento delle imposte di circolazione avrà un analogo risultato.  Ogni tanto il responsabile è un fronte, ogni tanto è un altro, ma ciò sembra non interessare ai semplici cittadini: «la politica è una fogna», «i politici sono tutti uguali», ossia ladri, disonesti o quantomeno in politica soltanto per fare i propri interessi. «Consiglio di Stato di “emme”», «Gran Consiglio di “emme”», indipendentemente dal fatto che a militarvi ci siano anche membri del proprio partito. E soprattutto, «chissà cosa c’è dietro, se i nostri governanti hanno paura di far votare il popolo?». È vero che è pur sempre quest’ultimo ad averci eletti, ma è anche altrettanto vero che – specialmente in periodi di magra finanziaria e di crescente disoccupazione – certe decisioni, prese benché consapevoli che il popolo è di chiaro parere contrario, ma ostinandosi nella speranza che il sovrano ingoi il rospo senza ricorrere alla raccolta delle firme, sono a dir poco provocatorie. Il popolo ci ha sì eletti, ma non ci ha firmato un assegno in bianco: si attende, ovviamente, che facciamo buon uso delle nostre competenze finanziarie, ma è ben lungi dall’avere cieca fiducia in noi, come ho avuto modo di spiegare all’inizio del mio intervento. E allora perché non coinvolgere il popolo direttamente, almeno in quelle decisioni che comportano un forte esborso per le casse cantonali e verso le quali il consenso del sovrano appare perlomeno incerto? A mio avviso, in questi casi una votazione popolare non è soltanto ragionevole, bensì doverosa. Intendiamoci, siamo tutti consapevoli del fatto che il popolo non deve essere chiamato alle urne per ogni inezia, e quindi concordo sul fatto che la soglia per un referendum finanziario obbligatorio debba essere fissata piuttosto in alto. L’iniziativa è generica, quindi questi criteri potranno essere fissati in fase d’attuazione, ma l’idea di ancorare nella Costituzione cantonale il principio del referendum obbligatorio è tutt’altro che peregrina. Trattandosi poi di una modifica costituzionale e necessitando quindi comunque dell’approvazione popolare, sono convinto che la maggior parte delle cittadine e dei cittadini accoglierebbe questo strumento di parziale controllo sulla spesa pubblica. Vogliamo proprio confermare i sospetti che dietro ogni spesa ci sia qualcosa da nascondere e che anche oggi non vogliamo far votare il popolo, nella speranza che a nessuno venga in mente di raccogliere le firme per trasformare questa iniziativa parlamentare in un’iniziativa popolare? Pur non disponendo ovviamente di una sfera dì cristallo, io sono sicuro del favore popolare a questa iniziativa. Vi invito pertanto, colleghe e colleghi, a sostenerla votando il mio rapporto di minoranza. Vorrei replicare ad alcuni interventi. Il collega Badaracco per conto mio si è arrampicato sui vetri. Ripeto che i cittadini ci hanno dato fiducia, ma non carta bianca. Ciò significa darci la patente di politici impotenti? Sempre più spesso nostre decisioni fanno mugugnare il popolo e l’impressione è che la spaccatura tra politici e cittadini si allarghi. Non è vero, nel modo più assoluto, che introducendo il referendum finanziario obbligatorio si terranno una miriade di votazioni: è sufficiente porre la soglia a un livello abbastanza alto. Rifiutando quest’iniziativa a mio avviso non solo non evitiamo di ricevere la patente di impotenti, ma sicuramente otteniamo quella di arroganti. Per quanto riguarda il cambiamento di idea di coloro che hanno firmato il rapporto di minoranza, devo ammettere la mia colpa: ho presentato il mio rapporto in zona Cesarini, quando il rapporto del collega Quadranti addirittura era già passato in Commissione per la firma. Ma in questo caso è più encomiabile cambiare idea dopo aver letto anche il secondo rapporto oppure rimanere su una posizione di chiusura a causa di una testardaggine che personalmente ritengo un po’ ottusa? A Kandemir Bordoli dico che il referendum finanziario non sostituisce il freno ai disavanzi (la cui efficacia peraltro è tutt’altro che dimostrata), bensì è un ulteriore strumento che va nella stessa direzione, quella cioè di una politica del risparmio. Delcò Petralli ha sostenuto che ci sono troppi progetti inutili. Io ricordo che il popolo, a torto o a ragione, ha ritenuto inutile anche il credito per Expo 2015, a cui questo Parlamento aveva dato il suo appoggio. Ma per smentire il parere del Gran Consiglio, il che era peraltro abbastanza scontato, è stato necessario raccogliere le firme. Il referendum finanziario obbligatorio lo avrebbe evitato.

Concludo con un’osservazione all’intervento della Consigliera di Stato. È giusto ricorrere al popolo oppure no? Come ho detto prima, siamo i primi a riconoscere che occorre una soglia abbastanza alta, proprio per evitare di ricorrere al popolo troppo spesso. Però lo strumento del referendum finanziario a mio avviso semmai evita di banalizzare la funzione del Parlamento. Sarà poi la legge di applicazione a decidere la soglia e i termini secondo cui dovrà essere applicato.

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