Industriali e banchieri alla corte di Macron

Feb 7 • L'opinione, Prima Pagina • 400 Views • Commenti disabilitati su Industriali e banchieri alla corte di Macron

Dr. Francesco Mendolia

Emmanuel Macron ha una sensibilità particolare per la simbologia, e non esita a utilizzare l’enorme patrimonio storico che la Francia gli ha messo a disposizione per sedurre gli imprenditori, così come ha sedotto una parte del suo elettorato. Versailles diventa così il luogo adatto per ricordare che stiamo vivendo un “momento francese”: dopo aver ospitato il summit bilaterale con Vladimir Putin la scorsa estate, la reggia voluta da Luigi XIV è il contesto perfetto per ospitare oggi il “summit dell’attrattività”. Macron accoglierà grandi industriali, banchieri e dirigenti di aziende digitali per spiegare le riforme che sta portando avanti prima che questi raggiungano Davos, in Svizzera, dove entreranno nel vivo i lavori del Forum economico più importante al mondo.

Per il presidente francese, interprete finora di una concezione del potere molto verticale, sarà l’occasione di mettere in mostra la sua squadra. Il “mini Davos”, come lo ha definito il Financial Times, non è stato pensato soltanto come un evento pubblicitario per vendere meglio il paese, ma anche come un momento per discutere di progetti concreti. Omissis.

La riunione è studiata anche per introdurre il discorso che il presidente terrà a Davos mercoledì. Emmanuel Macron, alla sua prima rassegna globale in materia economica, parlerà delle sfide della globalizzazione e del ruolo dell’Europa e della Francia, coerente con il doppio ruolo di presidente francese e portavoce ufficioso dell’Unione europea che sta interpretando in questi primi mesi di mandato.

(il foglio 22/01/18 F.Maselli).

Guerra delle monete, euro contro dollaro. Draghi e gli inquietanti “segnali” dagli Usa: perché l’Europa rischia grosso

È già stata definita “la guerra delle monete” e non promette nulla di buono. Per l’Unione europea, ovviamente. A lanciare l’allarme è stato il presidente della BCE Mario Draghi, che ha reagito a muso duro all’euforia del segretario del Tesoro americano Steven Mnuchin. Il braccio destro economico del presidente Donald Trump gongolava per la debolezza del dollaro, con l’euro sempre più forte e ora oltre quota 1,25. Cambio estremamente favorevole alla bilancia commerciale USA, agevolata nelle esportazioni verso l’Europa. Al contrario l’UE, che vive di esportazione anche oltre l’Atlantico, ne risente sensibilmente. Trump qualche ora dopo ha parzialmente rettificato Mnuchin (“Il livello del dollaro dovrebbe essere basato sulla forza dell’economia americana. Il dollaro si rafforzerà e io voglio vedere un dollaro forte”, ha spiegato) ma non basta.

L’allarme, come sottolinea anche Repubblica, c’è ed è pericolosamente vicino al livello rosso. Omissis.

(Libero quotidiano 26/01/18)

750 miliardi di cibo nel cestino

Parliamo di circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti che vengono gettate prima di arrivare sulla nostra tavola. Eppure, basterebbe un quarto di quello stesso cibo per sfamare gli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame.

Ma lo spreco di cibo non è solo un problema sociale: non tutti sanno che il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della CO2. Tuttavia, riducendo lo spreco di cibo nei soli Stati Uniti del 20%, in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni di gas serra annuali di 18 milioni di tonnellate. Nella battaglia globale contro lo spreco alimentare, Francia, Germania e Spagna sono i Paesi che, con le loro politiche responsabili, rappresentano delle best practice. Indonesia, Libano ed Emirati Arabi sono quelli che, invece, devono compiere i passi più importanti.

Questa la fotografia scattata, in vista della Giornata Nazionale di Prevenzione allo Spreco Alimentare del 5 febbraio, dal Food Sustainability Index, indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare.

Omissis. “Se pensiamo che oggi in Europa circa il 42% di quello che compriamo finisce nella spazzatura perché andato a male o scaduto prima di essere consumato, è facile capire che serva un cambiamento culturale”, spiega Luca Virginio, vice presidente di BCFN. (N.d.r. Fondazione BCFN è una istituzione privata non-profit e apolitica che analizza i fattori economici, scientifici, sociali e ambientali connessi al cibo). Cambiamento culturale che passa anche attraverso gesti quotidiani alla portata di tutti, per questo la Fondazione BCFN fornisce alcuni consigli per ridurre gli sprechi domestici facendo una spesa a “spreco zero”.

Ecco il decalogo anti-spreco. Primo, fare una spesa ragionata: prima di comprare, controllare cosa serve davvero facendo la classica lista e tenendo presente che sprecare cibo vuol dire buttare via dei soldi. Secondo, occhio in cucina: facciamo attenzione alle quantità preparando solo ciò che si può consumare. Terzo, attenzione all’etichetta: guardare sempre quando scadono i cibi. Quarto, gestire bene il frigorifero mettendo i cibi a breve scadenza davanti e in freezer quelli che non si consumeranno a breve.

Quinto, ricette contro lo spreco:avanzi e scarti alimentari possono dare vita a nuovi piatti creativi e trasformarsi in ingredienti. Sesto: privilegiare l’acquisto dal produttore di prodotti freschi e di stagione. Settimo: Hai comprato troppo cibo? Condividilo con i vicini di casa o invita degli amici per mangiare insieme. Il ristorante, invece, è al centro dell’ottavo consiglio: a cena fuori, se avanza del cibo si può benissimo chiedere di portarlo via. Nono consiglio: “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato. Infine, fidarsi del naso: prima di buttare un alimento meglio annusare, guardare e, se l’aspetto è buono, assaggiare.

(ADNRONOS 31/01/2018)

BCE, cosa ha detto Mario Draghi

Draghi intravede poche possibilità che i tassi d’interesse vengano alzati quest’anno. La volatilità recente dei tassi di cambio (che non è un target BCE) richiede attenzione per le implicazioni che può avere sulla spinta dei prezzi. La prima riunione della Banca Centrale Europea del 2018 non ha riservato grandi sorprese. L’istituto di Francoforte non modificherà alcuna impostazione di politica monetaria.

Omissis. Draghi ha ribadito che la BCE non ha come obiettivo i tassi di cambio. La BCE guarda all’inflazione. Tuttavia i cross valutari (N.d.r. Con “cross valutari” si indicano quelle coppie valutarie che non contengono il Dollaro Americano. I cross maggiormente scambiati sono quelli che contengono al loro interno l’Euro (EUR), la Sterlina (GBP) e lo Yen (JPY); le valute principali delle majors escluso il Dollaro Statunitense) hanno impatti importanti su crescita e su stabilità del prezzi.

Draghi ha dichiarato che la BCE ritiene che alla base del rafforzamento dell’euro ci siano 3 aspetti: (1) il rafforzamanto dell’economia europea, (2) la sensibilità del mercato nel percepire i cambiamenti della comunicazione della BCE e (3) il linguaggio usato, che non riflette quanto detto a ottobre 2017 nella riunione del Fondo Monetario Internazionale (che dichiarò di non avere target sui cross valutari). Omissis

(Soldi on line di Mario Introzzi 25/01/2018)

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