Iniziativa per l’autodeterminazione: uno scandalo!

Mar 10 • L'opinione, Prima Pagina • 315 Views • Commenti disabilitati su Iniziativa per l’autodeterminazione: uno scandalo!

Rolando Burkhard

A essere scandalosa non è assolutamente l’iniziativa. Il vero scandalo è invece semplicemente il fatto che essa sia necessaria. Perché è un unicum al mondo che in Svizzera si debba tentare, mediante una nuova votazione, di ottenere che nel proprio paese valga ancora qualcosa il diritto costituzionale deciso dal sovrano (popolo e cantoni) – impedendo così che ogni nuova fantasia inventata dal diritto internazionale vi venga anteposta.

Non venite adesso a dirmi che il diritto internazionale cogente deve essere rispettato. Perché, in primo luogo, lo stesso è esplicitamente escluso dall’iniziativa per l’autodeterminazione e, secondo, perché questa limitazione non sarebbe nemmeno necessaria. Perché i princìpi del diritto internazionale cogente (come il divieto della tortura, dei genocidi, eccetera) sono già tutti ancorati nella nostra Costituzione. E, al contrario di quanto succede in molti altri Stati, da noi sono anche ottemperati.

L’iniziativa si chiama “Diritto svizzero, anziché giudici stranieri”. Francamente, temo i nostri propri giudici (in primis quelli del Tribunale federale) molto più di quelli stranieri. Com’è possibile, infatti, che con una decisione – non di rado presa con un risicato 3 a 2 – della nostra “corte suprema” di Losanna (dunque a discrezione di UN SOLO giudice di parte), così semplicemente con una sentenza giudiziaria, si faccia carta straccia di una decisione popolare e, di conseguenza, di una norma costituzionale?

Onore all’autonomia dei giudici: ma è possibile che l’opinione personale di un tribunale, o spesso anche di un singolo giudice, prevalga su una decisione popolare? Si sono quasi creati dei rapporti dittatoriali nei cui confronti, quelli dei cantoni primitivi medievali con i balivi asburgici fanno ridere. Ma contro la dominazione asburgica, gli antichi confederati seppero a suo tempo agire coraggiosamente, e da questo nacque la Svizzera libera.

Sono particolarmente da sottolineare i parallelismi fra il passato e il presente. Allora come oggi, purtroppo, era ed è spesso il personale di terra indigeno istruito dall’estero ad anteporre, per proprio vantaggio, gli interessi delle “potenze superiori” a quelli della popolazione indigena. Quando i nostri giudici federali (e in seguito, con cieca obbedienza, anche la maggioranza di Consiglio federale e Parlamento), nonostante delle inequivocabili decisioni popolari e chiare norme costituzionali, pongono il diritto stabilito da potenze e tribunali stranieri al di sopra del nostro, ciò significa rinunciare alla nostra indipendenza e al nostro diritto all’autodeterminazione. Il peggio è che ciò non è dovuto al caso. Con la cieca e servile ripresa e applicazione di tutto il diritto straniero considerato superiore – quale “soluzione inevitabile” – ci si vuole spingere presto o tardi nell’Unione europea. Su questa tattica, permettetemi una citazione: “C’è del metodo in questa follia” (William Shakespeare, 1564-1616, Amleto).

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